Crisi, De Augustinis convoca Pd per salvare la legislatura: le condizioni dei dem | Verso governo verde-rosa? - Tuttoggi

Crisi, De Augustinis convoca Pd per salvare la legislatura: le condizioni dei dem | Verso governo verde-rosa?

Carlo Ceraso

Crisi, De Augustinis convoca Pd per salvare la legislatura: le condizioni dei dem | Verso governo verde-rosa?

Ven, 29/01/2021 - 08:25

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Intanto il presidente Cretoni ha annunciato le date per per la discussione del Prg per la discussione della mozione di sfiducia

De Augustinis ora convoca il Pd per cercare di salvare la legislatura iniziata meno di tre anni fa. A 6 mesi dall’inizio di una crisi che ha logorato il centro destra e disintegrato l’immagine stessa della giunta, il primo cittadino, fermo nel non aprire un dialogo con le forze che lo sostenevano, punta diritto dall’altra parte della siepe convocando in municipio i dem per offrire loro un “patto di legislatura”.

E’ quanto trapela, sottovoce, a mezza bocca, in queste ore fuori e dentro il palazzo, anche se tutti i protagonisti della giornata preferiscono non rispondere al telefono, visto che l’incontro, specie a sinistra, potrebbe creare più di un imbarazzo nello spiegare alla base la posizione tenuta.

A guidare la rappresentanza del pd è stato il vice segretario e capogruppo Stefano Lisci, accompagnato dai consiglieri Carla Erbaioli, Camilla Laureti, Marco Trippetti e dal tesoriere Giorgio Dionisi.

Praticamente impossibile avere un qualsiasi commento. Lisci, incalzato sul tema, si limita a dire, in evidente difficoltà: “è vero, ci ha convocato e siamo andati, di più non dico” .

Cosa sia successo a palazzo è difficile da dire con certezza, anche se il confronto si sarebbe svolto in un clima disteso.

C’è chi sostiene che dopo un lungo preambolo sulla situazione cittadina, De Augustinis avrebbe lasciato intendere – il condizionale è d’obbligo – di essere disponibile a chiamare in giunta due assessori dem (con le deleghe a partecipate e ambiente?): voci appunto, senza alcuna conferma ufficiale.

Ma è anche difficile pensare che il sindaco non abbia offerto nulla in cambio di un sostegno che dovrebbe andare oltre gli stessi quattro voti del piddi (possibilmente coinvolgendo anche le capigruppo di se stesse, Luigina Renzi di Ora Spoleto e Maria Elena Bececco di Sp sempre più distante dalla collega Ilaria Frascarelli) comunque sufficienti a ricostruire una qualche maggioranza visti gli 8 fedelissimi del deaugustinis pensiero (più quello di De Augustinis).

Da parte propria il Pd avrebbe invece messo sul tavolo alcune condizioni prima di avviare qualsiasi trattativa: De Augustinis deve dimettersi e aprire la crisi di governo, azzerare la giunta, chiedere al presidente del consiglio Sandro Cretoni di fare un passo indietro e predisporre 4-5 temi chiave per la città su cui lavorare fino a fine legislatura.

Una “posta” troppo alta per il primo cittadino che non avrebbe preso bene le condizioni dettate dal piddì. Almeno per il momento.

Chissà che la notte non porti consiglio. Non solo al sindaco in carica, ma anche al suo predecessore, Massimo Brunini, sempre più presente nelle stanze del palazzo e che si propone come mediatore con il partito democratico.

Crisi, una alleanza morta prima di nascere?

Certo è che l’incontro di oggi si presta a più di un commento. Da una parte c’è il sindaco che, sotto le vesti di una lista civica, ha deciso di governare con le forze di centrodestra trainate dalla Lega e oggi, rimasto con 8 consiglieri sui 24 eletti (escluso appunto il primo cittadino), chiede soccorso al piddì per scongiurare la crisi.

Dall’altra i dem che non sembrano avere la stessa coerenza di forza antigovernativa, come hanno proclamato in più di due anni di comunicati stampa e dichiarazioni al vetriolo, e si presentano al tavolo ponendo delle condizioni che, se accettate, li porterebbero dritti dritti a governare con il centro-destra. Non solo quello tiepido alla Forza Italia, ma anche della più veemente Lega.

Perché, al di là della annunciata espulsione dei consiglieri leghisti (Cretoni, Fagotto Fiorentini, Militoni e Pompili) e dei due assessori (Flavoni e Zengoni), nessuno di loro ha ancora ricevuto l’ufficialità della sospensione dal partito di Salvini, nonostante la decisione e i relativi ricorsi risalgano a più di tre mesi fa.

