CITTA’ DI CASTELLO E L’INVASIONE DELLE…ROTATORIE. LE DICHIARAZIONI DELL'ASSESSORE MASSETTI – FOTO

CITTA’ DI CASTELLO E L’INVASIONE DELLE…ROTATORIE. LE DICHIARAZIONI DELL'ASSESSORE MASSETTI – FOTO

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Davide Baccarini

Negli ultimi tempi moltissimi cittadini tifernati si sono chiesti, e si chiedono, perché la loro città si sia gradualmente riempita di rotatorie/rotonde. Quest’ultime in effetti sono sparse per tutto il territorio cittadino e nelle zone limitrofe dell’intero comune, hanno grandezza e forma differenti, con decorazioni eleganti o del tutto assenti. Noi stessi, prima di documentarci, ci siamo fatti molte domande e sull’argomento abbiamo deciso di consultare l’assessore ai Lavori Pubblici del comune di Città di Castello Massimo Massetti. Pur essendo nate tardi in Italia, queste si sono diffuse di recente e in grandi quantità anche nell’Alta Valle del Tevere, suscitando grande curiosità e, come ogni cosa nuova, alcune difficoltà di interpretazione. Ad ogni modo la regola di base da sapere per affrontare una rotonda è la seguente: dare la precedenza a chi circola all’interno. Le eventuali eccezioni verrebbero segnalate con cartelli o segnaletica stradale, come nel raro caso della rotatoria di San Lazzaro a San Sepolcro (Ar) nella quale, fino a poco tempo fa, aveva precedenza chi si immetteva a discapito di chi era già dentro.
Perché le rotatorie? – E’ lo stesso assessore Massetti ad ammettere che “all’inizio molte persone hanno mostrato perplessità nell’interpretare le nuove rotatorie ma si sono poi accorte, soprattutto quelle residenti intorno ad esse, che sono funzionali al loro scopo. Bisogna avere la giusta mentalità e col tempo tutti sapranno usarle”. L’ultima rotatoria nata a Città di Castello in ordine di tempo, e ancora non ultimata all’interno, è quella presente all’incrocio di via Carlo Liviero e viale Vittorio Veneto (zona “3 bis”, FOTO 1). Massetti ci spiega che quest’ultima, assieme a tutte le altre costruite di recente, fa parte di un “Progetto di messa in Sicurezza della Viabilità della città”: quest’ultimo, intrapreso dal comune, prevede infatti numerosi interventi infrastrutturali, consistenti nella realizzazione di rotatorie o altri sistemi mirati a “risolvere problemi di sicurezza stradale riscontrati dal verificarsi di ripetuti incidenti nelle aree interessate”. Il comune di Città di Castello ha effettuato nel 2012 un maxi-investimento di 300.000 euro per la realizzazione di tale progetto: 200 mila sono stati stanziati dal comune stesso e i rimanenti 100.000 sono stati messi dalla Regione Umbria. Ritornando alla rotonda del “3bis”, l’assessore ci tiene prima a ricordare che anche i quattro altissimi lampioni installati al suo interno fanno parte, a loro volta, di un altro progetto, cofinanziato sempre dalla Regione, “per l’illuminazione, con raffinate luminarie a risparmio energetico (fino al 60%), di gran parte della città”. Quest’ultima rotonda, oltre alla funzionalità e all’utilità che potrà avere nell’incrocio, è nata anche per dare più stile e finezza all’ingresso della città, nei pressi del centro storico, rispetto alla crudezza dei semafori. “Per il suo completamento e abbellimento interno”, dice l’assessore, “si istituirà un concorso di idee”, in modo da trasformare una semplice area spartitraffico in un elegante biglietto da visita della città. Lo stesso espediente, l’affidarsi a proposte di artisti ed esperti per il miglioramento decorativo, fu già usato per la grande rotonda all’altro ingresso della città (FOTO 2), allo svincolo della superstrada E-45 nei pressi della Zona Industriale.   
Le più recenti – Per quanto riguarda le altre nuove rotonde, facenti parte dello stesso progetto di messa in sicurezza della viabilità, esse sono state quasi tutte costruite su incroci e zone in cui si sono spesso verificati incidenti, anche gravi. Stiamo parlando delle piccole ma funzionali rotonde all’intersezione tra via Moncenisio e via Cadibona (FOTO 3) e tra via Pieve delle Rose e via Alfonsine (FOTO 4), atte soprattutto a ridurre l’alta velocità. Proseguendo, recentissime, e anch’esse molto piccole, sono quella tra viale del Polacchino e via Abetone (FOTO 5), dove scarsa era la visibilità, causa le auto dei residenti parcheggiate lungo la carreggiata, e quella tra via dei Pioppi e via dei Tigli (FOTO 6) in zona Riosecco. Nelle vicinanze di quest’ultima, lungo viale Romagna, oltre ad una piccola rotatoria sono state fatte anche una serie di aiuole spartitraffico per facilitare l’attraversamento pedonale (FOTO 7). La “rotonda” più particolare, che ha