AVANTI SAVOIA !!  260 MILIONI DI EURO PER 54 ANNI DI ESILIO.

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E' lungo , ma vale la pena di pubblicare uno stralcio del resoconto stenografico della discussione alla Camera dei Deputati sulle reali intenzioni della Famiglia Savoia nei confronti della Repubblica.Ecco allora  lo scambio completo in Aula alla Camera dei Deputati fra Carlo Giovanardi (allora ministro per i rapporti con il Parlamento) ed il socialista Enrico Buemi, in relazione all'interrogazione presentata dal parlamentare sulla “presunta trattativa tra il Governo italiano ed i membri della famiglia Savoia”, n.2-00589; seduta numero 252 del 23 gennaio 2003.

“PRESIDENTE. L'onorevole Buemi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00589 (vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti sezione 4). ENRICO BUEMI. L'interpellanza in oggetto deriva dalla preoccupazione che abbiamo nel vedere tutta un'attività sotterranea di tensione e di conflitto, non dichiarato ma esistente, tra i discendenti maschi dell'ex famiglia reale Savoia e lo Stato italiano. Questo conflitto latente emerge anche da una serie di articoli comparsi sui giornali, in particolare su La Stampa di Torino, alla quale facciamo richiamo nell'interpellanza stessa. Rispetto alle preoccupazioni che emergono abbiamo bisogno di una risposta chiara da parte del Governo italiano. Si tratta di una richiesta di chiarimenti che avevamo già inoltrato in data 10 ottobre 2002, alla quale non avevamo avuto risposta e che pertanto abbiamo rinnovato con la presente interpellanza. PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere. CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Buemi perché dà l'occasione al Governo di chiarire in aula dubbi o perplessità che possono essere sorti da interpretazioni giornalistiche di questa vicenda che, invece, ritengo sia di grande semplicità. Confermo che vi è stato un incontro fra Vittorio Emanuele di Savoia e rappresentanti del Governo italiano – per la precisione rappresentanti del Ministero degli affari esteri – teso a mettere a punto aspetti di cortesia e di sicurezza relativi al rientro in Italia della famiglia Savoia. Ho già più volte smentito notizie di stampa che avevano parlato di un elenco di benefit, assolutamente fantasiosi, richiesti dalla famiglia Savoia, di cui si sarebbe trattato durante un Consiglio dei ministri. Molto più semplicemente, esiste un problema – che riguarda anche personalità di ogni genere, da quelle dello spettacolo, dello sport fino a quelle della politica – in ordine alla sicurezza di personalità che svolgono particolari attività. Dunque, con riferimento a tali situazioni occorre operare in modo che non si debba poi essere accusati a posteriori di non aver pensato a tali aspetti. Tuttavia, nel suddetto incontro, non si è voluto chiarire un aspetto fondamentale, che è quello di un impegno formale – di cui do lettura – che Vittorio Emanuele di Savoia ha assunto l'8 luglio del 2002 rivolgendosi al Presidente del Consiglio del nostro paese. In quella data, Vittorio Emanuele scriveva: “Signor Presidente, ho accolto con piacere il professor Umberto Leanza, capo del contenzioso diplomatico, accompagnato dal console generale d'Italia, dottor Carlo Oliva. Mentre apprendo con soddisfazione che la vicenda della mia famiglia sta per entrare nella fase finale della sua risoluzione, desidero assicurare che è mia intenzione ritirare il ricorso, che presentai avanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo, una volta approvata la legge costituzionale abrogativa dei due primi commi della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione e decorsi i tre mesi prescritti senza che venga richiesto il referendum confermativo. È evidente che, solo in questo caso, potrà dirsi per quella vicenda cessata la materia del contendere. Con i sentimenti e la migliore stima, mi voglia credere, Vittorio Emanuele”. Attualmente, diversamente da quanto assicurato in questa lettera, al Governo italiano non risulta ritirato il ricorso presentato avanti la Corte europea dei diritti dell'uomo. Dunque, l'incontro del 18 novembre, al quale si fa riferimento nell'interpellanza, sostanzialmente non è neanche iniziato. Infatti, il presupposto di tale incontro non si è ancora verificato. Tuttavia, ritengo che, essendoci stato un impegno formale indirizzato al Presidente del Consiglio, Vittorio Emanuele non potrà far altro che ottemperare ad un impegno che ha così solennemente assunto nei confronti del Presidente del Consiglio. PRESIDENTE. L'onorevole Buemi ha facoltà di replicare. ENRICO BUEMI. Signor Presidente, signor ministro, ringrazio intanto per la risposta, anche se un po' tardiva, nonché per l'onestà intellettuale con cui è stata resa, in quanto è evidente che c'è qualcuno che fa il furbo. E quel qualcuno non è certamente lo Stato italiano, ma i discendenti della famiglia Savoia. Del resto, non ci stupiamo neanche in quanto, nel tempo, abbiamo più volte visto questi signori, i loro genitori e i loro nonni non rispettare gli impegni e i giuramenti fatti nei confronti del nostro paese e della nostra patria. Detto ciò, credo si debba valutare con estrema preoccupazione – non soltanto nostra, ma anche di tutti gli italiani – l'azione che si sta ponendo in essere nei confronti del Governo italiano. Infatti, il mancato adempimento di quell'impegno assunto nella lettera, a fronte del risultato ottenuto, vale a dire quello dell'eliminazione delle condizioni escludenti la loro riammissione nel nostro paese, pone oggi un grosso interrogativo. Nel caso in cui l'impegno formale assunto con la lettera non venisse rispettato, cosa farà il Governo italiano? Quale tipo di soluzione si darà al problema, visto che, alla base della concessione di rientrare nel nostro paese, vale a dire alla base dell'eliminazione dell'impedimento costituzionale, c'era anche la rimozione di quest'azione di contenzioso nei confronti del nostro paese? Credo che a questo interrogativo non si sia ancora data risposta. Spero che il Governo lo faccia al più presto, perché gli italiani hanno bisogno di sapere che fine faranno questi nostri nuovi concittadini che, a fronte della cancellazione di un impedimento costituzionale, posto a garanzia di una sanzione storica comminata nei confronti dei loro genitori e dei loro nonni, hanno assunto un comportamento assolutamente incoerente e anche lesivo degli interessi del nostro paese. Le informazioni in nostro possesso sono relative non ad un contenzioso di carattere teorico, ma ad un contenzioso di carattere patrimoniale. La questione, quindi, ha una concretezza che, francamente, ci preoccupa, in considerazione del fatto che questi signori, certamente, non rientrano in Italia diseredati o senza risorse economiche a disposizione; al contrario, essi fanno parte di quell'élite economica che vive, e conferma di voler vivere, in un paese a noi vicino – la Svizzera -, senza preoccuparsi molto dei destini del nostro paese che, tra l'altro, dicono di amare tanto. ”

In questa vicenda surreale hanno molto più peso le parole di Maurizio Crozza e sopratutto quelle dell'illustre Professore Piero Melograni , storico contemporaneo e docente all'Università di Perugia che dice ” La famiglia Savoia ha davvero commesso un grave errore. Se anche molti in Italia non condividevano la scelta del Governo di allora  di farli rientrare nel nostro Paese , alla fine era prevalso un certo buon senso ed una sorta di non accanimento verso delle persone che non avevano avuto dirette responsabilità nel periodo tragico della guerra.Tuttavia agire come hanno fatto , in nome della Casata,consentirà di parlare della responsabilità della stessa  e sarà certamente un agire senza sconti .”

Carvan

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