"5 SINDACI PER RIPENSARE FOLIGNO" CON LORENZETTI, MARINI, RAGGI E STEFANETTI (Foto TuttOggi.info) - Tuttoggi.info

“5 SINDACI PER RIPENSARE FOLIGNO” CON LORENZETTI, MARINI, RAGGI E STEFANETTI (Foto TuttOggi.info)

Redazione

“5 SINDACI PER RIPENSARE FOLIGNO” CON LORENZETTI, MARINI, RAGGI E STEFANETTI (Foto TuttOggi.info)

Sab, 09/10/2010 - 14:35

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di Elisa Panetto

“5 sindaci insieme per ripensare la città”: è il “question time sul futuro di Foligno” realizzato nel pomeriggio di ieri dalla “Gazzetta di Foligno”. L’occasione è il 125° anniversario della fondazione del settimanale di informazione politica, religiosa e culturale del sacerdote folignate Michele Faloci Pulignani (1856-1940). Una tavola rotonda che – a detta del Direttore Editoriale Antonio Nizzi – aveva “l’ambizione di aprire un dibattito sul futuro della città” con gli ex sindaci Maria Rita Lorenzetti, Manlio Marini, Giorgio Raggi, Maurizio Salari e Rolando Stefanetti “per la conoscenza che hanno dei problemi passati e presenti della città”, ma anche “per l’autorevolezza che deriva loro dall’essere stati alla guida del governo cittadino”.

In realtà, nella Sala Video dell’Auditorium San Domenico di Foligno, i sindaci erano quattro (assente per motivi lavorativi l’avvocato Maurizio Salari impegnato al Tribunale di Milano). Ma c'era l’attuale sindaco Nando Mismetti a cui sono state affidate le conclusioni. L’intervento iniziale è stato invece del direttore della “Gazzetta di Foligno” Enrico Presilla, che con l’occasione ha augurato ai soggetti coinvolti nell’inchiesta sulla Asl3 “di viverla con serenità e fiducia”. Moderatore era il professor Antonio Nizzi: è stato lui a porgere le domande, che erano state preventivamente comunicate agli ex sindaci.

Quali sono le criticità e le prospettive per lo sviluppo di Foligno?

Marini: Due sono gli eventi che hanno rivoluzionato la città. I bombardamenti del ’43-’44 ed il terremoto del ’97. In entrambi i casi la ricostruzione è stata immediata, razionale e impegnativa. Le prospettive vedono ora uno sviluppo diversificato. Checché ne dicano gli spoletini, Foligno può essere anche una città d’arte, ha un patrimonio ricchissimo.

Raggi: Questa tavola rotonda è un momento d’incontro, confronto e formazione e colgo l’occasione per fare il mio augurio di massima serenità in un momento così particolare (ai soggetti coinvolti nell’inchiesta sulla Asl3, ndr). La “Gazzetta di Foligno” titola “Terremoto!” e io lo leggo come un auspicio: poi c’è la ricostruzione. Dopo si esce più forti. Non è come a L’Aquila dove non si è mosso un dito, l’ho potuto vedere per lavoro. Negli anni ’70-’80 Foligno viveva la sindrome di essere la Cenerentola dell’Umbria. Si diceva che i folignati non contavano nulla. Negli ultimi 10 anni è successo quasi l’opposto. Ora c’è il rischio di una crisi d’identità e d’implosione e il futuro è un po’ incerto. Qui come da altre parti la macchina pubblica funziona poco e frena invece di crescere, allontana i bisogni dalle decisioni.

Lorenzetti: C’è il bisogno della ricerca di una strategia aperta a costruire le condizioni per capire la specificità, che sappia far sistema aprendosi oltre i confini del disegno regionale, non solo della città. Dopo il grande sforzo della ricostruzione post-terremoto Foligno rischia lo spaesamento per il ritorno all’“ordinario”. Se Foligno è uno snodo ha un ruolo fondamentale. Con i tagli o ci sono forme di riorganizzazione o c’è il rischio di accentramento. Sull’inchiesta la magistratura faccia il suo corso, ma attenzione alle interpretazioni giornalistiche che vedono una “Folignopoli”, dove tutto è frutto di una cricca di potere. Foligno deve alzare la testa senza arroganza e ragionare con umiltà sul suo futuro.

