Arrestato sindaco di Terni, terremoto a Palazzo Spada per appalti coop

Arrestato sindaco di Terni, terremoto a Palazzo Spada per appalti coop

Il primo cittadino ai domiciliari, stessa sorte per l’assessore ai lavori pubblici | Le misure cautelari sull’inchiesta che aveva portato al blitz delle fiamme gialle ‘Operazione Spada’

Clamorosa svolta sull’inchiesta sugli appalti pubblici a Terni che a novembre aveva portato la Procura ad emettere 16 avvisi di garanzia: il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per il sindaco Leopoldo Di Girolamo e per l’assessore ai lavori pubblici Stefano Bucari.

Lo ha comunicato poco fa con una nota il procuratore capo Alberto Liguori. Provvedimenti sono stati emessi anche per due componenti di cooperative sociali, per i quali è stato disposto il divieto temporaneo di esercizio dell’attività di impresa cooperativa.

L’avvocato difensore – “E’ una notizia che mi coglie di sorpresa, sto rientrando e prima di rilasciare dichiarazioni voglio precedere alla visione dei provvedimenti” è il commento a caldo dell’avvocato Biancifiori, difensore del sindaco Di Girolamo. Sindaco che fino a dopo le 13 di oggi era presente a palazzo Spada dove ha presenziato a due conferenze stampa, sulla raccolta differenziata sull’emergenza idrica che ha riguardato fino a ieri sera la zona di Terni Nord.

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Nella lunga nota diramata dalla Procura, si ripercorre tutta la vicenda che a novembre aveva creato molto clamore.

Gli appalti nel mirino – “Su segnalazione della squadra Mobile della questura di Terni, poi affiancata nell’attività info-investigativa dal nucleo di polizia Tributaria della Guardia di finanza, la procura della Repubblica ha esaminato una serie di appalti di servizi pubblici che hanno interessato, al momento ed allo stato degli atti, in prima discovery: la manutenzione ordinaria del verde pubblico sia in città  sia all’interno dei cimiteri urbani; la gestione dei servizi cimiteriali, nonché la gestione dei servizi turistici presso l’area della cascata delle Marmore, predisposti e gestiti dall’attuale giunta municipale di Terni” spiega in una lunga nota il procuratore capo di Terni, Liguori.

L’esito degli accertamenti investigativi – “Il quadro che è emerso – evidenzia la Procura – ha consentito di fare luce sulla illecita gestione della cosa pubblica, negli anni a cavallo tra il 2011 ed il 2016, che, in luogo di operare nel rispetto delle regole comunitarie e nazionali della libera concorrenza finalizzata alla scelta del miglior contraente, è stata improntata all’alterazione delle regole di mercato secondo un sistema illegale finalizzato a favorire le medesime cooperative sociali di tipo B, operanti nel territorio di Terni e con affluenza extraprovinciali ed extraregionali, attraverso l’individuazione e successivo inserimento nei bandi di gara di requisiti spaziali – possesso di un’unità operativa nel territorio – e di requisiti strutturali – inserimento lavorativo di persone svantaggiate -. Il percorso criminale ha trovato completamento nell’illecito frazionamento dell’importo d’asta in modo da eludere le prescrizioni del codice degli appalti e le norme comunitarie vincolanti che impongono la scelta attraverso una gara degli appaltatori e non consentono l’individuazione del contraente con l’utilizzo dei bandi modellati su di esso (Bando fotografia)”.

Il “bando fotografia” – “Il risultato previsto e concordato delle irregolarità era l’aggiudicazione dell’appalto alle medesime cooperative sociali. In particolare, l’amministrazione, al fine di far conseguire l’appalto pubblico sempre allo stesso contraente, in violazione delle prescrizioni dell’ANAC e delle annotazioni di alcuni Responsabili del settore servizi pubblici del Comune di Terni, ha predisposto gli appalti ad importo frazionato (ad esempio se il prezzo dl un appalto era 10, è stato frazionato in più tranche) in maniera da evitare l’asta pubblica ed assegnare i lavori con la procedura negoziata (consentita solo per lavori di modesto importo) alle cooperative di tipo B preventivamente individuate nel bando con previsioni che solo le dette cooperative avevano. Infatti, una volta ridotta fraudolentemente la basa d’asta sotto soglia comunitaria, l’amministrazione ternana ha potuto liberamente ed in maniera riservata negoziare con le solo cooperative sociali di tipo B operanti in Terni e Provincia, già munite nell’atto costitutivo del requisito previsto nel regolamento comunale del 2013 dell’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate”.

