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A PARIGI L’ULTIMO SALUTO AL GEN. CANINO, L’AMATO CAPO DI STATO MAGGIORE AL QUALE L’ITALIA DOVEVA ANCORA LE SCUSE

Redazione

A PARIGI L’ULTIMO SALUTO AL GEN. CANINO, L’AMATO CAPO DI STATO MAGGIORE AL QUALE L’ITALIA DOVEVA ANCORA LE SCUSE

Dom, 06/04/2008 - 19:19

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Se n’è andato in punta di piedi, com’era nel suo stile. Il Generale Goffredo Canino, per oltre tre anni Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (dal 1990 al 1993), si è spento a Parigi dove viveva insieme alla moglie Monique. L’Italia e l’Esercito devono molto a Canino che guidò la Forza Armata in un momento difficile, quale fu quello del nuovo assetto geopolitico mondiale all’indomani del crollo del muro di Berlino. La fine della sua carriera fu determinata dalle farneticanti dichiarazioni di “Lady Golpe”, Donatella Di Rosa, cui certa politica e certa stampa diedero fin troppo credito. Canino non sopportò l’idea che quello scandalo, inventato di sana pianta, come accerterà poi la magistratura, potesse travolgere i suoi uomini e il buon nome dell’Esercito e preferì così rassegnare le dimissioni. Dalla campagna mediatica preferì difendersi nelle sedi giudiziarie, mostrando ancora una volta un alto senso dello Stato e dei valori militari e umani che lo portarono ad essere fra i Comandanti più amati e rispettati (non è un caso che il suo ‘pensiero’ e stile di vita, sia preso ancora a modello da molti soldati che non negano di sentirsi appunto “caniniani”). Solo dieci anni più tardi rilasciò una lunga intervista al giornalista Piero Baroni nella quale svelò tutti i retroscena di quella vicenda (guarda il sito). Ma anche dopo questa denuncia pubblica, la prima e unica, nessuno dei suoi detrattori ha sentito il dovere di uscire allo scoperto e ammettere le proprie colpe. Chi ha avuto modo di conoscere il Generale Canino lo ricorda come uomo generoso, sempre pronto e disponibile ad aiutare il prossimo. Mercoledì pomeriggio il comune di Altofonte, città natale di Goffredo Canino, allestirà la camera ardente, dove sarà schierato un reparto dell’Esercito Italiano, per rendere l’ultimo saluto alla salma del Generale Canino che sarà appunto sepolto nella sua Sicilia.

(C.C.)

Ecco un articolo scritto nel 2006 dal direttore responsabile della Rivista Militare:

“Sono trascorsi quasi tredici anni dagli eventi che portarono l’allora Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Goffredo Canino, a rassegnare le dimissioni. Atto certamente doloroso, sia sul piano personale che su quello professionale, dettato dalla primaria necessità di preservare la Forza Armata da ogni possibile attacco e, nel contempo, porre in essere una decisa reazione, in sede legale, a salvaguardia della sua onorabilità.

Possiamo solo immaginare lo stato d’animo che pervadeva, il 22 ottobre 1993, il Generale Canino mentre rimetteva il suo mandato nelle mani del potere esecutivo. La sua lunga carriera terminava prematuramente e immeritatamente, a 62 anni, a causa di una campagna scandalistica che rapidamente, avrebbe assunto i toni del linciaggio morale.

Cominciava così un lungo iter giudiziario, ora prossimo alla conclusione, che lo avrebbe visto, nelle diverse sedi dibattimentali e nei vari gradi di giudizio, ottenere sempre piena ragione ma certamente non la restituzione della sua immagine pubblica e privata.

