Una "Madama Butterfly" di grande fascino chiude la 75^ Stagione del Lirico Sperimentale - Tuttoggi

Una “Madama Butterfly” di grande fascino chiude la 75^ Stagione del Lirico Sperimentale

Carlo Vantaggioli

Una “Madama Butterfly” di grande fascino chiude la 75^ Stagione del Lirico Sperimentale

Dom, 19/09/2021 - 11:07

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Il dramma di Cio Cio san nella stupenda musica di uno "scandaloso" Giacomo Puccini, entusiasma il pubblico del Teatro Nuovo di Spoleto

Cosa c’è di più drammatico, contemporaneo e “scorretto” eticamente parlando, di un militare americano che in terra straniera sposa una quindicenne già provata dalla vita (un padre suicida che obbliga indirettamente la ragazzina a diventare Geisha per sopravvivere), la induce ad abbandonare la propria religione e i propri costumi (rinnegata dunque dalla famiglia) e la rinchiude in una sorta di casa prigione, perdipiù incinta, in attesa di un suo improbabile ritorno? E quando torna poi lo fa per prendersi il figlio, ma da educare in America con la sua nuova moglie occidentale?

Se a tutto questo si aggiunge poi la musica descrittiva e piena di un languore inenarrabile dell’immortale Giacomo Puccini, lo spettatore si ritrova coinvolto e partecipe in tutto e per tutto nel dramma d’amore per antonomasia, la triste storia di Cio Cio san, rinata come Madama Butterfly per acconciarla al gusto occidentale.

E scandaloso Puccini quando mette in bocca all’ufficiale Pinkerton e a Sharpless, Console americano di Nagasaki, uno squillante “America forever…” sulle note dell’inno Americano, proprio mentre i due si danno di gomito per aver fatto il colpaccio in terra d’oriente. Quasi un gesto da sessantottino! Per non parlare poi della punta di perfidia quando chiama Dolore, il figlio della colpa. Sublime!!

E pensare che alla prima rappresentazione alla Scala di Milano (nel febbraio del 1904), il capolavoro pucciniano fu un fiasco di dimensioni colossali, sospinto verso il baratro da una sorta di congiura ordita dai soliti “buuisti” cattivoni (dalla classica espressione di disappunto “buu-buu” dei loggionisti de La Scala), che costrinsero Puccini ad una specifica revisione della prima partitura.

Un precedente che fu ampiamente riscattato poi dai successi di pubblico immediatamente dopo Milano. Uno per tutti il trionfo del 1906 al Regio di Torino sotto la direzione di Arturo Toscanini.

La scelta del Lirico

Questa succinta premessa di natura storica ci dovrebbe aiutare a capire che un capolavoro come la Butterfly è un banco di prova di eccezionale difficoltà per dei cantanti come i giovanissimi virgulti del Lirico Sperimentale di Spoleto che si trovano a doversi misurare con una tessitura musicale di straordinario lirismo, una lunghezza esecutiva che sfiora le 3 ore e una intensità recitativa che non può e non deve essere banalizzata nelle consuete posture da bravo cantante.

Chi conosce l’opera può fare riferimento ad esempio all’intensità drammatica dell’aria Tu, tu piccolo Iddio! (terzo atto) in cui la protagonista femminile deve cimentarsi in un sforzo recitativo e vocale di eccezionale difficoltà.

Una scelta quella della Butterfly che peraltro mette in movimento anche un impegno produttivo, in termini tecnici, che diventa un vero banco di prova per tutta la macchina del Lirico Sperimentale.

Ma non poteva esserci niente di meno, crediamo, proprio nel 75° anno di vita dell’Ente lirico spoletino per celebrare degnamente gli sforzi e la gloriosa storia di una istituzione che ha sfornato nel corso dei decenni generazioni e generazioni di straordinari cantanti.

Il covid da una mano-La messa in scena spoletina

Non ci si accusi di blasfemia ne di scorrettezza descrittiva, a nostra volta, ma nella messa in scena spoletina, ciò che salta all’occhio è come le rigide disposizioni anti-covid, abbiano in qualche modo “aiutato” Stefano Monti, artefice della regia e dell’allestimento scenico, a creare un ambiente ideale e di grande forza descrittiva per immergersi nella vicenda del tormentato rapporto tra Pinkerton e Cio Cio san. Innanzitutto l’orchestra dell’Otlis sul palco e la conseguente necessità di ridurre gli spazi di movimento concentrandoli tutti quasi al limite del boccascena, in una rigida distribuzione di aree descrittive scandite da un fluido movimento di enormi ventagli che si aprono e chiudono nella funzione di quinte di scena ricreando la “dimora frivola…la casa a soffietto” come la definisce Pinkerton, nel I° atto.

