Complesso residenziale ‘La Fornace’, Il “gigante dormiente” di Umbertide

Complesso residenziale ‘La Fornace’, Il “gigante dormiente” di Umbertide

Un’opera faraonica costruita e abbandonata a se stessa da oltre 2 anni / Situazione bloccata per un problema legato alla proprietà

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Il Carcere”, “l’Ecomostro”, “una ferita nel centro storico” e perfino “la parte più brutta della città”. Questi sono alcuni degli epiteti che gli abitanti di Umbertide usano maggiormente per definire il complesso residenziale “La Fornace”, sito a pochi passi dal centro storico e dal fiume Tevere.

Solo avvicinandosi nei pressi di questa zona, in effetti, non si hanno affatto sensazioni positive e si viene subito travolti da un’insolita atmosfera di abbandono e silenzio assoluto, degna di una vera e propria città fantasma, sorta ormai quasi 10 anni fa (i primi lavori furono avviati nel 2005).

Cosa c’era prima – In questa “zona franca” di Umbertide, in origine, era presente un’antichissima fornace, le cui origini risalgono addirittura al 1300. Qui venivano realizzati materiali edili, soprattutto laterizi. La fabbrica fu attiva fino agli ultimi anni del ’900, poi, nel 2005, la struttura fu demolita per lasciar spazio a questo faraonico progetto.

Perché un complesso residenziale – Furono Regione e Comune di Umbertide, allora, a promuovere (con la partecipazione di privati) il recupero e la riqualificazione di questa vasta area dismessa ma “strategica per il riequilibrio insediativo”. L’obiettivo primo, poi svanito, avrebbe dovuto essere quello di riempire la zona con una serie di servizi commerciali, alla persona ed attività turistico-ricettive (da collegare eventualmente con il vicino ospedale e centro di riabilitazione).

I numeri – A questo “gigante dormiente”, situato su una superficie di circa 32.400 mq, si arriva da via Giovanni Latterini, dove dopo pochi metri già spuntano gli imponenti edifici color terra cotta (“arricchiti” da dettagli bianchi e neri). Il complesso è composto da 15 stabili e 12 villette a schiera, al cui interno, rispettivamente, avrebbero potuto essere attivi spazi per esercizi commerciali e oltre 70 appartamenti, il tutto per una capacità insediativa di quasi 170 abitanti.

fornace 006 (Copia)

Il Parco residenziale ‘La Fornace’ – Seguendo il senso unico di marcia e il lungo rettilineo, sulla destra rimane il grosso degli stabili, che costeggiano tutta la strada fino al bivio che porta al centro cittadino o al fiume Tevere. Proprio nei pressi di questa biforcazione si erge un’altra immensa palazzina a tre piani. Tra i due blocchi di edifici più “lunghi”, dietro ai quali sono distribuite le varie villette a schiera, c’è anche una sorta di apertura che conduce ad un grande piazzale. Nel tratto antistante a quest’ultimo, per terra, a mo’ di nostalgico richiamo, risaltano grandi le cifre dell’anno “2009”, dettaglio sicuramente voluto da qualche “ottimista”. Questo ed altri particolari danno ancora di più la netta sensazione di stare in un luogo dove il tempo si è fermato: all’interno del “solitario” edificio che costeggia il lato sinistro della strada, ad esempio, giace per terra un impolverato calendario del 2011, rimasto lì insieme a tanti altri oggetti ammassati e mai più spostati (tavoli, panche, carrelli, scatoloni e tanto altro).

Girando tra i vari stabili, quasi tutti lasciati a porta aperta, non si può fare a meno di notare vetri rotti, scritte “vandaliche” e mucchi di guano, piume e sporcizia varia nei pressi di ogni ingresso. All’interno delle strutture, seminuove, ci sono stanze completamente vuote, con bagni ancora dotati di sanitari, quadri elettrici sfilacciati e impianti termici divelti o danneggiati.

