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Terremoto dimenticato, dopo Covid-19 l’appello degli imprenditori della Valnerina

Redazione

Terremoto dimenticato, dopo Covid-19 l’appello degli imprenditori della Valnerina

Lettera aperta di Confcommercio Valnerina e del Consorzio Norcia e Valnerina al governo e agli interlocutori politici e istituzionali
Mar, 21/04/2020 - 16:54

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Terremoto dimenticato, dopo Covid-19 l’appello degli imprenditori della Valnerina

Fuori dal territorio del cratere sismico, forse è ormai difficile percepirne i problemi veri e drammatici. Sarà per questo che, quando si è pensato a misure per aiutare le imprese nell’altrettanta drammatica emergenza coronavirus, non ci si è ricordati di chi da quattro anni lotta senza tregua per non cedere alle difficoltà e allo scoramento. E che ora si trova nella condizione di non poter nemmeno accedere agli aiuti previsti per tutti: una sconfitta per il territorio, per l’Umbria, per l’Italia.

Nasce proprio da questo scoramento l’accorato appello degli imprenditori della Valnerina, rivolto alla politica e a tutti gli interlocutori istituzionali, per iniziativa di Confcommercio Valnerina e del Consorzio Norcia e Valnerina.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono le disposizioni del decreto Liquidità.

“Leggiamo con preoccupazione”, scrivono Alberto Allegrini e Roberto Canali, presidenti rispettivamente di Confcommercio Valnerina e del Consorzio Norcia e Valnerina, “che i prestiti erogabili con garanzie dello stato alle imprese hanno un massimale del 25% rispetto al fatturato dell’anno 2019. La scelta di questa ratio penalizza nuovamente le imprese del sisma: per il cratere, l’esercizio 2019 così come tutti gli esercizi post 2016 sono infatti esercizi di sofferenza finanziaria ed economica che ci si augura non possano più ripetersi, e non la normalità economica. Assumere a parametro di valutazione economica queste annate equivale a non riconoscere il sisma, in ultima analisi a farlo pesare due volte.

Se una ratio deve essere applicata”, chiedono Confcommercio e Consorzio, “dovrà essere relativa agli anni pre-sisma. Le imprese che erano attive alla data del 24 agosto, 30 ottobre 2016, e 18 gennaio 2017, devono poter far valere, a loro scelta, il fatturato maturato nell’esercizio 2015. E questa “ratio” dovrà essere applicata anche in tutti i futuri decreti per l’emergenza coronavirus.

La prospettiva di una crisi economica post Coronavirus riguarda tutto il mondo delle imprese italiane”, scrivono ancora Alberto Allegrini e Roberto Canali. “Per chi, come noi imprese del sisma, conviva con questa criticità già da quasi quattro anni e sia già provato dal perdurare di una situazione critica e pesantissima, l’aggravarsi della situazione economica generale nel nostro Paese rappresenta un’ulteriore ipoteca sulle prospettive di ripresa, a breve e medio termine.

Le imprese del cosiddetto “cratere” sismico versano per la maggior parte in condizioni critiche, data la sostanziale mancanza di una ricostruzione e di una ripresa delle attività economiche nelle aree maggiormente colpite dal sisma del 2016 e 2017. Stanno scommettendo tutto, e con le proprie forze, su un futuro incerto, dalle tempistiche lente e stentate; si sentono spesso abbandonate a se stesse.

Guardando i resti di quelli che, prima del 24 agosto e poi 30 ottobre del 2016, erano case, impianti produttivi, stalle, negozi, uffici, si ricava l’impressione di un vuoto temporale, un periodo inesistente tra ora e quei giorni. Niente si è mosso, tutto tace.

E ora il Coronavirus. Per molte imprese, già col fiato corto e provate da 4 anni di stenti, l’ulteriore crisi può essere letale. E le speranze delle imprese, soprattutto le piccole e medie che caratterizzano il territorio appenninico, imprese artigianali o poco più, sono legate alle speranze di ripresa di un intero territorio. Un territorio che rischia seriamente l’abbandono definitivo e lo spopolamento.

Molte imprese hanno visto contrarsi i loro fatturati anche in misura del 70-80%, hanno perso addetti e produzioni, macchinari e fabbricati. Alcune imprese hanno dovuto sospendere le loro attività o chiudere, con pesanti strascichi debitori, altre hanno delocalizzato fuori del Cratere.

Ma soprattutto è venuta a mancare la domanda interna, commerciale e turistica. Il turismo ha subito un tracollo delle presenze ancora non ben quantificabile, ma nell’ordine comunque superiore al 60-70%.

E la ricostruzione, che non parte. Con un processo di logoramento anche spirituale del tessuto sociale.

Non riconoscere la peculiarità e la gravità della situazione nel cratere ante-coronavirus rappresenta per noi l’ennesima sconfitta”.