(Francesca Tortora) – Sono state le suggestive Fonti del Clitunno a far da cornice alla conferenza stampa di presentazione di “Affari di famiglia – Commedia Nera in III atti”, il nuovo film del regista Stefano Alleva, realizzato insieme ai ragazzi della Comunità di recupero CEIS (Centro di solidarietà “Don Guerrino Rota”) di Spoleto. Il progetto, inizialmente nato come semplice laboratorio cinematografico, ma divenuto poi un vero e proprio film di 92 minuti, 91 scene e ben 81 locations, è praticamente unico in Italia per come è stato concepito e realizzato all’interno di una comunità terapeutica. Presenti alla conferenza stampa il regista Stefano Alleva, sua moglie Ewa, attrice teatrale, monsignor Eugenio Bartoli, Presidente del Ceis, Alessandra Fontana, direttrice della comunità di Camposalese e l’avvocato Salvatore Finocchi, che è stato determinante per l’avvio del progetto. Tutti protagonisti (33 i ragazzi del Ceis impegnati nelle riprese) di questa bellissima storia fatta di solidarietà e speranza
E’ stato proprio Alleva, visibilmente emozionato per il progetto appena concluso, a raccontare la nascita del progetto: “lo scorso anno, grazie all’amico Salvatore (Finocchi, n.d.r.), ho conosciuto monsignor Bartoli e, grazie all'idea di Alessandra Fontana, abbiamo deciso di proporre ai ragazzi degli incontri sul mondo del cinema. Mai ci saremmo aspettati che si appassionassero tanto” dice il regista divenuto ormai spoletino di adozione. Tra lui, Ewa e i ragazzi si instaura subito una formidabile sintonia, una semplice esercitazione pratica – concepita per far applicare gli ospiti della comunità ad un’attività concreta – che si è trasformata ben presto in un progetto di grandi dimensioni. Un vero e proprio film, impostato come si conviene a quelli delle più note produzioni cinematografiche: dalla scrittura del soggetto, realizzata da uno degli ospiti del Cei, al suo 'trattamento', fino al cosidetto “scalettone” e alla stesura della sceneggiatura. Nasce così “Affari di Famiglia”, un racconto con i toni di una commedia agro–dolce, in un’atmosfera noir. Una storia lontana da quelle autoreferenziali sul riscatto dalle sostanze stupefacenti e colorite di facili moralismi: piuttosto ricca di un valore catartico molto più profondo attraverso il quale comunicare un messaggio edificante e positivo. La trama è articolata e complessa. Molti i personaggi, per interpretare i quali è stato fatto un vero e proprio casting, che danno vita ad una sceneggiatura ricca di colpi di scena e ad un finale a sorpresa. I ragazzi, “i veri protagonisti del progetto” coem ha sottolineato Alleva, si sono impegnati al massimo decidendo fra loro i vari ruoli da ricoprire: chi ha scelto di recitare, chi di stare dietro alla macchina da presa, chi si è occupato delle varie mansioni organizzative, chi di coordinare l’edizione e assistere la regia.
Le riprese, partite lo scorso ottobre, si sono protratte per sei mesi per non distogliere i giovani dalle attività terapeutiche.
“Il percorso che questi ragazzi portano avanti tutti tutti i giorni con sacrificio per affrancarsi dalla sostanza è durissimo – afferma Alessandra Fontana –, questa è stata una prova importante perchè si sono misurati con la responsabilità che questo progetto comportava, senza uscire dalle regole, senza strappi. Hanno dimostrato una tenuta fisica e psicologica notevole, serietà e disciplina. Questo mi rende felice e consapevole di aver raggiunto il mio obiettivo”.
Inoltre i neo “attori” hanno avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con i professionisti che hanno costituito la troupe di lavoro, coinvolti da Stefano Alleva in forma di puro volontariato. Una troupe tutta umbra, “a dimostrare che anche in questa Regione ci sono valide professionalità che devono essere valorizzate – commenta il regista – così come il gruppo di jazzisti che ha lavorato gratuitamente per le musiche originali che accompagneranno film”.
Fra queste Franco Lecca, noto direttore della fotografia di tanti film e serie televisive di successo, e Katia Ricciarelli che, con un piccolo “cameo”, ha voluto partecipare, spinta dal suo legame per Spoleto e dall’affetto per il Centro di Solidarietà che da sempre la vede una preziosa sostenitrice. Una partecipazione che ha coinvolto tutti, l’intera città di Spoleto, location principale del film: a cominciare dal sindaco Benedetti che ha garantito ogni agevolazione per le riprese ai tanti cittadini che hanno voluto testimoniare la loro vicinanaza e affetto al Ceis partecipando in vari modi a questa piccola avventura. “C’è stato anche chi, vittima del pregiudizio, non ha voluto collaborare al progetto, ma non è stato sicuramente di intralcio alla sua realizzazione” dicono dalla produzione.
Un film girato quasi a budget zero, ma con tutte le problematiche e gli oneri di un film tradizionale: al modesto sostegno di due banche umbre si sono affiancati i cuori e l’entusiasmo di coloro che hanno partecipato come hanno potuto. L’avvocato Finocchi, ad esempio, ha messo a disposizione il proprio studio legale per girare alcune scene, ha contribuito economicamente alla prouzione e, vuoi per l’eleganza che da sempre lo contraddistingue, vuoi per i suoi caratteristici baffi, ha partecipato alle riprese anche in veste di attore. Il film è stato realizzato in Alta Definizione in appena 21 giorni di riprese e tutta la produzione sta ancora lavorando per l’anteprima che si terrà domani sera, alle 20.30 al Chiostro di San Niolò. Alla proiezione prenderà parte anche il Ministro Mara Carfagna, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanardi, Katia Ricciarelli insieme alle più alte autorità cittadine a cominciare dall’arcivescovo Boccardo. “Qualunque sia l’esito artistico del film – concludono Alleva e la direttrice Fontana – possiamo fin da ora affermare che il profondo impegno e la totale dedizione dimostrata dai ragazzi sono garanzia di un’esperienza positiva, che lascerà il proprio segno nel cammino della ricostruzione di questi nostri figli”.