Favorite le stesse cooperative – “Il meccanismo fraudolento descritto – sostengono gli inquirenti – ha trovato completamento criminale nel senso che l’amministrazione comunale ha favorito sempre le medesime cooperative facendo ricorso, alternativamente ed ingiustificatamente, dapprima alla proroga degli appalti di servizio scaduti, cosi come poi alle procedura in economia e/o dell’affidamento diretto, anziché bandire una gara nuova, adducendo motivazioni apparenti e pretestuose, sempre attraverso il frazionamento del lavori in piccole commesse tali da eludere la norma primaria, così continuando a garantire, a volte, anche per oltre 5 anni consecutivi la gestione del contratto al medesimo raggruppamento di cooperative sociali (costituite in ATI, ovvero Alis, Ultraservizi, Gea e Asso). Solo per citare qualche dato si annota che:

  • per il verde pubblico urbano l’appalto è stato gestito senza gara aperta dal 2008 al 2015 per un totale di costi per il Comune di Terni superiore ai 2 milioni e 700 mila euro, cui si devono sommare i lavori appaltati nel 2015 per una somma totale superiore ai 560 mila euro, poi frazionati in tre lotti;
  • per l’appalto del servizio verde all’interno del cimitero comunale, il contratto, senza gara aperta, ha subito 63 proroghe dal 2011 al 2016 per un costo totale di oltre 286 mila euro;
  • per i servizi cimiteriali all’interno dei 16 centri le proroghe sono durate dal 2014 al 2016, il costo sopportato di oltre 687 mila euro;
  • per l’appalto dei servizi turistici all’interno della Cascata delle Marmore, il contratto ha fatto registrare atti comunali di proroga illegittima dal 2010 ai 31.12.2013. I lavori poi appaltati con procedura negoziale riservata sono stati aggiudicati per un importo di oltre 1 milione e 700 mila euro.

Gli elementi di accusa vengono principalmente dai documenti acquisiti”.

I “protagonisti” – “La vicenda penale esaminata ha visto protagonisti sia la componente politica sia la componente tecnica del Comune di Terni: la prima, nelle persone del componenti della Giunta Municipale, con il ruolo, assegnato al Sindaco e all’assessore pro tempore ai lavori pubblici, di promotori ed organizzatori del sopra descritto disegno criminoso; la seconda, nelle persone del Dirigente e del Responsabile del settore lavori pubblici del Comune di Terni, impegnati, i primi, nella fase di preparazione degli strumentali requisiti strutturali e territoriali, trasfusi dal secondi indagati, quali partecipi al sodalizio criminoso, nel bandi di gara e nelle lettere di invito a contrarre, “cuciti” addosso alle cooperative sociali di tipo B, le uniche titolate a vestire il prodotto sartoriale come sopra confezionato. Ai soggetti investiti nelle rispettive qualità sopra descritte, si aggiungono anche altri personaggi, anch’essi inseriti all’intero del Dipartimento Lavori Pubblici del medesimo Ente territoriale, con li compito di contribuire alla realizzazione del programma di alterazione della concorrenza, ora avallando tecnicamente le operazioni di favoritismo, ora componendo le commissioni giudicatrici, ora fungendo da Responsabile Unico del Procedimento. Ed, infine, la presenza del responsabili delle cooperative sociali di tipo B, quali legali rappresentanti, impegnati nell’opera di turbativa degli incanti, suggeritori e fruitori finali degli esiti delle procedure amministrative irregolarmente attivate dalla Giunta Municipale, che, nonostante la diversa denominazione formalmente assegnata – gara pubblica/affido diretto/In economia/proroga -alla fine hanno garantito un monopolio perfetto nel territorio temano nel settore degli appalti di servizi al medesimo raggruppamento di imprese cooperative”.

Le misure cautelari personali ed interdittive  – Il procuratore capo, quindi comunica che, “nei limiti ordinamentali e di tutela delle dinamiche in corso, l’autorità giudiziaria di Terni, su richiesta dell’ufficio di cui lo scrivente ha responsabilità, ha applicato, allo stato, al netto di ulteriori determinazioni della summenzionata autorità giudiziaria, al Sindaco e all’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Terni la misura cautelare degli arresti domiciliari, mentre a due componenti di cooperative sociali di tipo B, li divieto temporaneo di esercizio dall’attività di impresa cooperativa”.