Stefanetti: Riguardo alle criticità c’è ovviamente un pentimento per non aver dato quello che più si poteva dare, ma l’impegno è stato profondo, reale e con criteri di correttezza amministrativa. Un tempo la città registrava una grande aggregazione: ora è completamente morta. Non c’è più dialogo e confronto ed i partiti sono chiusi. Sorrido sulle grandi battaglie per il federalismo. Io piuttosto sono per l’autogestione.

Per quanto riguarda lo sviluppo del territorio e del suo governo emerge dai cittadini un giudizio critico sullo sviluppo urbano degli ultimi trent’anni: uno sviluppo incentrato sul ciclo dei lavori pubblici e dell’edilizia, sull’espansione delle aree edificate e caratterizzato da alcune conseguenze a volte pesanti in termini economici, sociali e ambientali; il tutto in assenza di una significativa crescita demografica, al netto del saldo migratorio. Inoltre qualcuno parla di un “blocco di potere” che, in particolare dopo il terremoto, unendo interessi diversi, ha finito per determinare le scelte fondamentali per lo sviluppo della città. è davvero così?

Marini: La crisi del centro storico non c’è solo a Foligno visto che è stata fatta una legge. Il decentramento delle industrie alla Paciana e a Sant’Eraclio è stata un’operazione saggia. Il centro storico è bello ma quello di Foligno dà l’impressione di essere desertico. La pulizia della città ha da sempre lasciato un po’ a desiderare. La politica sul centro storico è difficile, anche perché manca la preparazione alla politica stessa. Per il futuro l’attenzione prioritaria dovrà essere sull’assetto urbano e sul centro storico.

Raggi: Bisogna capire cosa è cambiato e come mandare meglio le cose. Non so che cosa vuol dire un “blocco di potere”. La crisi è strutturale e profonda e sta cambiando gli stili di vita. Foligno è stata grande quando si pensava in grande. Ora bisogna riflettere su cosa fare perché la politica torni a costruire il futuro della città.

Lorenzetti: Era meglio quando eravamo noi ma non possiamo dirlo per i nostri figli, dobbiamo affrontare i cambiamenti. Negli anni ’70-’80 i piani regolatori erano espansivi ed i criteri di tipo quantitativo. L’immagine che ne emerge è di un tessuto urbano spanciato, di una città a cui ridare un’identità, di un’anima da ricostruire con criterio, ma non basterà. La pulizia e l’attrattività del centro storico non sono semplici. Dobbiamo crescere e formare un gruppo dirigente, Foligno ha bisogno che classi e dirigenti facciano la loro parte.

Stefanetti: Il “blocco di potere” mi interessa poco. A seguito del terremoto la città è completamente diversa, tutta sistemata. Prima sembrava impossibile metterla a posto. Foligno è completamente vuota perché le iniziative tendono a togliere. Perché non si toglie la banca dal Sassovivo? Perché non rimettere a Piazza Spada il liceo classico? Potevamo acquistare l’Ex Zuccherificio a Padova per 4 miliardi con un compromesso. In questo modo potevamo avere un’area importante e gestirla direttamente urbanizzandola e tutelando l’interesse pubblico, ma le banche si sono scatenate con le ipoteche. La classe politica non viene più formata.

Foligno fino a ieri era città di ferrovieri, e oggi? Che cosa può fare la politica locale per l’economia locale? E ancora: come andrebbe sviluppato il ruolo di snodo logistico che il piano strategico assegna alla nostra città e quale dovrebbe essere il ruolo di Foligno in Umbria e in una prospettiva interregionale? Che fine fa, dopo vent’anni, l’area dello zuccherificio e come è possibile risolvere la questione del traffico cittadino?

Marini: La definizione di Foligno come città di ferrovieri è ormai datata. Quando si è deciso di trasformare la Ferrovia in società per azioni ero perplesso e più di prima non credo sia stata la scelta giusta, i risultati mi stanno dando ragione. Per quanto riguarda lo snodo logistico e interregionale a mio parere bisogna dare la priorità al rapporto con le Marche.

