Crisi a Terni, l’ombra del “Nazareno” | Tutti contro tutti e viceversa

Crisi a Terni, l’ombra del “Nazareno” | Tutti contro tutti e viceversa

Fissato il consiglio comunale sul dissesto | Dimissioni del sindaco, la politica media tra patti e strappi

I tre giorni di passione del Comune di Terni inizieranno giovedì 15 febbraio. All’ordine del giorno del consiglio comunale la discussione sul dissesto finanziario che, nel frattempo, dovrà essere deliberato dalla giunta municipale. Presumendo una discussione lunga e lacerante, la conferenza dei capigruppo ha deciso di impegnare anche il 16 ed il 17, giorni buoni per eventualmente esaurire il dibattito. Ventiquattro ore dopo scadranno i termini per rendere esecutive – o meno – le dimissioni del sindaco Leopoldo Di Girolamo. Essendo però domenica, la “linea della morte” di palazzo Spada è fissata al 19 febbraio.

Da qui ad allora sarà tutto un lavorio tra pontieri, diplomazia e arieti. Perché il tema non è tanto quello di deliberare o meno il dissesto del Comune, quanto quello di rendere effettive le dimissioni del primo cittadino. Perché da questo deriva l’immediato futuro della città: elezioni il 27 maggio 2018 oppure urne rinviate al prossimo anno.

Già nel pomeriggio di martedì, poco dopo l’annuncio delle dimissioni del sindaco, alcuni emissari di Forza Italia – seppure non riconducibili al gruppo azzurro che occupa i banchi di Palazzo Spada – avrebbero allacciato contatti con ambienti democratici. Trovando sponda favorevole in chi ritiene che, se esistono i margini per ritrovare una “nuova compattezza” in giunta, allora si può andare avanti fino al 2019.

Contatti che poi avrebbero preso corpo in queste ore in una sorta di “patto del Nazareno” in salsa ternana.

Di fatto, dentro a Partito democratico e Forza Italia sarebbe forte la riflessione sul fatto che giungere in maniera così repentina al voto sarebbe un suicidio. Mancano proposte e candidati, col rischio di consegnare la città dell’acciaio a chi invece – in primis Movimento 5 Stelle – vede spianata la strada verso maggio 2018.

Radio Palazzo vedrebbe i segnali di questa “alleanza” in alcune assenze pesanti: FI, ad esempio, non ha partecipato alla occupazione del consiglio, né ha firmato la richiesta di consiglio straordinario – ratificata da M5S, I love Terni, Fd’I e Crescimbeni – con la quale si chiedeva a Di Girolamo di relazionare su quanto realizzato e sul dissesto. Il timore che aleggia è insomma che, seppure formalmente si spinga per l’addio di Di Girolamo, dietro le quinte lo sforzo punterebbe in tutt’altra direzione. Abbiamo sempre fatto un’opposizione senza se e senza ma – dice Marco Cecconi, capogruppo in consiglio comunale e coordinatore di Terni di Fratelli d’Italia – e attendiamo gli esiti delle dimissioni del sindaco”.

Incroci pericolosi che potrebbero riflettersi anche sulle Politiche di marzo in una sorta di mutuo aiuto tra centrodestra e centrosinistra e che potrebbero sfociare in un nuovo esecutivo Di Girolamo allargato però anche a pezzi di opposizione. Una sorta di governo tecnico che rasenta, tuttavia, i margini più estremi della fantapolitica.

Tutte ipotesi che devono però fare i conti con una opposizione forte che arriva direttamente dal Pd. Non è un segreto che la corrente Pardini-Brega si stia dando da fare per staccare la spina all’amministrazione. Fino ad arrivare anche all’ipotesi di spingere i consiglieri che la rappresentano a Palazzo Spada a rassegnare le proprie dimissioni – assieme ad un nutrito gruppo dell’opposizione, per arrivare al necessario numero di 18 consiglieri – così da innescare la conseguente decadenza di giunta e consiglio.

Insomma: tutti contro tutti per un match che si decide dopo san Valentino. Occhio ai cioccolatini: potrebbero essere avvelenati o nascondere qualche “pizzino” cruciale.

[Nella foto un momento delle dimissioni del sindaco Di Girolamo]


Articolo modificato il 3 febbraio 2018, alle ore 13:15

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