Redditi di professionisti e ditte individuali, male Spoleto, Umbertide e Foligno | Assisi e Gualdo Tadino in recupero

Redditi di professionisti e ditte individuali, male Spoleto, Umbertide e Foligno | Assisi e Gualdo Tadino in recupero

Il nuovo Rapporto del settore datajournalism di Mediacom043 | Tutte le tabelle

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Dopo aver fornito, nell’ultimo Rapporto di Mediacom043 l’andamento del fatturato delle Partite Iva, comprese le imprese, in tutte le regioni italiane nel periodo 2016-2009 con particolare riferimento all’Umbria, ecco invece il quadro dei redditi Irpef di lavoratori autonomi, nella stragrande maggioranza si tratta di professionisti e imprenditori di ditte individuali in tutti i comuni umbri sopra i 2mila abitanti.

I dati, come i precedenti relativi al fatturato, sono stati forniti dal ministero dell’Economia e delle Finanze, ma a differenza di quelli del fatturato riguardano le dichiarazioni dei redditi presentate tra il 2016 (relative all’anno di imposta 2015) e il 2013 (anno di imposta 2012).

Il periodo temporale di analisi più breve rispetto a quello dei fatturati deriva dal fatto che il Ministero, prima delle dichiarazioni presentate nel 2013, non suddivideva i redditi per categorie professionali, ma forniva solo quelli complessivi per scaglioni.


Andamento fatturato Partite Iva, in Umbria calo doppio rispetto a media nazionale


Redditi complessivi 2015-2016 di professionisti e imprenditori di ditte individuali, i comuni umbri in ripresa e quelli ancora nel pieno della crisi: tra i municipi con più di 2mila abitanti 39 in ripresa e 19 ancora in piena crisi. Ecco quali. Ma tra i municipi più grandi, con più di 10mila abitanti, solo 5 su 18 sono in ripresa,  il che spiega perché, a livello regionale, anche nell’ultimo anno il reddito di professionisti e imprenditori di ditte individuali ha continuato a scendere (-1,3%).

Tra i comuni più grandi i dati peggiori si leggono a Spoleto, Umbertide, Foligno, Bastia Umbra e Gubbio. Assisi e Gualdo Tadino invece in netto recupero.

Il rapporto analizza le dichiarazioni dei redditi Irpef dal 2013 (anno di imposta 2012) al 2016 (anno di imposta 2015) dei lavoratori autonomi, in grandissima parte professionisti e degli imprenditori di ditte individuali, sia a livello regionale che in ciascun comune umbro sopra i 2mila abitanti.

Ecco alcuni flash, oltre a quello dei comuni che appaiono in ripresa e di quelli che, sempre relativamente a questi redditi, appaiono ancora nel pieno della crisi.

Aggregato professionisti + imprenditori di ditte individuali, chi cala di più e chi di meno nei comuni umbri nel periodo 2016-2013. Segno più solo a Trevi, tra i comuni sopra 10mila abitanti il migliore è Assisi, il peggiore Todi con un -13,3%. Male Spoleto che segna -10,30. La media regionale dei redditi complessivi dichiarati da professionisti e imprenditori di ditte individuali tra il 2013 e il 2016 è -8,7% (da 948,5 a 865,9 milioni di euro in termini reali, -82,6 milioni).

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Redditi complessivi dei soli professionisti comune per comune 2013-2016. Sorprese, ci sono 11 segni più. Ma tra i comuni con più di 10mila abitanti segno più solo a Castiglione del Lago, mentre Todi è ultimo anche in questa categoria professionale e Spoleto va giù. La media regionale è -8,1%. I redditi Irpef complessivi reali dichiarati in Umbria dai professionisti tra il 2013 e il 2016 sono infatti scesi da 458,7 a 421,6 milioni di euro, con una riduzione reale di 37,04 milioni.

Redditi complessivi dei soli imprenditori di ditte individuali dichiarati nei comuni umbri dal 2013 al 2016. Anche qui Trevi mostra il dsegno più, si aggiunge Deruta. Tutti gli altri in rosso, tra i municipi con più di 10mila abitanti bene Assisi e Bastia Umbra, ko Gualdo Tadino, Umbertide e Narni. In totale, in Umbria tra le dichiarazioni presentate nel 2013 e quelle del 2016 gli imprenditori di ditte individuali hanno perso il 9,3% del reddito complessivo reale, passando da 489,8 a 444,3 milioni di euro (-45,6 milioni).

Le chiavi di lettura del Rapporto

Quello che, in estrema sintesi, emerge dal rapporto è che l’aggregato complessivo (lavoratori autonomi, in grandissima parte come detto professionisti, e imprenditori di ditte individuali) presenta in Umbria un grosso calo del reddito reale (ossia depurato dall’inflazione) tra le dichiarazioni presentate nel 2016 (anno di imposta 2015) e quelle presentate nel 2013 relative all’anno di imposta 2012). Il reddito complessivo di lavoratori autonomi (che da questo momento, visto che i professionisti rappresentano la gran parte dei lavoratori autonomi, chiameremo per maggiore chiarezza professionisti) e imprenditori di ditte individuali è infatti sceso del 14,2%, passando dai 948,5 milioni di euro dichiarati nel 2016 agli 865,9 milioni del 2016, lasciando quindi sul campo ben 82,6 milioni di euro.

Ma se si guarda all’importo medio delle dichiarazioni dei redditi si scopre che questo è invece aumentato, sempre in termini reali, da 21mila 702 euro nel 2013 a 22mila 645 euro nel 2016 +942mila euro), con un incremento del 4,3%. Questo perché, nel frattempo, il numero di professionisti e imprenditori di ditte individuali è sceso da da 43mila 706 operatori del 2013 a 8mila 239 del 2016, co un calo di 5mila 467 operatori (-12,5%). Questo, seppure come vedremo in misura diversa, vale sia per i professionisti che per gli imprenditori di ditte individuali.

In sostanza, quindi, la perdita del reddito complessivo è stata molto forte – e decisamente superiore alla media nazionale, come già visto per il fatturato – ma le realtà economiche rimaste appaiono più robuste, come appunto dimostra l’aumento del reddito medio. Uno tsunami che da un lato ha certamente impoverito la regione, ma che dall’altro fa emergere una maggiore robustezza di chi è sopravvissuto. Una selezione darwiniana dura, insomma, sulla quale andrebbe aperto un dibattito pubblico – che in Umbria purtroppo appare quasi inesistente – per cercare di capire ciò che è accaduto e quindi, alla luce di ciò che è accaduto, dove deve indirizzarsi la programmazione economica regionale e se sia il caso di pensare a una nuova programmazione o se invece non sia meglio continuare a lasciare fare al mercato i cui criteri spontanei di selezione, come visto, sono durissimi.

a cura del Direttore di MediaCom043, Giuseppe Castellini

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