Truffa milionaria alla Tk-Ast | 8 arresti | ‘Mazzette’ e camion ‘truccati’ – AGGIORNAMENTI

Truffa milionaria alla Tk-Ast | 8 arresti | ‘Mazzette’ e camion ‘truccati’ – AGGIORNAMENTI

Operazione ‘Acciaio Sporco’, 100 agenti del Corpo Forestale effettuano perquisizioni e sequestri

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Una nuova e imponente truffa milionaria, messa a segno ai danni delle acciaierie della ThyssenKrupp di Terni. Gli uomini del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello Stato di Terni, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Terni, sono però riusciti a scovarla e ad arrestare 8 persone. Dalle prime luci dell’alba di oggi, circa 100 agenti della Forestale hanno inoltre effettuato perquisizioni e sequestri a Terni, Bergamo, Fabriano e Brescia. Sono inoltre indagate altre 17 persone.

I particolari dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa, tenutasi nella sede del Comando provinciale di Terni del Corpo forestale dello Stato questa mattina, e presieduta dal Procuratore Capo della Repubblica Alberto Liguori e dal Comandante Regionale del Corpo forestale della Stato dell’Umbria Guido Conti.

Operazione ‘Acciaio sporco’ – Le indagini sono partite nel 2015, durante l’operazione denominata ‘Acciaio d’oro’, a seguito della quale erano state arrestate sei persone e indagate a piede libero altre undici. Anche in quel caso furono effettuati sequestri e perquisizioni. Dopo ulteriori indagini, durate un anno, la capillare operazione della Forestale ha portato alla luce un’articolata organizzazione messa in piede da tre figure di spicco dell’Ast, il principale fornitore d’acciaio inox di qualità 304 (Nichel – Cromo). L’organizzazione, attraverso una fitta rete di connivenze e complicità (tra le quali anche quelle di vari dipendenti dell’Ast stessa), era riuscita a truffare la Thyssen.

La macchina della truffa – Il meccanismo di truffa era articolato su tre livelli: alla base di tutto c’era la complicità del personale addetto al collaudo delle consegne di acciaio inox 304, che veniva lautamente ricompensato per questi ‘favori’. Il fornitore riusciva così ad aggirare i sistemi di controllo dell’azienda e a ‘pilotare’ a suo beneficio i camion destinati a essere campionati dall’Ast (tramite un sistema informatico che agiva su base ‘random’) per la verifica della rispondenza del materiale. In questo modo, ogni 7 camion di materiale pagato al grezzo di circa 1.200 euro a tonnellata, solo 2 risponevano alle specifiche imposte dall’Ast, mentre i restanti 5 camion venivano caricati con materiale di scarsa qualità e non rispondente ai requisiti stringenti stabiliti per la commercializzazione di quella tipologia di acciaio inox, in particolare per quanto riguarda il contenuto in percentuale di nichel e cromo. L’acciaio ‘sporco’ finiva così per mescolarsi in maniera indistinguibile con le migliaia e migliaia di tonnellate di acciaio inox 304 consegnate dai vari fornitori Ast, senza quindi che nessuno si accorgesse della differenza.

Ast è stata così penalizzata doppiamente: non solo per la consegna di materiale di qualità inferiore, ma anche perché, producendo sempre e comunque acciaio di qualità con requisiti merceologici irrinunciabili, finiva alla fine per sostenere un costo ulteriori per le percentuali di metalli nobili mancanti a causa della truffa, che doveva ogni volta essere aggiunte dall’azienda stessa.

Al passaggio della campionatura arrivavano sempre e solo i camion ‘buoni’, che i capi dell’organizzazione di truffatori chiamavano i ‘camion A’ o ‘fashion’, consentendo così ai ‘camion B’, di pessima qualità e spesso con percentuali di nichel pari alla metà di quelle stabilite, di sfuggire a ogni verifica qualitativa. Il sistema messo a punto garantiva guadagni illeciti che devono, nella loro totalità, essere ancora quantificati. Gl inquirenti parlano tuttavia di cifre milionarie.

Fondamentale per la truffa erano i ‘dipendenti infedeli’, i quali, anziché avviare alla campionatura i camion prescelti in automatico dal sistema SAP (un sistema che, se utilizzato correttamente, consente efficacemente di controllare la qualità del materiale), selezionavano per la campionatura solo i camion che l’organizzazione indicava loro, ricevendo in cambio mazzette di anche 5 o 6mila euro al mese. Le indagini degli inquirenti hanno permesso di documentare il flusso di denaro ai dipendenti, che venivano materialmente effettuate da un ex dipendente dell’Ast, anche lui a libro paga dell’organizzazione. L’uomo prima si recava in un agriturismo del maceratese, dove riceveva da uno dei capi dell’organizzazione il denaro per sé e per gli altri. Poi, una volta tornato a Terni, lo consegnava ai complici in servizio al Parco Inox dell’Ast con cadenza abbastanza regolare.

Per ogni camion ‘truccato’ e fatto sfuggire ai controlli, l’organizzazione pagava 80 euro ad ogni singola persona addetta al controllo. Se si tiene conto che mediamente il sistema consentiva il ‘passaggio’ di circa 70-80 camion ‘B’ al mese, con un esborso – solo per le ‘mazzette’ da dare agli addetti al collaudo dell’Ast e senza contare le altre persone a ‘libro paga’ – di circa 30mila euro al mese, si può avere un’idea di quanto fosse redditizia la truffa.

Al momento circa 100 agenti del Corpo Forestale dello Stato dei Comandi di Terni, Perugia, Bergamo, Brescia, Milano, Ancona e Roma, stanno eseguendo le ordinanze di custodia cautelare degli arresti domiciliari a carico di tre alti esponenti della società fornitore, che ha sede nel bergamasco e nel bresciano, di quattro dipendenti dell’Ast S.p.a. e del responsabile della ditta di trasporto con sede in provincia di Ancona che conduceva il materiale all’acciaieria. Sono inoltre in corso le perquisizioni nelle sedi aziendali della ditta del fornitore e nelle abitazioni delle persone arrestate.

Sono stati inoltre deferiti all’Autorità Giudiziaria 3 dipendenti della società del fornitore addetti al carico dei mezzi e altri 6 tra dipendenti ed ex dipendenti della Thyssen-Krupp/Ast, che avevano messo in piedi una rete di informatori che fornivano notizie sull’Ast a tutto campo: sul personale, sulle procedure di controllo, sui dati delle campionature, sui dati delle ditte concorrenti. In questo modo consentivano ai ‘capi’ dell’organizzazione di pianificare e attuare con tutta tranquillità i loro traffici.

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Aggiornato ore 12.51

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