Raggi: Mi dispiace che il Comune non abbia acquistato a suo tempo lo Zuccherificio. Nella sua previsione avrebbe creato rendita ad un competitore. Molta responsabilità è della macchina pubblica. Ora c’è il pieno accordo sul rilascio delle opere di urbanizzazione e stiamo aspettando da qualche settimana la firma dell’atto dovuto: dovremmo davvero esserci. Nei 18 mesi di tempo in cui si dovrà procedere alla demolizione presenteremo il progetto ed il dibattito pubblico con le forze culturali e sociali della città. Dovremo fare attività imprenditoriale e aprire un dibattito serio.

Lorenzetti: Può Foligno continuare ad essere una città ferroviaria? Lo è. Ospita il più grande impianto per la riparazione dei treni che sta però deperendo. Dobbiamo affrontarlo e capire come diventare un polmone vero. C’è l’eccellenza della manifatturiera di Foligno: qui è nato e cresce un pezzo di futuro molto serio. Dobbiamo spingere sulla formazione per il futuro. Foligno è geograficamente uno snodo logistico per l’Umbria.

Stefanetti: Lo Zuccherificio è importante per la realizzazione di obiettivi strategici, ha un valore per tutta la città e non solo. Io avevo proposto di utilizzarlo per una metropolitana di superficie. Il Comune dovrà ora giocare la partita decisiva per gli interessi pubblici. Per quanto riguarda il ruolo di Foligno nelle prospettive interregionali non bisogna elaborare grandi strategie. C’è bisogno di cultura, di sviluppo, di possibilità di partecipazione e di occasioni di confronto.

Altri termini riguardano il multiculturalismo e i nuovi bisogni di cultura, sicurezza e solidarietà, le aree verdi e infine, che cosa la città “gerontocratica” può fare per i giovani sul piano formativo e occupazionale e per superare la loro marginalizzazione dalle responsabilità della vita cittadina.

Marini: Per quanto riguarda l’area pulita l’obiettivo continua ad essere sempre lo stesso: la chiusura del centro storico. Bisognerebbe iniziare con la gradualità oraria e credo sia richiesta anche dai commercianti. Le piste ciclabili della città sono due e di non grande efficienza: Viale Roma e Viale Firenze. Sul multiculturalismo Foligno è una città di accoglienza e la delinquenza sta da entrambe le parti. Bisogna fare prevenzione e sanzionare chi sbaglia. Ciò che mi dà più fastidio sono i danni gratuiti, vale a dire bruciare i cassonetti e sporcare i muri. L’integrazione, invece, è un processo per gradi, fatto di accoglienza, rispetto, interazione ed infine integrazione. Prima dobbiamo conoscere.

Raggi: Per quanto riguarda la chiusura del centro storico ricordo che i commercianti impedirono il consiglio comunale ed occuparono le aule. Insomma, nonostante siano passati tanti anni non è cambiato ancora nulla.

Lorenzetti: I provvedimenti da prendere stanno nelle risorse nella mobilità dolce. Occorre riqualificare e fare più lavoro d’insieme. Sulla presenza di immigrati c’è un’area di disagio sociale dove devono agire le politiche di comunità. Per quanto riguarda i giovani abbiamo una grande responsabilità: ognuno deve metterci del suo, dobbiamo dare una sferzata per costruire una nuova classe dirigente.

Stefanetti: Le nuove generazioni vogliono essere protagoniste, vogliono poter decidere, crescere, approfondire. Ai giovani non deve passare una politica da “Yes Man”: il più fidato, la ragazza più bella… La selezione non avviene più e non c’è più nemmeno la formazione. Ma anche gli anziani non vanno discriminati: bisogna vedere quanto può dare un vecchio e quanto può dare un giovane. Sul traffico bisogna costruire delle scelte, la città è diversa. I Vigili Urbani, poi, vanno mandati in bicicletta. Per quanto invece riguarda le piste ciclabili vanno mantenute praticabili: sono molto dissestate e non c’è manutenzione. Immigrati: da socialista sono un cittadino del mondo e l’integrazione è normale in una città civile.

