“La peggiore beffa che avrei mai potuto immaginare”. Così commenta V. B., ventinovenne spoletina, ripercorrendo le tappe della frode informatica di cui è stata vittima nel giugno scorso. Il fatto. Nei mesi precedenti la malcapitata aveva messo da parte 700 euro nel suo conto BancoPosta online per pagare un corso di perfezionamento professionale. É stato solo pochi giorni prima di effettuare il versamento della tassa d'iscrizione che V.B., controllando il 'saldo' da uno sportello bancomat, ha fatto l'amara sorpresa.
La cifra che, incredula, si è trovata di fronte era di poco più di 8,71 €. Nella lista dei movimenti risultavano essere stati effettuati due prelievi, a distanza di una settimana l'uno dall'altro, rispettivamente di 500 e 160 euro.I movimenti erano contrassegnati come “addebito per ricarica su carta prepagata da BPOL”. In sostanza qualcuno aveva effettuato quei prelievi dal suo conto verso un'irrintracciabile carta di credito.
Presa dal panico per l'impellente necessità di quel denaro, la giovane si è recata immediatamente all'ufficio postale in cui aveva aperto il suo conto per chiedere spiegazioni. “L'unica cosa che possiamo fare è chiamare il numero verde di Poste Italiane, ma la mia situazione non sembrava colpire più di tanto gli impiegati”, racconta la malcapitata. Seguendo scupolosamente le istruzioni ricevute, la ragazza si è poi recata presso il Commissariato di Polizia di Spoleto per denunciare l'accaduto.
La ragazza ha provveduto successivamente a telefonare alla Polizia Postale per avere chiarimenti in merito, nella speranza che qualcuno potesse svelarle la dinamica di una simile frode. “Non ho mai comunicato, nè verbalmente nè per iscritto, i miei codici ad alcuno – ricorda la studentessa – men che mai ho risposto ad alcuna mail potenzialmente di spam o phishing”. “Con mio grande stupore nessuno è sembrato particolarmente colpito dall'accaduto, nè ha saputo o voluto rincuorarmi circa la possibilità di un eventuale rimborso”. É stato a questo punto che la giovane spoletina ha deciso di rivolgersi ad un avvocato, per tentare di recuperare il denaro indebitamente sottrattole dall'ignoto malvivente.
Da parte di Poste Italiane, infatti, la possibilità di rivedere i suoi soldi veniva paventata come una pallida quanto remota possibilità. “E' una cosa che ancora non mando giù”, continua V., “possibile che non esista un modo per tutelare i correntisti che, confidando nella sicurezza del sistema, affidano i propri risparmi in un conto online?”.
Per nove mesi Poste Italiane non ha fornito spiegazioni esaurientie. Di appena una settimana fa, una lettera delle Poste ha informato la sventurata che l'indagine della Polizia Giudiziaria è tuttora in corso e che la sua posizione potrà essere valutata a conclusione delle stesse.
“Ma intanto, ancora una volta, nessuno accenna alla restituzione dei miei risparmi”, dice rammaricata V., considerando anche che nulla hanno ottenuto in tal senso le richieste del suo avvocato.