L’utilizzo di elementi di arredo geometrici ed essenziali, improntati al classico minimalismo orientale ed un area centrale (un praticabile rialzato) che funge essa stessa da ulteriore palcoscenico a seconda del momento e della necessità descrittiva, consentono ai cantanti una maggiore concentrazione nel canto, liberi da affanni ginnici e da movimenti scenici come altre volte ci è capitato di vedere in regie più movimentate.

Stefano Monti lavora su diversi piani di orizzontalità, ad occupare lo spazio del palcoscenico e parte della platea, e ad essi si aggiunge un piano di verticalità, lo schermo dove si alternano i disegni animati di Lamberto Azzariti. Il tutto aiutato senza sosta dalle luci descrittive di Eva Bruno

Ma sopratutto una intelligente movimentazione di scena con servitori e comprimari che si muovono con un classico incedere orientale che non arriva al macchiettismo del giapponese che parla con la “L” al posto della “R”.

Infine un plauso incondizionato alla bravissima costumista Clelia De Angelis che riesce a stupire per la capacità indiscussa di trasformazione di qualsiasi materiale in qualcosa di fascinoso con impegno per l’Ente quasi invisibile. I suoi kimoni sono di una rara efficacia filologica, anche senza fili d’oro o ricami in sete preziose. Notevole la “citazione” nella declinazione dei grigi scelta per i costumi della servitù e dei comprimari come il sensale Goro. Così come le parrucche o le calzature, comodissime flip flop di scena indossate con calze bianchissime per esaltare l’idea del calzare originale.

L’Orchestra e il Cast

Granitico il M° Carlo Palleschi che dirige una Butterfly di sostanza e mai sopra le righe, grazie alla bravura dei professori d’Orchestra dell’Otlis che diventano efficaci protagonisti di scena grazie alla disposizione sul palco.

Pur non essendo amanti dell’interazione tra platea e scena, dobbiamo riconoscere che l’idea del Coro disposto nelle prime 3 file del Teatro Nuovo Menotti è stata efficace acusticamente ed anche bella da vedere, quando i bravi coristi guidati dal M° Mauro Presazzi interagivano con la scena.

Sui cantanti, come sempre vorremmo non dire nulla, per evitare il rischio di un sentimentalismo eccessivo legato alla giovinezza e alla promessa di futuro che risiede in tutti loro che debuttano. Andrebbero applauditi tutti senza distinzione per il solo fatto di cimentarsi in prove gigantesche, senza la classica rete di protezione.

Preferiamo allora usare le parole del celebre Baritono Roberto de Candia (docente alle masterclass del Lirico Sperimentale), appena intervistato per la rubrica Umbria 10 e Lode, che ha usato un termine inequivocabile per descrivere tecnicamente i vincitori del 75° Concorso: “sconvolgenti”. Aggiungiamo che siamo in presenza di un anno veramente fortunato e che molti di loro si spera possano accedere presto a produzioni importanti.

Questo il Cast della replica del 18 settembre:

Nella parte di Madama Butterfly Giorgia Teodoro; nella parte di Suzuki, servente di Cio Cio-San Giada Frasconi; nella parte di F. B. Pinkerton, tenente della marina degli Stati Uniti d’America Nicola Di Filippo; nella parte di Sharpless, console degli Stati Uniti a Nagasaki Roberto Calamo; nella parte di Goro, nakodo Federico Vita; nella parte del Principe Yamadori Matteo Lorenzo Pietrapiana; nella parte dello zio Bonzo Giacomo Pieracci; nella parte del Commissario imperiale Maurizio Cascianelli; nella parte dell’Ufficiale del registro Antonio Trippetti; e nella parte di Dolore, figlio di Cio-Cio-San Agnese Romani. Custode dei codici Monique Arnaud; nella parte di Kate Pinkerton Klara Luznik.

Encomiabili!

Spoleto non è chiaramente La Scala e in terra umbra il metro di valutazione non è un “buu” o meno, ma la prospettiva di futuro e la preparazione che questi giovani dimostrano di poter raggiungere. Personalmente lo preferiamo!

Ed è anche il motivo per cui lo Sperimentale è inimitabile e apprezzato.

Questo pomeriggio ultima replica che vale assolutamente la pena di vedere. In alternativa ci sono le repliche nei principali teatri umbri che in alcuni casi sono già molto vicini al soldout.

Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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