di Pina Silvestri (*)
Da qualche tempo, tra sondaggi, incetta di tagliandi, discussioni sulle primarie, caminetti perugini, ecc, argomento del giorno è il “totosindaco”.
Chiunque sarà il candidato dei due schieramenti non sarà facile raccogliere l’eredità di Brunini che, pur con tante ombre, è stato il Sindaco della ricostruzione post sisma, ha restituito a Spoleto gran parte del patrimonio immobiliare da tempo fatiscente, ha avuto intuizioni politico-amministrative lungimiranti, ma ha gestito il potere in maniera autocratica.
Prima di interrogarsi sui nomi dei probabili candidati, sarebbe necessario riflettere su quelle che dovrebbero essere le caratteristiche del sindaco ideale per guidare la Spoleto del futuro.
Innanzi tutto deve essere il Sindaco dell’unità cittadina, in grado di porre fine a divisioni, contrapposizioni aprioristiche tra le forze politiche, lotte intestine che, nel corso dei secoli e soprattutto degli ultimi anni, hanno prodotto un clima di incomunicabilità tra maggioranza e opposizione e indebolito il ruolo della nostra città nel panorama regionale.
Solo a Spoleto è accaduto che provvedimenti proposti dalla amministrazione siano stati bocciati dalla minoranza che ne ha fatto poi un cavallo di battaglia una volta diventata maggioranza, come nel caso del progetto della mobilità alternativa, o che misure proposte dalla maggioranza a favore delle fasce più deboli non siano state accettate dalla opposizione, pur riconoscendone la necessità.
Abbiamo sperimentato che con lo scontro non si risolvono i problemi; il nuovo sindaco dovrà favorire il dialogo, il confronto con tutte le forze politiche e sociali come mezzo per costruire insieme e rendere più forte la città.
Spoleto non può, infatti, rinunciare ad avere suoi rappresentanti in Parlamento, nella giunta provinciale e regionale; non può rinunciare a svolgere un ruolo propositivo e centrale nel panorama regionale; deve rivendicare pari dignità nella distribuzione e gestione delle risorse statali e regionali, non deve essere più costretta a combattere in difesa dell’esistente, precludendosi così la possibilità di incrementare le sue strutture.
Questi obiettivi impongono di uscire dall’isolamento, la ricerca di una reale sinergia e complementarietà con le altre realtà, in una visione policentrica dell’Umbria che favorisca la crescita.
Dovrà anche essere il Sindaco di tutti che farà della partecipazione e della democrazia i principali strumenti del governo cittadino.
A Spoleto si privilegia il momento della critica a quello dell’impegno costruttivo; sarà necessario ricostruire il tessuto della partecipazione e della condivisione, cercando di rendere tutti i cittadini protagonisti della costruzione del futuro della città, non come monadi, ma come parte integrante di quel tutto che è la polis.
Prioritario sarà inventare nuove forme di partecipazione reale, meno burocratiche, più incisive e propositive; sarà necessario aprire il Palazzo ai cittadini, perché il Palazzo è dei cittadini, non degli amministratori, se questi non vogliono trasformarsi in una casta.
Essere il Sindaco di tutti significa anche avere la capacità, e la volontà, di ascoltare i cittadini, tutti i cittadini; recepire i loro bisogni le loro esigenze, trovare una risposta globale, capace di coniugare il bene comune con l’interesse dei singoli in una città aperta e solidale, ma orgogliosa delle sue radici e della sua storia
Importante non è chi sarà designato e come; importante è che sia un amministratore che creda fermamente in questi valori e su questi sia in grado di progettare il futuro della città.
Allora avrà sicuramente il nostro appoggio. (*) Capogruppo UDC