Sebbene l’aria “spettrale” di abbandono e degrado la faccia da padrone, non sembra mancare proprio niente: ogni edificio “pubblico” è dotato di parcheggi sotterranei, così come ogni villetta “privata” ha il suo personale garage; ci sono ascensori e rampe per portatori di handicap dentro e nelle immediate vicinanze di tutti gli immobili a più piani; su ciascun tetto spiccano numerosissime parabole; l’arredo urbano, specie gli eleganti lampioni, dona ulteriore armonia e simmetria agli spazi circostanti. Il complesso, costato oltre 10 milioni di euro, sarebbe inoltre stato progettato secondo criteri di bioarchitettura a basso impatto ambientale.

Cronaca di un progetto interrotto – All’origine dell’impasse che avrebbe fatto arenare l’immenso progetto, ci sarebbe l’imprenditore Raffaele Di Mario. L’anno di svolta è il 2008, quando la sua “Dima costruzioni” viene scelta da Gabrio Caraffini (allora proprietario dell’area Ex Fornace) per realizzare i lavori del complesso. Nello stesso anno, poi, la “Dimafin”, società finanziaria di Di Mario, riesce ad acquistare l’intera zona e l’imprenditore diventa responsabile dei lavori. Quest’ultimo, inoltre, decide di dare tutto in mano al fondo immobiliare “Diaphora 1” (che diventa proprietario del complesso), gestito a sua volta dalla “Raetia”, una sgr (Società di Gestione Risparmio) di Bolzano a cui Di Mario, compreso il piano umbertidese, assegnò oltre 200 milioni di euro.

Purtroppo, nel 2011, sia la “Raetia” (oggi in liquidazione) che la “Dima Costruzioni” falliscono, mentre Di Mario e Caraffini, ognuno per i rispettivi reati, vengono arrestati. Dopo la bancarotta, la Sgr bolzanina affida i lavori all’Impresa edile De Rosa Cosimo, che però continua a costruire solo fino al marzo 2012, lasciando incompiuto il progetto: non sarà mai eseguita, infatti, la riedificazione dell’edificio dell’ex Fornace, che avrebbe dovuto ospitare spazi commerciali e un attico di 190 mq. Quest’ultimo immobile “mancato”, disse allora il Comune di Umbertide, non sarebbe mai stato costruito “per mancanza di convenienza da parte del privato”. Fatto sta che, da quel marzo 2012, tutto è rimasto esattamente come lo si vede oggi.

Il caso in Consiglio Comunale – Nell’aprile 2013 la questione ex Fornace fu discussa anchein Consiglio Comunale, con un’interpellanza di Jacopo Galmacci, allora capogruppo del Prc-PdCi.A rispondere fu il sindaco facente funzioni Marco Locchi, che mise in chiaro quanto era di competenza dell’Amministrazione Comunale: “Il piano attuativo dell’intervento edilizio in questione, denominato ‘la Fornace’, è stato avviato nel 2005 ed ha durata di 10 anni, quindi il termine (del piano stesso) è previsto per il 2015. La società attuatrice, ‘La Fornace srl’, ha rispettato tutti gli obblighi fissati dalla convenzione in ordine alla realizzazione dei vari pagamenti, della bretella stradale e delle opere di urbanizzazione del comparto”. Locchi aveva poi (ri)spiegato come la società attuatrice, nel 2008, apportò il complesso immobiliare nel fondo comune di investimento (“Diaphora 1”) di “Raetia s.g.r.”, diventata di conseguenza, come già detto, proprietaria degli immobili.  “L’Amministrazione, – sottolineò il sindaco – nell’ambito delle proprie funzioni e possibilità, ha cercato, non senza difficoltà, di sollecitare la società ‘Raetia s.g.r.’ alla rapida conclusione delle pratiche amministrative ma la natura privatistica dell’intervento e la configurazione del fondo immobiliare non consentono di stabilire quando sia possibile prevedere l’utilizzo degli immobili”. Da qui la situazione di stasi, caduta in una sorta di limbo.