Il segretario regionale, l’onorevole Virginio Caparvi, contattato da Tuttoggi, non ha voluto fornire risposta in merito. Di certo nessuno dei 6 si è dimesso, come conferma la presenza anche oggi pomeriggio alla capigruppo di David Militoni per la Lega.

Il Pd ha messo quindi in conto di poter sposare una giunta con la Lega?

E ancora. Può davvero aprire una trattativa – se le condizioni messe sul tavolo non sono invece un tentativo di far saltare il banco – quando forze della ‘maggioranza’ si esprimono ancora proprio contro il Pd di Spoleto?

E’ il caso, successo una decina di giorni fa, proprio del ‘capogruppo’ Militoni che su Facebook ha rilanciato una foto di piazza Garibaldi piena di supporters leghisti durante la campagna elettorale del 2018 commentando “vogliamo riconsegnare Spoleto alla sinistra?” (ripostata all’istante dall’assessora Zengoni).

Non bastasse, due giorni dopo, tanto per ribadire la propria ideologia, un’altra (datata) foto, questa volta dell’onorevole Polverini “rea” di aver appoggiato il governo Conte, aggiungendo “da braccio teso a pugno alzato…è un attimo che tradisce la tua storia e tutti noi che abbiamo creduto in te in anni di militanza sindacale! ”.

Il post di David Militoni

Possono quindi governare due posizioni così divergenti e antitetiche? Mah, misteri della politica italiana.

La crisi che non è parlamentare

C‘è poi un aspetto non affatto secondario ed è il rispetto del voto espresso dall’elettorato nelle ultime amministrative di Spoleto.

Perché, forse qualcuno lo ha dimenticato, mentre l’elettore alle politiche contribuisce ad eleggere il Parlamento all’interno del quale trovare possibili maggioranze e quindi il Governo del Paese; alle amministrative si sceglie il sindaco e con questo la coalizione che l’ha sostenuto e lo sostiene in consiglio comunale e il suo programma. L’operazione quindi di imbarcare il piddì (e per il piddì di farsi eventualmente imbarcare) è sì legittima, ma contraria alla ratio della norma elettorale.

Chiacchiere di poltrone smentite

Nel frattempo qualche filogovernativo fa rimbalzare ipotesi di incontri tra il sindaco e Fd’I (il partito che si è staccato dallo scorso autunno e che ha firmato la mozione di sfiducia con altri 3 colleghi della Lega e una consigliera di FI), di richieste di poltrone da parte di consiglieri delle liste civiche, eccetera. Una ridda di voci messe probabilmente ad arte per creare il caos e spostare così l’attenzione sulla crisi e le trattative in corso.

Ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna telefonata da parte del sindaco, né il gruppo consigliare, né il coordinatore di Fd’I Michele Leoni” dice a Tuttoggi il capogruppo Stefano Polinorinon mi stupisce che vengano messe in giro proprio in questo momento. Quello che avevamo da dire e fare lo abbiamo detto e fatto”.

Ricordiamo che il sindaco non ci ha mai chiamato, né per il covid, né per la Commissione sanità sulla cui creazione rimangono molte ombre” dicono Gianmarco Profili e Roberto Settimi (Alleanza civica) insieme alla collega Ilaria Frascarelli (Spoleto popolare) “sappiamo che c’è stato un incontro con una forza politica (il pd, n.d.r.) ma dubitiamo fortemente in una telefonata del sindaco. Anche qualora ciò avvenisse non siamo interessati al mercato delle vacche; lo ribadiamo perché risulta anche a noi che qualcuno sta fantasticando di qualche nostro interesse che, ribadiamo, non c’è mai stato e non ci sarà mai con questa amministrazione che non sa governare neanche l’ordinario. Chi sta facendo questo, in piena crisi politica, è un bugiardo che mente sapendo di mentire”.

Capigruppo, prima Prg poi mozione di sfiducia

Intanto il presidente Cretoni ha annunciato che la conferenza dei capigruppo di ierih ha deciso il 4 febbraio prossimo per la discussione del Prg (e della razionalizzazione delle partecipate, su cui l’opposizione, alias maggioranza, si è già espressa negativamente se rimarrà quella presentata a dicembre) e l’11 febbraio per la discussione della mozione di sfiducia. Quella che il pd vorrebbe votare ma non per andare a elezioni a giugno.

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