Festival Spoleto, tiepida accoglienza per le Eastern Pictures dirette da Alvise Casellati in Piazza Duomo - Tuttoggi

Festival Spoleto, tiepida accoglienza per le Eastern Pictures dirette da Alvise Casellati in Piazza Duomo

Carlo Vantaggioli

Festival Spoleto, tiepida accoglienza per le Eastern Pictures dirette da Alvise Casellati in Piazza Duomo

Ven, 09/07/2021 - 09:44

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E' mancata la connessione tra pubblico e artisti, anche se il programma, pur nella sua oggettiva difficoltà, presentava degli spunti molto interessanti

Spiace dirlo ma il concerto Eastern Pictures, eseguito ieri sera 8 luglio, in Piazza Duomo per Spoleto64, con la direzione del M° Alvise Casellati e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, è stato accolto tiepidamente dal pubblico festivaliero.

E spiace ancor più notare la mancanza di connessione tra pubblico e artisti, perchè il programma, pur nella sua oggettiva difficoltà, presentava degli spunti estremamente interessanti di riflessione sul mondo della composizione e della creatività musicale dei primi del ‘900.

Abbiamo già avuto modo di segnalare in occasione dell’Oedipus di Igor Stravinskij, come una certa parte degli artisti ricompresi tra fine ‘800 ed i primi del ‘900 abbiano subito, creativamente parlando, il grande fascino delle filosofie orientali. E tra queste in particolar modo l’Induismo con tutte le sue derivazioni di carattere spirituale e metodologico.

Gli autori

E’ il caso infatti di uno degli autori rappresentati ieri sera in Piazza Duomo, Gustav Holst che si imbatté nei testi della tradizione Hindu. Fra il 1899 e il 1906 scrisse un’opera in tre atti, Sita, ispirata a una storia del Ramayana e nel 1908 un’opera da camera tratta dal Mahabharata. Nello stesso anno avviò il suo lavoro sul testo più antico di quella cultura, composto tra il 1.500 e il 1.000 a.C., la Rig Veda, parole che indicano “lode” e “conoscenza”.

Per poter arrivare a un testo chiaro, comprensibile, capace di trasportare l’ascoltatore occidentale nel mondo spirituale aperto da un’altra cultura, Holst decise di iscriversi all’University College di Londra per studiare il sanscrito e provvedere, così, a una propria traduzione. Il lavoro sul Rig Veda (in programma a Spoleto64), che gli fornì materia per quattro gruppi di Inni corali, durò fino al 1916. Nello stesso periodo compose anche Two Eastern Pictures (1910) e The Cloud Messenger (1913), entrambi su sue traduzioni del poeta Kālidāsa (IV-V sec. d. C.).

Diverso, ma sempre legato ad un filo conduttore comune, è l’approccio di Giya Kancheli che dal canto suo, ha seguito una linea di riflessione spirituale capace di saldare in un unico punto la tradizione religiosa della sua terra e la più attuale sensibilità ecologica.

Scomparso a 84 anni nel 2019, il georgiano Giya Kancheli è il più rappresentativo degli autori costretti dal sistema sovietico a una marginalità vicina all’oblio, non fosse stato per la sua attività come compositore di colonne sonore per il cinema. Dopo la fine di quel regime ha riconquistato il centro della scena internazionale rivelandosi come una delle figure più autentiche e originali del panorama contemporaneo. La sua musica è rarefatta, spesso basata su lunghi suoni tenuti, su effetti di vuoto e di lontananza che le conferiscono un’aura speciale. In Amao omi (in programma per Spoleto64) tipicamente, il testo è ridotto a singole parole che acquistano insieme valore fonetico ed evocativo. Amao omi significa in georgiano “guerra insensata” e l’obiettivo di Kancheli è la conciliazione, la pace, la volontà di ritrovare un senso superando il disorientamento

Il filo che lega le composizioni corali di Gustav Holst, di Leonard Bernstein e di Giya Kancheli sta proprio in una domanda di spiritualità che si collega a un’esigenza etica e politica.

E di Leonard Bernstein è noto l’impegno in tal senso soprattutto negli anni Sessanta, quando ebbe un autentico trasporto per la Presidenza Kennedy, al quale poco dopo il suo assassinio dedicò la Sinfonia Kaddish (1963). Bernstein coltivò una ferma opposizione alla guerra in Vietnam e assunse toni di una radicalità etica che all’inizio degli Settanta lo spinsero anche ad abbandonare la politica, ma non la ricerca di un orizzonte culturale che potesse definire gli ideali di pace e fratellanza.

Un orizzonte che spesso, come nel caso dei Chichester Psalms eseguiti ieri sera, ha un percorso legato alla sua formazione ebraica. Tant’è che il testo cantato è tutto in lingua ebraica e racchiude in se una serie di citazioni (tipo quella di West Side Story) che indirizza l’opera ad un contesto di schiettezza, melodia e passaggi ritmici dal tono chiaramente giovanile.