Il Comune fece però sapere di aver obbligato la “Raetia” a prendere provvedimenti per la tutela della sicurezza: dalla chiusura dei locali interrati all’attivazione di un servizio di vigilanza notturno, atto a scongiurare azioni vandaliche. “Non è comunque nelle facoltà dell’Amministrazione – aveva concluso Locchi – intraprendere azioni di forza di qualsiasi natura, non essendovi ragioni oggettive, nei confronti della proprietà. La requisizione del complesso, come chiesto dal consigliere Galmacci, è prevista per legge solo nei casi di grave necessità pubblica, presupposti che in questo caso non sussistono”.

La posizione di “Umbertide Cambia” – Umbertide Cambia è tornata spesso sull’argomento, evidenziando il palese stato di abbandono e degrado del complesso e non condividendo mai l’atteggiamento “passivo” dell’Amministrazione che, a suo avviso, si sarebbe giustificata dietro la natura “privata” dell’iniziativa, una sorta di “scusa” per non intervenire.

Il gruppo di opposizione, infatti, ha più volte dichiarato che la Giunta avrebbe potuto “rivendicare, da tempo, provvedimenti come l’acquisizione gratuita del complesso o la sua demolizione, contestando il mancato rispetto degli accordi da parte del costruttore”. Sarebbe stato plausibile, come scrissero i membri della lista nel programma elettorale delle scorse elezioni, anche un eventuale acquisto, recupero e riutilizzo dell’area da parte di soggetti istituzionali, “che altre amministrazioni più attente avrebbero incentivato, grazie anche a piani realizzati in sinergia con altri organismi centrali e regionali”.

Oltre ad un utilizzo pubblico e una gestione “sociale” del complesso, inoltre, Umbertide Cambia aveva fatto proposte per sfruttare al meglio gli immobili deserti. Tra queste vi erano: uno spazio per la caserma dei Carabinieri; un presidio socio sanitario di supporto all’ospedale o alla Prosperius;  residenze per assistere i malati; un polo per i servizi al cittadino (ufficio di cittadinanza, sportello del consumatore, etc.). Le altre strutture, infine, avrebbero potuto essere destinate ad un uso abitativo, in locazione a canone concordato, per giovani coppie, immigrati e famiglie povere.

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L’ultimo sopralluogo – L’ultimo sopralluogo al Parco residenziale, effettuato dall’Ufficio Tecnico del Comune, dalla Polizia Municipale e dai Carabinieri di Umbertide, è stato effettuato il 24 luglio scorso. La perlustrazione, “volta a verificare lo stato generale degli immobili e la presenza di potenziali situazioni di criticità al suo interno”, era stata preventivamente concordata con i commissari liquidatori del fondo “Diaphora 1” di “Raetia Sgr”, che hanno autorizzato gli accertamenti.

Dal sopralluogo estivo era emerso un degrado diffuso degli edifici, dipeso soprattutto dall’incuria, dai vari atti vandalici e dai furti susseguitisi negli anni. Nonostante ciò, le strutture erano apparse “ancora in buono stato, sebbene molti infissi fossero risultati danneggiati e forzati e gli impianti elettrici e termici sabotati.

All’interno delle palazzine visitate, inoltre, non erano state riscontrate nemmeno situazioni di grave degrado igienico sanitario o sociale. C’è da dire che lo stesso Comune, in passato, dichiarò di aver sollecitato e depositato le richieste di agibilità dei singoli edifici, che ne avrebbero permesso, di fatto, anche l’abitabilità. Per poter risiedere in uno di questi spazi “sprecati”, infatti, sarebbero sufficienti solo piccoli lavori di ripristino, tra cui gli allacci, la riattivazione dei contatori e vari collaudi.

Dopo la perlustrazione, l’Amministrazione Comunale, aveva ribadito la ferma intenzione a mantenere alto il controllo sullo stato del complesso e la propria attenzione nei confronti delle dinamiche giudiziali in corso, legate allo stato di liquidazione del fondo immobiliare,confermando anche la propria disponibilità, per quanto possibile, ad offrire collaborazione per una felice e proficua cessione della proprietà, che possa finalmente sbloccare le sorti dell’immobile.

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