di Ilaria Bosi (*)
La perizia del Tribunale su cui la Umbria Olii ha basato la maxi richiesta di risarcimento (oltre 35 milioni di euro) all'unico sopravissuto e ai familiari delle quattro vittime della strage non solo non è valida, ma non si dovrà neanche rifare. Il colpo di spugna su quanto fatto finora in sede civile è arrivato col pronunciamento del giudice Augusto Fornaci che ha sciolto la riserva presentata a luglio dal suo predecessore, che poi si è astenuto per «motivi di opportunità». Il nuovo giudice ha dichiarato chiuso il procedimento dell'accertamento tecnico preventivo (così si chiama la perizia in questione), bocciandone diversi aspetti procedurali e ravvisando la nullità e l'inutilizzabilità dei principali elementi con cui si è arrivati a individuare le responsabilità della strage nello stesso operato dei lavoratori morti. Insomma, quella perizia, se proprio doveva essere fatta, avrebbe dovuto svolgersi con ben altri criteri e soprattutto con l'autorizzazione del giudice ad alcune iniziative del consulente. Nelle otto pagine dell'ordinanza, Fornaci sottolinea infatti come in alcuni frangenti l'operato del tecnico incaricato sia stato svolto «in modo irrituale, al di fuori e oltre i limiti del mandato conferitogli». Nel mirino, soprattutto, c'è l'acquisizione della testimonianza di un ex collaboratore della Manili, la ditta narnese che eseguiva kla manutenzione, secondo cui il titolare (morto nello scoppio) era a conoscenza dei rischi cui andava incontro. Una testimonianza che, se chiamata dalla difesa di Del Papa, potrà essere ammessa nell'eventuale processo penale, ma che non rientrava certo tra le attività demandate al tecnico incaricato in sede civile. Nell'ordinanza si evidenzia anche come sia «estremamente arduo» individuare, ancor prima che si concluda il procedimento penale (fermo all'udienza preliminare), l'esistenza di una fondata pretesa risarcitoria da parte della Umbria Olii, se non altro perché il suo legale rappresentante risulta al momento come l'unico indagato per la strage: «Sembra appena il caso di sottolineare _rileva il giudice, replicando al fatto che la Umbria Olii ha indicato tra le finalità della perizia civile quella di supplire alle “inadeguate e carenti” indagini penali_ che altri e più specifici rimedi appresta il codice processuale penale a tutela del diritto di difesa dell'indagato». Insomma, del risarcimento si potrà semmai parlare soltanto quando verranno stabilite le effettive responsabilità della strage.
Intanto, a Campello, ci si prepara al secondo anniversario della strage, il 25 novembre: oltre alla carovana delle morti bianche, promossa da “Articolo 21”, sono in programma diverse iniziative di memoria e confronto. Il Comune, per l'occasione, scoprirà un monumento per non dimenticare, mentre Cgil, Cisl e Uil daranno vita a una manifestazione per riportare al centro di tutto, come ha sottolineato il segretario della Cisl Bruno Piernera «la dignità del lavoro e della persona e non la logica del profitto».
(*) per Il Messaggero