di Sergio Grifoni (*)
Alcune settimane fa, ebbi modo di interpellare l'Amministrazione Comunale sull'imminente attuazione del Federalismo Demaniale, ovvero la possibilità da parte del Comune di acquisire alcuni beni immobili, attualmente di proprietà dello Stato.
Elencai allora alcune strutture che, senza dovuto approfondimento, mi vennero subito in mente: la Rocca Albornoziana, il tracciato della Ferrovia Spoleto-Norcia, il palazzo dell'Arcone, alcuni fabbricati militari, i terreni di Piazza d'Armi, e così via.
Avvertii che occorreva intervenire subito presso i nostri Parlamentari, al fine di sollecitarli e sostenerli nel caldeggiare l'inserimento di gran parte dei suddetti beni nell'apposita lista che sarebbe stata predisposta a breve.
Non so se ciò sia stato fatto o meno, so soltanto che questa lista, anche se in forma provvisoria, è stata stilata, ma solo una piccola parte dei suddetti beni risultano inseriti.
L'apposita Commissione bilaterale parlamentare ha infatti elaborato in questi giorni la lista ufficiosa dei beni da alienare, in attesa di stilare quella definitiva nel prossimo mese di novembre.
I Comuni interessati saranno chiamati, nei prossimi due mesi, a pronunciarsi sull'accettazione o meno del bene cedibile.
Se dovessero rinunciare, saranno interpellate dapprima le Province e, in caso di ulteriore diniego, le Regioni, dopo di che il bene ritornerà all'Agenzia Nazionale del Demanio.
Il bene ricevuto dovrebbe, secondo la finalità del provvedimento legislativo, essere valorizzato o, in alternativa, potrebbe anche essere venduto dall'Ente.
In caso di vendita, il 75% del ricavato rimarrebbe al Comune per contribuire alla riduzione dei propri debiti, ed il restante 25% tornerebbe allo Stato per appianare i debiti nazionali.
Prima perplessità: anche se questo provvedimento si chiama “Federalismo di Valorizzazione”, immagino cosa potrebbe comunque accadere nel caso di cessione di terreni; si rischierebbe cioè che gran parte di essi, se non tutti, diventino improvvisamente edificabili per aumentarne il valore.
Malignità a parte, ho riscontrato che, per ciò che concerne la nostra Regione, l'elenco stilato prevede ben 216 beni cedibili, per un valore iniziale stimato in circa 12 milioni di euro.
Ho anche riscontrato che di tale valore, alla nostra città spetta solo una fetta di 900.000 euro (a Foligno, per esempio, toccano 2,3 milioni di euro).
Campanilismo a parte, di tutti i beni potenzialmente cedibili, sono stati inseriti il Palazzo dell'Arcone (per un valore di 280.000 €), due terreni ex alveo torrente Tessino (674.000 €) ed un altro terreno periferico del valore di 9.000 €.
Tutte le altre strutture sono state dimenticate!
Può darsi pure che al Comune “convenga” che determinati beni restino di proprietà statale ma, avendo la possibilità del rifiuto, vederli comunque inseriti nella lista in parola sarebbe stato, a mio avviso, opportuno e conveniente.
Se fosse inserito, per esempio, il percorso della ferrovia Spoleto-Norcia, potrebbe essere la stessa Provincia a gestirlo, potenziarlo e tenerlo in vita.
Se fosse inserita, per esempio, la Rocca, potrebbe essere la stessa Regione a mettere d'accordo tutte le realtà in essa presenti per farne un unico soggetto di gestione.
Se fossero inseriti, per esempio, i terreni di Piazza d'Armi, potremmo evitare di pagare la penale di 800.000 euro già decretati a nostro onere.
Il tutto, ovviamente, dovrà far parte di un progetto ben preciso ed urgente da elaborare.
Questo perché, essendo nel periodo estivo, dove molti provvedimenti vengono adottati volutamente alla spicciolata, si corre il rischio di non fare più in tempo e di restare, come spoletini, irreversibilmente fregati!
Per evitare ciò, auspico che il Comune si sia dotato di un inventario di tutti i beni che, potenzialmente, potrebbero essere inseriti nella suddetta lista, prima della fase definitiva.
Se non è stato fatto, lo si faccia subito!
Mi auguro che in proposito siano stati già interpellati i Parlamentari del nostro territorio per concertare con loro il da farsi.
Se nessuno ha provveduto, ci pensi chi di dovere!
Mi auguro che, trattandosi di materia delicata che investe l'interesse dell'intera città, ci sia poi la volontà di confrontarsi con tutti i soggetti istituzionalmente interessati.
L'unione, oggi più che mai, fa la forza!
Al contrario, le nostre divisioni, il nostro silenzio e la nostra apatia, significherebbero far lievitare gli interessi degli altri Comuni.
(*) Consigliere comunale- Capogruppo di Prima Spoleto.