di Carlo Ceraso
Alla fine ci saranno volute più di 36 ore per contare le 140mila schede votate dagli umbri (2 ciascuno) per eleggere il segretario nazionale e quello regionale. Fino alle 21 di questa sera il dato non era ancora definitivo. Roba che neanche alle recenti elezioni in Afghanistan. Ma cosi è. Come pure che il candidato Lamberto Bottini, della mozione Bersani, pare proprio non esser riuscito a superare quel 50% + 1 che gli avrebbe evitato di andare al Congresso. Per un pelino così, poco più di 300 voti. Le ultime proiezioni lo danno infatti al 49,5%. Al 41.5% Alberto Stramaccioni della Franceschini, mentre Valerio Marinelli della Marino ottiene un significativo 9%, quasi doppiando i consensi già registrati fra gli iscritti.
Per i dati definitivi bisognerà attendere domani pomeriggio, anche se Bottini ha annunciato già per mezzogiorno una conferenza stampa. Il Pd umbro quindi, in leggera controtendenza rispetto al nazionale, non ha ancora scelto la propria via, presentandosi senza un vincitore, praticamente spaccato. E così arriverà al Congresso chiamato a sancire, laddove non è riuscito il popolo, chi guiderà la segreteria regionale. Dunque il piddì proseguirà nello sport preferito da tutti. Contarsi. Fin troppo evidente che ad avere più chance è Bottini che però dovrà passare, gioco forza, per un accordo. In ipotesi bastano e avanzano i delegati marinelliani. Semprechè che questi ultimi non si facciano attrarre dai richiami delle sirene di Bocci e Stramaccioni. Resta una terza ipotesi, forse la più concreta. Quella di un patto fra i due schieramenti che insieme rappresentano il 90% dell’elettorato delle Primarie. Tutti intorno ad un tavolo per una intesa che, oltre a tracciare il prosieguo del cammino del Pd, possa siglare sopratutto una pace duratura. La posta in gioco potrebbe ruotare intorno al terzo mandato della governatrice, scelta che i franceschiniani non sembrano però affatto disposti a digerire. Neanche se dall’altra parte dovesse arrivare la disponibilità a lasciare la maggioranza dei rappresentanti nell’esecutivo regionale. La caccia dunque è aperta. Più che ai voti per il prossimo Congresso, agli…agnelli da sacrificare.