I primi esami autoptici sembrano escludere che si possa esser trattato di un omicidio. E’ quanto speravano di sentire gli investigatori che da questa mattina stanno lavorando all’inchiesta dell’uomo rinvenuto cadavere sul letto del Tessino, il torrente che attraversa la città del festival. L’ispezione cadaverica, in attesa che venga effettuata l’autopsia, ha infatti rilevato sul corpo del poveretto diversi traumi. Compatibili dunque con un gesto estremo, come quello di un salto nel vuoto compiuto nei giorni scorsi dal Ponte delle Torri. Il cadavere, spinto dalle abbondanti piogge, sarebbe poi stato trascinato fino all’altezza del ponticello che congiunge Via Cacciatori delle Alpi con Via Ponzianina. Dove è stato notato stamani da alcuni operai del cantiere che lavorano alla mobilità alternativa (l’infrastruttura di scale mobili che porteranno alla Rocca Albornoziana).
Gli investigatori stanno lavorando per risalire alla sua identità: nei pantaloni, infatti, non è stato trovato alcun documento. Il resto dei vestiti, sono stati lacerati e trascinati via dalla corrente.
Un indizio utile alle indagini potrebbe venire da un tatuaggio presente sul braccio sinistro: a quanto si è appreso non si tratta di un tattoo tradizionale, né tribale o etnico. Domani comunque gli agenti, coordinati dal vice questore Francesca Peppicelli, mostreranno le foto del tatuaggio ad un esperto della zona per cercare di avere qualche elemento in più. Altri elementi potrebbero venire dalle impronte digitali e, più sicuramente, dall’esame del Dna.
Intanto però è esploso una scandalo dopo che un sito locale ha pubblicato le foto del corpo senza vita dello sconosciuto. Senza alcuna pietà. Mostrato dal collo ai polpacci, a pancia sotto, praticamente privo degli indumenti. Una foto che ha fatto orrore a molti lettori. E che ha indignato tutti. “Sono già stato informato della pubblicazione” ha detto nel pomeriggio il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Dante Ciliani “è evidente che apriremo un fascicolo”. Le prime proteste devono esser arrivate anche al sito perché, nel giro di un paio di ore, la foto della vergogna è stata tolta dalla home page (con una foto generica del luogo del ritrovamento) ed inserita in una sorta di squallida “photogallery”. Cancellati, stando ad alcune testimonianze, anche alcuni commenti al servizio. Nel sottotitolo invece è stata aggiunta una avvertenza ai visitatori di non cliccare l’articolo se “l'immagine di un cadavere possa ledere la vostra sensibilità”…
Ma è in chiusura del servizio che arriva la ‘perla’ delle perle; la citazione che quella è una “foto esclusiva”: insomma l'autore e il suo direttore sono convinti di avere fra le mani un vero e proprio scoop. Dimenticando, i tapini, che i sottotitoli non vengono indicizzati dai motori di ricerca e che chiunque quindi potrebbe trovarsi, inconsapevolmente, di fronte a quella foto. Dimenticando ancora, i miserabili dello scoop, che anche un corpo senza vita (per non parlare dei parenti della vittima) merita la massima forma di ogni rispetto. Dimenticando, a dispetto di un bel tesserino di iscrizione all'Albo dei Giornalisti, che esiste anche un Codice Deontologico.
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