Il riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto sembra ancora lontano, soprattutto in una terra a forte vocazione religiosa e in zone dell'Umbria come Spoleto e la Valnerina. Se la discussione su Dico e Pacs è stata sospesa con la caduta del Governo Prodi, però, a tutelare i conviventi esistono i registri delle coppie di fatto. Che in Umbria sono legittimati dallo statuto approvato il 2 settembre 2004, dove la Regione riconosce “i diritti della famiglia e adotta ogni misura idonea a favorire l'adempimento dei compiti che la Costituzione le affida” e “tutela altresì forme di convivenza”.
Non sono molti in realtà i Comuni umbri che hanno istituito il registro delle coppie di fatto. Ma tra questi ci sono enti locali grandi e piccoli: da Perugia e Terni a Spello e Cannara passando per Foligno e Gubbio. E se a Spoleto non se ne parla, in questi ultimi giorni c'è stata però una grande apertura giudiziaria. Il Tribunale di Spoleto, infatti, ha riconosciuto ad una coppia convivente da dieci anni gli stessi diritti di una sposata, con la sentenza di primo grado confermata in appello dal collegio giudicante presieduto dal dottor Carmine Pinelli.
Ma veniamo ai fatti. Una giovane coppia va a vivere insieme, a Trevi, ospitata in un appartamento di proprietà della madre di lui, in uno stabile dove abita anche la stessa. Nasce una bambina e i due continuano a convivere senza sposarsi. Fin quando, dopo 10 anni, l'amore finisce e il figlio della padrona di casa se ne va a vivere da un'altra parte. L'ex compagna e sua figlia, invece, rimangono nella palazzina trevana. A questo punto però, la suocera non vuole più quella che per dieci anni seppur senza vincoli formali è stata sua nuora dentro casa. E nemmeno la nipotina. In cambio addirittura le offre un altro appartamento, più piccolo. Ma la giovane mamma non ne vuole sapere. E così la vicenda finisce al tribunale di Spoleto. Mamma e figlia sono difese dall'avvocato Antonio Francesconi, la proprietaria di casa da Giuseppe La Spina.
Il giudice civile, però, sancisce quello che la suocera mai si sarebbe aspettata: assegna infatti la casa alla ex nuora, sostenendo che la crisi della coppia non rappresenta “circostanza idonea a far venir meno l'originaria destinazione della casa”, intesa come luogo degli affetti, degli interessi e delle abitudini familiari. Per il giudice spoletino si integra il comodato d'uso, gratuito e a tempo indeterminato, che non può essere revocato una volta tramontato il progetto di coppia.
La donna, però, non si dà per vinta e ricorre in Appello. Ed il collegio giudicante, presieduto dal presidente del tribunale di Spoleto Pinelli, conferma la sentenza di primo grado. Alla suocera, che di convivere nello stesso edificio con ex compagna del figlio e nipote non ne vuole sapere, non resta altro che andarsene.
Ma oltre all'ex nuora, ad esultare per la sentenza sono anche i sostenitori delle coppie di fatto. “La sentenza del Tribunale di Spoleto con la quale è stato riconosciuto il diritto della convivente (ma soprattutto della figlia) – evidenzia il presidente del'associazione matrimonialisti italiani Gian Ettore Gassani – di continuare a usufruire dell'appartamento della madre dell'ex compagno, di fatto, spalanca le porte ai Dico e ai Pacs”. La decisione dei giudici spoletini, secondo Gassani, “rappresenta una rivoluzione giuridico-culturale. È arcinoto – prosegue – che nel nostro Paese i conviventi sono titolari di pochissimi diritti in caso di frattura del loro rapporto sentimentale. L'attribuzione relativa all'assegnazione della casa in cui vivere insieme con i figli in regime di convivenza è stata sempre questione spinosa. Di fatto i conviventi in Italia, quando finisce il rapporto, non hanno diritto nè ad assegno di mantenimento, nè all'attribuzione della casa. L'unica garanzia è per i figli naturali che hanno diritto a essere mantenuti soltanto al pari dei figli legittimi nati in regime di matrimonio”.
Per Gassani, inoltre, “la giurisprudenza italiana sta creando un orientamento che, di fatto, istituzionalizza i Dico e i Pacs. Si prevede – conclude – che in futuro altri Tribunali, sulla scorta del precedente di Spoleto, riconosceranno al convivente più debole e affidatario della prole diritti molto simili, introducendo, di fatto la grande rivoluzione giuridico-culturale della quasi equiparazione tra coppie coniugate e coppie di fatto”.