di Wolfgang Bernelli (*)
Il 10 Febbraio è una data che deve far riflettere, soprattutto tra i più giovani perché in questo giorno si ricordano gli Italiani uccisi nelle foibe dai comunisti di Tito, oltre a far conoscere a tutti, quali e quanti massacri sono stati compiuti all'ombra della falce e martello. È ovvio che il 10 febbraio non giustifica ne potrà mai modificare il giudizio di condanna, morale, politico e storico delle persecuzioni razziali, ma un atto di giustizia dovuto, perché la mancanza di verità storica costituisce un oltraggio alla memoria delle vittime ed insieme alla nostra coscienza. Con questa storica data, si mette finalmente fine a quella che fu la propaganda comunista, l'indifferenza e la disinformazione che fece apparire all'opinione pubblica come “criminali” i 350.000 italiani costretti a fuggire dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia lasciando dietro di loro tutti gli affetti di una persona, ovvero la famiglia, gli amici, la propria casa, i beni, i ricordi, le tradizioni, le proprie radici culturali. In questo giorno di memoria e di unità ricorderemo con segno di “Giustizia” i migliaia di Italiani accusati di essere nemici del popolo e per questo massacrati senza pietà, vittime di una furia omicida alimentata da un nazionalismo esasperato. Costretti a optare tra rimanere Italiani e andarsene, oppure divenire jugoslavi pur di rimanere sulla propria terra, o la maggior parte di loro da non dimenticare, intraprese la via dell'esilio come una scelta di libertà ma in Patria venne accolta con l'ostilità e il fastidio che si prova per gli “indesiderati”.
(*) Consigliere comunale Pdl