“Cosa Nostra Nigeria” / Sgominato cartello della droga da Perugia / Ovulatori a pioggia in Europa

“Cosa Nostra Nigeria” / Sgominato cartello della droga da Perugia / Ovulatori a pioggia in Europa


Veri e propri trafficanti, non spacciatori. Su questo punto Vincenzo Nicolì e Elvio Barbarti del servizio centrale operativo dello Sco, sono stati chiari. Una “cosa nostra” africana è stata sgominata nelle scorse ore, partendo da un’indagine nata e condotta da Perugia. Anche 100 ovuli alla volta, contenenti eroina e cocaina, portati in pancia per viaggi dall’africa all’Europa, trasferiti agli spacciatori al dettaglio grazie ad una pioggia di corrieri ovulatori nigeriani che erano in grado di smistare in una settimana la cocaina contenuta in un container: una tonnellata. L’operazione “Turn Over”, illustrata questa mattina dal il questore di Perugia Carmelo Gugliotta è iniziata con indagini nel 2012 e ha consentito di disarticolare una organizzazione transnazionale gestita, direttamente dalla Nigeria, che aveva importanti ramificazioni in vari Paesi del mondo tra cui l’Italia. Il magistrato competente Manuela Comodi ha chiesto e ottenuto dal Gip Lidia Brutti, 37 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Gli indagati complessivi sono 51.

L’indagine, avviata dalla prima Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Perugia- come spiegato questa mattina dal capo della Mobile di Perugia Marco Chiacchiera e dal dirigente della prima sezione criminalità organizzata Mauro Bigini – ha visto il decisivo coinvolgimento sin dalle battute iniziali del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, che ha direttamente partecipato a tutte la varie fasi della stessa, con il coordinamento della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA). “I riscontri alle numerosissime telefonate intercettate sono stati consistenti, avendo gli investigatori seguito in tempo reale numerosi viaggi, con altrettanti arresti, dei corrieri che trasportavano in corpo anche 100 ovuli a volta – ha spiegato Chiacchiera – Il gruppo gestiva un importante traffico di stupefacente destinato a varie regioni Italiane (Umbria, Lazio, Marche, Campania, Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte), i cui referenti risiedevano, rispettivamente, a Perugia, Milano, Roma, Caserta, Bologna, Firenze, Reggio Emilia, Modena e Padova”.

L’indagine è partita da Perugia. Le indagini hanno preso spunto da ipotesi investigative secondo cui i principali gruppi criminali composti da magrebini attivi sul territorio di Perugia nello “spaccio di piazza”, si rifornivano di eroina e cocaina anche e soprattutto da cittadini di nazionalità nigeriana, tradizionalmente presenti in provincia. Dall’ipotesi si è passati a qualcosa di più, risultando sussistente, nel territorio umbro, la presenza di un vero e proprio sodalizio criminale composto esclusivamente da cittadini nigeriani impegnati nell’importazione, detenzione e successiva cessione di “droghe pesanti”.

Le intercettazioni. Dalle telefonate intercettate si è capito, in primis, che i soggetti impegnati nello spaccio locale all’ingrosso, erano tutti rigorosamente nigeriani. Sono emersi immediatamente ramificati collegamenti con connazionali presenti nelle più importanti città d’Italia, punti di riferimento dell’importazione e della successiva cessione dello stupefacente nelle rispettive province; gli stessi mantenevano frequenti contatti con numerosi connazionali domiciliati all’estero ed in altre province italiane: con i primi interloquivano circa tempi e modi per l’invio di carichi di stupefacente attraverso l’utilizzo dei cosiddetti “corrieri/ovulatori”, mentre con i secondi prendevano contatti per la collocazione dello stupefacente su tutto il territorio nazionale. Si è così ricostruita una fitta rete di soggetti presenti in molte importanti città dove l’organizzazione poteva fruire dei referenti per lo smercio, si ricorda, sempre all’ingrosso, dello stupefacente importato: Torino, Padova, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Napoli e Caserta.

All’estero. L’organizzazione, peraltro, non ha trovato limite all’interno dei confini nazionali, annoverando collegamenti in vari Paesi europei, come Inghilterra, Spagna, Irlanda e Olanda. L’indagine ha consentito anche di appurare le zone di provenienza dello stupefacente, Camerun, Uganda, Burundi e Togo, e di pervenire all’arresto di numerosi corrieri ovulatori, provenienti per l’appunto da quei Paesi, con il conseguente sequestro di circa 8 kg. di eroina e cocaina. Esistono infine risconti del fatto che il sodalizio, che ha comunque i propri riferimenti apicali in Nigeria, patria di tutti i sodali, dislocati un po’ in tutto il pianeta, ha contatti anche con paesi del Sudamerica, quali Brasile, Venezuela ed Equador e dell’Asia, quali Pakistan ed Afghanistan.