Ritengo doveroso, sopratutto a beneficio di coloro che all’epoca erano molto giovani, riassumere sinteticamente la vicenda che portò il Generale Canino alla sua grave decisione. Tutto ebbe inizio il 7 ottobre 2003 con la conferenza stampa indetta dalla signora Donatella Di Rosa assieme al marito, ufficiale superiore dell’Esercito. Nella circostanza, la Di Rosa riferì di riunioni di alti Ufficiali delle Forze Armate, tra cui il Generale Canino, durante le quali sarebbero stati raccolti fondi per organizzare un ‘Colpo di Stato’. Parlò, inoltre di traffici internazionali di armi, di campi di addestramento paramilitare, di abboccamenti con ambienti della criminalità organizzata e, più in particolare, di un’ingente somma di denaro a lei conferita da un Ufficiale Generale con il quale sarebbe stata in confidenza. Alla pubblicazione delle “rivelazioni” della Di Rosa seguirono immediatamente le prime indagini della Magistratura e i primi provvedimenti non tardarono ad arrivare. Il Comandante della Regione Militare Tosco-Emiliana fu tra i primi ad esserne interessato. La sua rimozione dall’incarico provocò le dimissioni del Generale Canino, dal quale egli dipendeva direttamente, Seguì l’arresto, il 28 ottobre 1993, della Di Rosa unitamente al consorte, per calunnia e autocalunnia con finalità eversive. Successivamente vi fu, dal 1997 al 2006, una sequela di sentenze, tutte favorevoli al Generale Canino, con le quali ex parlamentari, giornalisti, case ditrici, una rete televisiva, un ex senatore subirono varie condanne. Inoltre due onorevoli in carica, ugualmente citati in giudizio per diffamazione, si avvalsero della facoltà di non rispondere, avendo dato la Commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere risposta negativa. Il procedimento giudiziario fu quindi sospeso prima di andare in giudizio.

Tutti noi che all’epoca eravamo in servizio nei ranghi dell’Esercito vivemmo con intesità e disagio il martellamento mediatico che ci investì a seguito della vicenda. Assistemmo, impotenti, ad umilianti parodie televisive sul Generale Canino, andate in onda per mesi in Italia e all’estero, a filmati che tendevano a metterlo in ridicolo, a dichiarazioni (cui egli per educazione non replicò) con cui lo si accusava di compromissione con: mafiosi, trafficanti d’armi, terroristi e presunti golpisti redivivi. Neppure le sue dimissioni meritarono rispetto, fu detto che le aveva presentate “per protesta”. Se avesse voluto protestare, avrebbe indetto una conferenza stampa per rendere pubblica la sua verità e lamentarsi del trattamento subito. Ma non lo fece.

In realtà, il Generale Canino – secondo un’etica che, pur non essendo scritta fa parte integrante del nostro esser militari – rassegnò le dimissioni per solidarietà nei confronti di un suo Comandante sottoposto (il Generale Biagio Rizzo), che egli riteneva esente da colpe e, quindi, oggetto, di un’ingiustizia da parte dell’autorità politica.

Lasciò alla Magistratura il compito di perseguire chi lo stava diffamando ed affrontò dignitosamente la sistematica e prolungata opera demolitrice della sua persona, evitando che la Forza Armata ne fosse coinvolta. Nessuno, tra coloro che promossero la campagna mediatica a lui contraria ebbe mai lo scrupolo di verificare l’attendibilità delle proprie fonti d’informazioni. Tantomeno sentì il dovere di fare pubblica ammenda una volta chiarito che si trattava di menzogne. In tal modo, nell’opinione pubblica, è rimasta solo l’eco dello scandalo inventato e non quella della verità emersa dalle sentenze.

La figura di chi ha dedicato una vita al servizio dello Stato è stata compromessa a favore dello ‘scoop’ giornalistico, della trasmissione di successo, della notorietà di pochi mesi. Oggi, a distanza di tredici anni, tornato nell’oblio chi aveva dato avvio alla vicenda, rimane viva solo una necessità: affermare pubblicamente la verità su quanto accaduto.

La verità senza peli sulla lingua, come suo costume, il Generale Canino l’ha comunque raccontata in una intervista rilasciata nel 2003, al giornalista Piero Baroni che l’ha inserita nel suo libro “Clandestino in Rai – Giornalista senza D.O.C.”.

Bene sarebbe, tuttavia, che altri raccontassero con il metro della oggettività, i fatti accaduti in quell’ormai lontano 1993. Se ciò non verrà fatto, si consegnerà alla storia nazionale una pagina oscura. All’estero, quanto accaduto è già annoverato come presunto fenomeno di italico malcostume. Speriamo che l’invito a dar seguito alla vicenda che, a suo tempo, ci privò di uno stimato Capo di Stato Maggiore sia stato adeguatamente raccolto. Al Generale Canino, che attualmente soggiorna all’estero, va il nostro caloroso saluto con la certezza che il suo gesto, di altissimo valore etico-morale, non è stato dimenticato. Il Direttore”

Nei prossimi giorni Tuttoggi.info ospiterà il ricordo di un amico e collega del Generale Canino.

(Aggiornato alle 15.25 del 8 aprile 2008)

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