Buco di Montefalco: mancano le determine per i residui attivi del 2018

Buco di Montefalco, voragine certificata ma mancano determine

Redazione

Buco di Montefalco, voragine certificata ma mancano determine

Il dirigente finanziario invia l'esposto. Opposizione all'attacco della presidente Tesei e del sindaco Titta: "Spieghino cosa e successo e agiscano"
Gio, 06/08/2020 - 16:09

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Buco di Montefalco, voragine certificata ma mancano determine

Il buco di Montefalco, il disavanzo nei conti dell’Ente, è stato certificato con l’approvazione del rendiconto 2019. 4,2 milioni di euro di squilibrio, causato essenzialmente dalla cancellazione di 4 milioni di residui attivi, ritenuti inesigibili.

I numeri del piano di rientro, che punta ad incassare dall’esternalizzazione dei servizi e dalla vendita delle aree artigianali di Contignano, sono stati varati in consiglio, ma dovranno essere certificati nel Bilancio di Previsione e da lì si capirà quando la manovra sarà sostenibile o quanto si dovrà correre nel predissesto.

Le determine che non ci sono e l’esposto del dirigente

Intanto però dalla conferenza stampa convocata a Palazzo Cesaroni dai gruppi di minoranza in Regione, dai consiglieri di “SiAmo Montefalco” e dai rappresentanti della maggioranza parlamentare, emergono altri profili della vicenda.

A farsi carico del ruolo di ariete di sfondamento è Vincenzo Riommi, il capogruppo, che spara nel corso dell’ora e mezza di incontro video, alcune bombe.

La più grande è di certo quella delle determine mancanti. Nello specifico: nel 2018 vengono iscritti a bilancio 11 milioni di residui attivi, crediti che il Comune dice di poter riscuotere.

Per farlo, servono le certificazioni del responsabile economico, che vanno inviate alla giunta, che a sua volta procede alla deliberazione. Tutto regolare, se non fosse che, come dice Riommi, le determine non esistono e il nuovo dirigente finanziario ha inviato tutto agli organi competenti.

“La Tesei deve risponderne”

Quindi le conclusioni politiche, affidate ai consiglieri regionali e a Walter Verini per i parlamentari. Per Tommaso Bori (Pd), “la presidente Tesei deve dare delle spiegazioni ai cittadini per i dieci anni in cui ha amministrato il Comune di Montefalco e durante i quali si è creato un disavanzo nel bilancio di oltre 4,2 milioni di euro. Non è negando la verità di mala amministrazione che si risolverà il problema. Ci sarà chi pagherà per le responsabilità contabili e penali. Quello che noi vogliamo è tentare di risolvere questa difficile situazione che avrà un peso inevitabile su tutti i servizi e le attività future che l’amministrazione dovrà svolgere“.

Anche il capogruppo M5S Thomas De Luca ha chiesto alla presidente Tesei di venire a riferire in Aula: “Non può pensare di non mettere la faccia su questa situazione disastrosa. Anche in campagna elettorale noi chiedevamo chiarimenti in merito alla situazione del bilancio di Montefalco e Donatella Tesei rispondeva che non esisteva alcun buco. La situazione attuale dimostra come quelle affermazioni fossero false. In questo momento c’è la certificazione che il buco c’è“.

La vicenda è solo amministrativa e di mala gestione, la città non sarà trascinata in questo“, ha sottolineato Michele Bettarelli.

La battaglia dei consiglieri comunali di Montefalco merita sostegno – ha detto l’onorevole Walter Verini – perché documenta la mala gestione di quel comune negli ultimi anni. Una battaglia che è anche a favore dei cittadini di quel comune, colpiti da un modo di fare approssimativo e disinvolto. Il punto politico è che è stata nascosta la verità anche ai cittadini umbri negando l’evidenza. Questa è una volta politicamente enorme ed una responsabilità grave. E’ per questo che la presidente e gli amministratori di Montefalco ne devono rispondere”.

In campo lo Spi Cgil

L’allarme che lanciano Mario Bravi e Bernardo Baldoni, rispettivamente responsabili Spi della provincia di Perugia e di Foligno, è che ora a fare le spese del disavanzo e del risanamento siano i cittadini. “Significa far pagare il buco soprattuto a lavoratori e pensionati, che normalmente sono i più tartassati dal fisco. E’ allucinante – proseguono Bravi e Baldoni – che il Comune dove ha governato l’attuale presidente della Regione percorra questa strada. Come Spi Cgil consideriamo tutto ciò scandaloso. Le responsabilità di chi ha provocato il disastro non possono essere scaricate sulle fasce più deboli, a partire dai pensionati, i più spremuti dal fisco“.