I riscontri. Nel corso delle indagini, sul territorio, sono stati eseguiti sequestri di eroina e cocaina: il 3 novembre 2012, è stata arrestata a Perugia Christopher Bose, trovata in possesso di 25 grammi di cocaina ricevuta, a Roma, da Anioke Jonathan e destinata al mercato di Perugia; il 20 novembre 2012, veniva arrestato a Padova, EZENWAIGBO Onyeka Fred, per detenzione di 210 grammi di cocaina, ricevuta, a Roma, da ANIOKE Jonathan e destinata al mercato di Padova; il 4 marzo 2013, veniva arrestato a Roma, ELAD ENOCK Eric, per detenzione di 1.070 grammi di eroina, suddivisa in 90 ovuli, proveniente dal Camerun e destinata al mercato nazionale; il 18 marzo 2013, veniva arrestato a Roma, ABDELEGAN Julius, per detenzione di 770 grammi di eroina, suddivisa in 49 ovuli, proveniente dall’Uganda e destinata al mercato nazionale; il 22 marzo 2013, veniva arrestata a Roma, ABU Joy, per detenzione di 1.350 grammi di eroina, suddivisa in 82 ovuli, proveniente dall’Uganda e destinata al mercato nazionale; il 1 aprile 2013, veniva arrestato a Roma, ONYENEKE Chukwunyere Johnson, per detenzione di 1.000 grammi di eroina, suddivisa in 70 ovuli, proveniente dal Burundi e destinata al mercato nazionale; il 7 aprile 2013, veniva arrestato a Roma, UDEH Augustine, per detenzione di 900 grammi di eroina, suddivisa in 46 ovuli, proveniente dal Burundi e destinata al mercato nazionale; il 28 aprile 2013, veniva arrestata a Roma, OBUH Blessing, per detenzione di 1.130 grammi di eroina, suddivisa in 69 ovuli, proveniente dal Togo e destinata al mercato nazionale; il 28 aprile 2013, veniva arrestato a Roma, CHIDIEBERE Charles Adamemiun, per detenzione di 1.540 grammi di eroina, suddivisa in 81 ovuli, proveniente dall’Uganda e destinata al mercato nazionale; il 27 luglio 2013, veniva arrestato a San Benedetto del Tronto, UGBOAJA Amobi Kalu, per detenzione di 10 grammi di cocaina, destinata al mercato di Ascoli Piceno.

Sul territorio nazionale. L’attività di indagine ha consentito di delineare un quadro probatorio chiaro e concordante sulle ramificazioni che l’organizzazione investigata ha su tutto il territorio nazionale.
Sono stati dimostrati, infatti, collegamenti tra soggetti nigeriani stanziali in molte importante città (tutti in possesso di carte o permessi di soggiorno per motivi di lavoro), impegnati stabilmente nell’organizzazione e gestione di una rete di spaccio all’ingrosso nelle province ove gli stessi avevano da tempo trovato dimora e stabilito legami criminali. La droga smistata dall’organizzazione nelle varie città, proveniva, come visto, dai Paesi dell’Africa sub sahariana. Le città coinvolte nell’operazione sono, oltre ovviamente a Perugia: Roma, Milano, Torino, Padova, Vicenza, Modena, Reggio Emilia, Ascoli Piceno, Firenze, Frosinone, Napoli, Caserta.

I profili internazionali. Per quanto attiene ai profili internazionali, il servizio di intercettazione ha dato modo di rilevare contatti con soggetti nigeriani dislocati in quasi tutti i continenti quali Africa, Asia, Sudamerica ed Europa. In particolare, sono emersi contatti con soggetti stanziali, oltre che in Africa (Nigeria, Uganda, Burundi, Kenya, Sudafrica, Tanzania e Togo), anche in Brasile, India, Pakistan, Tahilandia e Giappone. Per quanto attiene all’Europa, sono stati monitorati contatti in Germania, Inghilterra, Irlanda, Olanda, Polonia e Spagna. L’organizzazione prevedeva una distribuzione gerarchica dei compiti tra promotori, organizzatori e corrieri, imposta anche tramite il potere di assoggettamento, esercitato ricorrendo ai noti riti voodoo, tipici delle consorterie malavitose nigeriane. Infine, nel corso dell’indagine è emerso che i vertici del sodalizio, attraverso contatti diretti con alcuni rappresentanti dei principali “cartelli della droga” sudamericani, avevano avviato trattative finalizzate all’acquisto di enormi quantitativi di cocaina, che avrebbe dovuto esser importata attraverso container e collocata sul mercato nel giro di poche settimane.

Il reimpiego del denaro. Ulteriore elemento evidenziatosi, durante le intercettazioni, è la parallela attività di riciclaggio delle somme di denaro derivanti dalla vendita dello stupefacente ai soggetti intermediari, somme inviate all’estero (Nigeria) attraverso le modalità di trasferimento “Money Transfer” e/o con accredito bancario, quasi tutte effettuate attraverso generalità di persone insospettabili ed in regola con i documenti di soggiorno, all’uopo utilizzate come “teste di legno”. Il denaro trasferito in Nigeria è stato in buona parte reinvestito per il pagamento delle forniture e l’acquisto di nuove partite di droga, per il pagamento dei corrieri internazionali e per l’acquisto di beni immobili.

I reati contestati. Sono stati contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla importazione, trasporto, raffinazione e commercio di stupefacente del tipo cocaina, ed eroina; Importantissimo sottolineare come il Gip Lidia Brutti, aderendo alle esposte ricostruzioni investigative, abbia ritenuto sussistente l’aggravante della “transnazionalità” degli ascritti delitti.

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