A concludere i lavori è stato il sindaco Nando Mismetti. “Non condivido il giudizio sullo sviluppo urbanistico: i processi vanno accompagnati e Foligno ha vissuto tre piani regolatori. In quello nuovo c’è la perequazione e la lotta alla speculazione. Bisogna fare un ragionamento su quello che è più facile per la città. Nel primo piano c’era un’area di riqualificazione dove a tutti andava data la stessa disponibilità. Il secondo teneva conto della fattibilità di quello che si poteva fare. Il terzo invece è un nuovo piano regolatore che ha ridisegnato i confini della città. Bisogna ricucire il tessuto con le varianti propedeutiche al piano: il tessuto che si era sfrangiato è stato ridisegnato e fa delle opzioni coraggiose. Bisogna rileggere la città per arrivare ad un nuovo piano regolatore. Il terremoto è stato un evento drammatico ma ci ha permesso di recuperare. Non sopporto più l’ipocrisia quando si dice tutto e il contrario di tutto: la città è cambiata, è innegabile” Poi il primo cittadino ha affronteto il tema dell'ex Zuccherificio: “confermo che siamo in dirittura d’arrivo: dovrebbe trattarsi di fine mese. Sarà un grande confronto per il progetto di questa città: è la porta d’accesso più importante e dobbiamo sbagliare il meno possibile. Sono cinque ettari e metà sarà ad uso pubblico. A Palazzo Barnabò ci saranno invece gli uffici comunali. C’è bisogno di confronto in un momento così particolare. Stiamo vivendo una fase nuova: la crisi nel mondo e la manovra di governo….parliamo della crisi e pensiamo di poter continuare a campare come prima. Le piste ciclabili, ad esempio: abbiamo dovuto ridurre la manutenzione per poter mantenere certi servizi, come gli asili. Per due anni ci hanno detto che questo è il paese migliore del mondo, poi, dopo la Grecia, è arrivata la manovra. La crisi è globale e strutturale, cambierà il mondo e i modi di produrre saranno diversi. I provvedimenti sono tardivi e sbagliati e la manovra è una scelta politica. Con questa manovra c’è la distruzione dello stato sociale: i bersagli sono gli enti locali ed il pubblico impiego. Servono scelte e risorse per la città e in una crisi così feroce bisognava sostenerli gli enti locali per dare risposte immediate ai cittadini. In due anni avremo 10 milioni di euro in meno che metteranno in discussione la qualità dei servizi. Uno dei punti fondamentali è l’identità: ce l’aveva ieri quella ferroviaria e ce l’ha oggi, con le Officine Grandi Riparazioni. Siamo uno snodo centrale. Siamo inoltre la città della cultura: grande è la partecipazione dell’associazionismo giovanile, sono una grande ricchezza. Foligno non è morta, ma è cambiata. C’è una grande presenza soprattutto culturale delle nostre straordinarie eccellenze. Dobbiamo partire dalla loro valorizzazione. Abbiamo un punto fermo: la Caserma Gonzaga col Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell’Esercito. 70-80.000 sono le presenze all’anno, senza contare le famiglie. In più il coordinamento di tutte le altre caserme avviene da qui. Riposizioniamo la città: il suo ruolo è dentro l’idea dell’Umbria e ci sono delle scelte che dobbiamo condividere. Non c’è più spazio per le grandi aree produttive. Il paesaggio, l’ambiente, l’enogastronomia, l’agricoltura, la cultura: sono il nostro grande tesoro. Priorità fondamentale è il lavoro: il lavoro preoccupa sulla tenuta sociale. Sicurezza: non sarò bello, ma esco la sera e non mi ha mai dato fastidio nessuno. Abbiamo la tariffa dell’acqua più bassa”.

Ma Mismetti ha affrontato anche il tema delle indagini della magistratura che indaga sulla sanità: “Non è questo il contesto per parlare dell’inchiesta, ma a mio avviso dietro questa vicenda c’è un confronto sotterraneo, tante letture, e non vorrei che qualcuno, e non parlo della magistratura e dei carabinieri che devono fare il proprio dovere, possa cogliere questa difficoltà per farci fare un passo indietro. Abbiamo affrontato grandi responsabilità con grande dignità e a tanti ha dato fastidio”. Sull'inchiesta è arrivato anche il commento dell'ex governatrice Maria Rita Lorenzetti: “Attenzione ad interpretare la vicenda, questa non è Folignopoli”.


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