attirato più curiosità e ha fatto parlare i tifernati, è sicuramente quella tra viale Sempione e viale Brennero (FOTO 8 & 9): la singolare forma “a clessidra” di è dovuta al fatto che l’incrocio, anch’esso luogo di tanti incidenti, è doppiamente fuori asse; la caratteristica forma di questa “rotatoria” serve dunque a circolare più “armoniosamente” all’interno della complicata intersezione tra le due vie. Rientrano nello stesso progetto di sicurezza stradale anche il sistema d’illuminazione del pericoloso e “buio” incrocio tra via Aretina e via Citernese (FOTO 10) e il completamento della rotatoria, questa molto meno recente, tra via Romagna e via Emilia, a cui è stata aggiunta un’aiuola spartitraffico assieme al rifacimento della segnaletica orizzontale (FOTO 11).
Prima delle rotonde – Le rotatorie sopracitate sono le ultime nate di una lunga serie già presente da vecchia data in tutta Città di Castello, questo dimostra come l’amministrazione comunale abbia a cuore da lungo tempo la sicurezza degli automobilisti e soprattutto dei pedoni. L’assessore Massetti conferma poi come “le rotonde siano di lunga più sicure e preferibili ai semafori, perché snelliscono il traffico, costringono ad andare più piano e a fare più attenzione; inoltre è un sistema oramai collaudato, importato dai paesi esteri”. Ci tiene poi a dire che, sebbene ora sia più evidente, “A Città di Castello il sistema di rotatoria è in qualche modo sempre esistito: una volta, quando i semafori erano molti di meno, nei punti più critici c’erano piccoli pilastri intorno ai quali gli automobilisti giravano e che avevano la stessa funzione di una rotonda”. Precedentemente al boom delle rotonde, in città venivano usati anche i dissuasori/dossi per il rallentamento del traffico che comunque, pur essendo innovativi, “hanno creato qualche problema per due motivi: primo, per il mantenimento, poiché saltavano e si danneggiavano spesso; secondo, per la rumorosità, perché quando vi passavano sopra i mezzi, soprattutto di notte, i residenti della zona venivano disturbati e raccoglievano pure firme per l’asportazione degli stessi”.
I vantaggi – A Città di Castello, conferma Massetti, “nei punti dove sono state fatte rotonde, non ci sono stati più incidenti, sopratutto negli incroci più delicati come viale Moncenisio con via Cadibona”. Altro riscontro positivo segnalato dall’assessore è il grande risparmio energetico, dato lo smantellamento dei semafori. Questi ultimi, tra l’altro, spenti dopo le 22, erano un’altra causa rilevante di incidenti, dovuti, in tal caso, a mancate o sbagliate precedenze da parte degli automobilisti. Tra i vantaggi derivanti dall’uso di rotatorie ci sono dunque: riduzione significativa della velocità (l'obbligo di dare la precedenza ai veicoli già impegnati all’interno della rotatoria fa sì che i veicoli in transito controllino la propria velocità); riduzione degli incidenti stradali, grazie anche a soli 8 punti di conflitto (rispetto ai 32 dell’incrocio con semaforo); traffico fluido e assenza di tempi morti; risparmio energetico; possibilità qualsiasi mezzo di invertire il senso di marcia; decremento della rumorosità e dell’inquinamento rispetto agli incroci con semaforo dove si creano lunghe file; migliore aspetto delle strade.
Gli svantaggi – Rispetto ad un normale incrocio con semaforo, una rotatoria ha certamente un costo di realizzazione maggiore e a volte può occupare spazi più ampi. Bisogna comunque dire che, e Città di Castello ne è un grande esempio, esistono rotatorie di varie dimensioni, a seconda del luogo, dello spazio e dei flussi di traffico. Quelle di piccola grandezza, in aree particolarmente ristrette, hanno pure l’area centrale transitabile per facilitare la manovra dei mezzi pesanti. Le rotatorie più grandi invece risultano “scomode” soprattutto per le persone a piedi: essendo il flusso del traffico regolare e senza “tempi morti”, quest’ultime sono costrette a raggiungere attraversamenti pedonali ben lontani dalle intersezioni. La città e i suoi spartitraffico (di grandezza importante) restano quindi sfavorevoli a chi non utilizza un'automobile.      Da quando un urbanista francese, nel 1907, inventò la prima rotatoria, ad oggi, il mondo intero si sta adattando a questo nuovo “semaforo del futuro”. Le rotatorie hanno spopolato soprattutto in Francia, Gran Bretagna, Australia e Stati Uniti per decine di migliaia di esemplari, di ogni tipo e grandezza, in ognuno di questi paesi. L’Italia, come spesso accade, insegue ma Città di Castello sembra essere proprio sulla “strada giusta”.

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