Il Concerto, il colombo birichino e vari agenti atmosferici!

Non è la prima volta che in Piazza Duomo, si verificano problemi di acustica dovuti, a nostro parere, ad una amplificazione (ormai necessaria) che non riesce a trasmettere un suono omogeneo alla piazza e soprattutto al pubblico della scalinata.

Nella serata di ieri, la scalinata è stata in qualche modo graziata perchè comunque la disponibilità per il pubblico era stata ridotta a sole 4-5 file oltre il limite della piazza stessa. Un allestimento esiguo che forse è da legare anche ad una scarsa accoglienza al botteghino.

La piazza invece era stata ridotta come allestimento sulle file laterali esterne, concentrando il pubblico al centro e totalizzando una presenza complessiva al disotto delle 500-600 persone, tra piazza e scalinata.

E nonostante ciò, nei primi 10 minuti di esecuzione ci sono state, a nostro parere, delle difficoltà a percepire un suono corretto, soprattutto nei primi passaggi del Coro dell’Accademia di Santa Cecilia con dei pianissimo davvero impercettibili.

Ma superata questa prima fase, a cui è seguita una migliore rimodulazione di suono a rendere inusuale l’esecuzione del programma diretto dal M°Alvise Casellati ci si sono messi altri elementi di varia produzione.

E citiamo in ordine: colombo bianco dalla natura maramalda e birichina che ha passeggiato in lungo e in largo, imperturbabile a qualunque variazione di suono, per tutto il concerto sul palcoscenico di piazza Duomo.

Ed è andata di lusso che il gattone Mao, il padrone della piazza come è noto, non si sia accorto di lui altrimenti ne sarebbe nata una disfida in nome del possesso primigenio, alla faccia del concerto per pace e spiritualità.

A seguire, folate di vento improvviso che hanno scardinato la quasi totalità dei leggii, incluso quello del direttore Casellati che crediamo abbia diretto almeno una mezzora di concerto a memoria, visto che lo spartito è volato in aria senza possibilità alcuna di un recupero.

E in conclusione, minacciosissima nuvola nera con accenno concreto di pioggia torrenziale che ha messo in allarme il pubblico che ha smesso di preoccuparsi del concerto ed ha iniziato a roteare la testa per capire la migliore via di fuga in caso di…

Scherza con i fanti ma lascia stare i santi…

Volendo essere più realisti del Re, la prima cosa che viene in mente in questo bailamme di avvenimenti, anche divertenti per la verità, è che sul concerto si sia abbattuta la famosa maledizione della Nuvola di Fantozzi.

Ma volendo essere più in tema con lo spirito della serata musicale, sembrerebbe invece che una serie di segnali o segni simbolici e dalla natura altamente spirituale, si siano abbattuti sull’esecuzione diretta dal M° Casellati. Per cui il colombo bianco maramaldo e spavaldo potrebbe essere la materializzazione di qualche grande artista passato per quella piazza, non contento di come si mettevano le cose.

E tanto per rinforzare il concetto, eccoti anche una mano invisibile che spariglia i leggii e tenta di confondere le idee al povero direttore di coro. E siccome va da se che piove sempre sul bagnato, nella oggettiva difficoltà esecutiva, ecco che ci si mette anche la minaccia incombente di pioggia, una manona nera che sovrasta la piazza.

Su tutto aleggiava, come la manina di odore che in Tom & Jerry afferra per il naso il topino e lo trascina verso il succulento formaggio, un importante odore di arrosto (non si sa da dove proveniente). Per la cronaca in occasione del concerto, in nome della contaminazione tra piacere uditivo e papilla gustativa, era stato stipulato un accordo che comprendeva biglietto di ingresso+ cena a prezzo convenzionato nei ristoranti del centro. Potere della costina!

Poi, uno che magari passa distrattamente dalle parti di Piazza Duomo nella serata dell’8 luglio, si domanda anche perchè non si sentivano applausi scroscianti e partecipazione degli spettatori come sempre è stato nei giorni scorsi.

I segni da non sottovalutare

A questo punto resta davvero difficile dire se l’esecuzione sia stata rimarchevole o meno. Sarebbe il caso che lo stesso concerto venga ripetuto una seconda volta in condizioni di maggiore tranquillità per avere un quadro corretto della situazione.

Per parte nostra possiamo sicuramente dire che la proposta musicale in programma è stata di grande interesse, ma che tutto il resto, incluso un certo spaesamento del M° Casellati, che a tratti ci è sembrato in una condizione di eccessiva timidezza, con il carisma a fasi alterne, ha prodotto una serata dal profilo esecutivo “tiepido”, appunto.

Ultima annotazione: in Piazza Duomo è mancato completamente il solito parterre di politica (locale e nazionale), consiglieri più o meno sviluppati o sviluppatori e grandi presenze di genere. Com’è che diceva la storiella della nave che affonda??

Tuttavia un pensierino sui segni spirituali accaduti …andrebbe fatto !

Foto: Tuttoggi (Carlo Vantaggioli)

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