Incertezza sul futuro del Turreno | Fioroni “Pensiamo ad un’altra cultura”

Incertezza sul futuro del Turreno | Fioroni “Pensiamo ad un’altra cultura”

Pagnotta contro il Comune | Lotta contro il tempo per i fondi | Ambroglini “Questione decisiva per la cultura della città” | Il 16 se ne parlerà in un consiglio aperto


Sul Turreno c’è chi parla con i numeri e chi parla con il cuore, l’importante è farlo in una direzione comune: il bene della città. Al Postmod, lunedì sera, perugini istituzioni hanno dibattutto sul futuro del teatro di Perugia durante l’incontro organizzato dall’associazione St’Art.

Tre i personaggi di questa storia: Comune di Perugia, la Fondazione Cassa di Risparmio (che ha acquistato l’immobile che donerà poi al Comune) e la Regione che nel progetto di ristrutturazione mette un milione e 638mila euro dell’Agenda Urbana e un altro milione e mezzo di tasca propria. “Ovvio che – come spiega Baldissera Di Mauro dalla Regione – in questo contesto è necessario un percorso partecipativo che si concluda con la presentazione da parte del Comune, entro tre mesi, di un progetto vero e proprio“. Per ora, infatti, sul piatto ci sono solo studi di fattibilità fatti da chi, come sottolinea l’assessore Fioroni,  è abituato a fare “economia culturale“. In origine erano tre ma dopo il nuovo codice degli appalti, sono cambiate le percentuali di intervento. “Se scadono i termini senza una proposta concreta – ha precisato Di Mauro – la Regione deciderà come ridefinire il suo finanziamento“. Insomma, una lotta contro il tempo.

Sappiamo bene – spiega Michele Fioroni, per sua ammissione è l’uomo abituato a ragionare con i numeri  -, perchè l’esperienza del Turreno pensato come era, si è conclusa. Dobbiamo pensare ad un altro tipo di cultura. L’idea è quella di uno spazio multimediale con bar e ristorante e sedie rimovibili per far diventare la platea un grande palco, una grande piazza e in grado di sostenersi economicamente“. Proprio lunedì l’assessore è rientrato da un sopralluogo a Roma in “incubatori dove si fa innovazione, multimedialità, dove si guarda al futuro“, proprio come dovrebbe diventare il Turreno. L’assessore ha quindi ricordato come la gestione del Turreno peserebbe sul bilancio del Comune oltre 300 mila euro l’anno. “In una fase in cui bisogna contenere la spesa pubblica, non è economicamente sostenibile il prefigurarsi di una situazione del genere”.

Soldi che, secondo il consigliere dem Tommaso Bori presente in sala, “quando si vuole si trovano, come si sono trovati i 160mila per la rievocazione storica di Perugia 1416. Invito la cittadinanza a partecipare al consiglio grande il 16 gennaio sul futuro del Turreno”.

Dubbiosi sul progetto del Comune, Carlo Pagnotta, direttore artistico di Umbria Jazz, ma anche Primo Tenca della Società Mutuo  Soccorso, l’associazione L’uno e l’altra e Virgilio Ambroglini della Fondazione Sergio Per la Musica. Pagnotta sottolinea come “Perugia non abbia bisogno di uno spazio polivalente dove i posti sono ridotti per lasciare la platea libera. “Il Comune – aggiunge Pagnotta – vuole fare con i soldi degli altri (Regione e Fondazione) quello che gli pare. A cosa servono un bar e un ristorante quando intorno al Teatro ce ne sono tantissimi? – si chiede Pagnotta – Forse a farne chiudere qualcuno. Le grandi strutture culturali li deve gestire il Comune, non un privato“. Secondo il patron di Umbria Jazz, dopo un battibecco con l’assessore comunale Fioroni, questa sarebbe l’ultima occasione per la città di avere un teatro capiente.

Noi parliamo con il cuore – spiega Virgilio Ambroglini della Fondazione Sergio Piazzoli – . La questione del numero dei posti è decisiva. Guardiamo al teatro Lyrick di Assisi che è sempre in overbooking e con una programmazione a 360 gradi. Lì parlano i fatti. Forse c’è una visione diversa di città perché c’è chi la vuole riempire sempre più di cultura e chi di altre cose“. Una questione decisiva, secondo Ambroglini, anche in una prospettiva di macro regione con Umbria e dove Perugia dovrebbe ambire a diventare capitale e con delle strutture adeguate”.

Insomma, sul Turreno e su Perugia, va costruito un caso nazionale in ambito culturale attraverso cui rilanciare la città grazie ad un sistema di spazi adeguati. Dopo mesi di dibattito sul “quanto, ora il Comune ha il compito di affrontare il “cosa” si farà del Turreno.

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