Terni, Omicidio David Raggi | Cassazione conferma 30 anni ad ‘Aziz’ | Finisce l’incubo

Terni, Omicidio David Raggi | Cassazione conferma 30 anni ad ‘Aziz’ | Finisce l’incubo

Ancora aperto il filone giudiziario relativo alla citazione in giudizio dello Stato da parte dell’avvocato Proietti

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Si è chiuso questa mattina il lungo iter giudiziario relativo all’omicidio di David Raggi, il giovane ternano ucciso con un colpo alla gola sferrato da un cittadino straniero irregolare sul territorio nazionale, Amine Asssoul detto ‘Aziz’.

Questa mattina la Corte di Cassazione ha confermato i 30 anni di carcere per l’assassino che nella notte del 12 marzo 2015 aveva utilizzato un coccio di vetro per recidere l’aorta del ragazzo che stava trascorrendo una tranquilla serata in compagnia di amici davanti a un locale.

Confermate dunque le condanne di primo e secondo grado (la prima arrivata dopo il rito abbreviato del 28 settembre 2017 dal Gup di Terni Simona Tordelli, la seconda il 26 ottobre 2016 dalla Corte d’Appello di Perugia) con il respingimento dell’istanza presentata dalla difesa – così come chiesto dalla Procura e dal legale difensore della famiglia Raggi, l’avvocato Massimo Proietti – che chiedeva il riconoscimento dell’omicidio preterintenzionale e l’esclusione dei futili motivi,

Un secondo filone giudiziario rimane però aperto, quello relativo alla citazione in giudizio dei Ministeri dell’Interno e di Giustizia e della Presidenza del Consiglio dei Ministri formalizzata dall’avvocato Massimo Proietti; il Ministero dell’Interno (per la mancata espulsione del cittadino marocchino) e di Giustizia (mancata esecuzione di un cumulo di pene). Aziz, secondo l’avvocato Proietti, non avrebbe dovuto trovarsi in stato di libertà a Terni, in quanto già condannato a quasi 7 anni per reati commessi precedentemente nelle Marche; Aziz non doveva trovarsi in Italia, visto che la sua richiesta di protezione internazionale non avrebbe potuto trovare accoglimento per la mancanza di requisiti.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, invece, secondo l’avvocato, sarebbe inottemperante a una normativa europea, la direttiva 80 del 2004, secondo la quale la famiglia della vittima avrebbe avuto diritto a un fondo che lo Stato avrebbe dovuto costituire, entro il 2005, per reati di natura transnazionale (caso tra i quali rientrerebbe anche l’omicidio di David). Il fondo, invece, non è stato istituito, venendo meno così all’essenza della direttiva stessa, cioè quella di garantire ai familiari delle vittime un risarcimento economico che alcuni colpevoli non potrebbero altrimenti sostenere. Il Governo italiano ha cercato di riparare nel 2016 con la legge 122 del 7 luglio, con un testo che sancisce, all’articolo 12, il riconoscimento del risarcimento soltanto per le vittime che, in vita, non abbiano avuto un reddito superiore a 11mila 528 euro, somma prevista “per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato”. David Raggi, guadagnava poco più di 13 mila euro l’anno, circostanza che impedirà alla famiglia di accedere al risarcimento di Stato che sarebbe stato devoluto interamente in beneficenza. 

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