Provincia Terni, Foligno-Spoleto “manca disegno unitario”. Benedetti stoppa riforma sanitaria e endoregionale - Tuttoggi

Provincia Terni, Foligno-Spoleto “manca disegno unitario”. Benedetti stoppa riforma sanitaria e endoregionale

Redazione

Provincia Terni, Foligno-Spoleto “manca disegno unitario”. Benedetti stoppa riforma sanitaria e endoregionale

Gio, 02/08/2012 - 15:49

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Claudio Bianchini
“Siamo immersi in una fase di cambiamenti epocali in cui dobbiamo avere la capacità di leggere le soluzioni migliori per il bene dell’Umbria ma in assenza di un disegno istituzionale unitario e condiviso, dove trovano il giusto spazio tutti i territori, rischiamo di mandare in pezzi l’Umbria”. Comincia così la nota unitaria dei sindaci di Foligno e Spoleto, Nando Mismetti e Daniele Benedetti, inviata poco fa alle redazioni e che la dice lunga sullo stato delle trattative che coinvolgono la chiusura della Provincia di Terni in base al decreto Monti sulla spending review. “C’è tutto il nostro impegno a lavorare per trovare un diverso assetto istituzionale che consenta all’Umbria dei prossimi anni di progettare il proprio futuro in relazione al Paese e all’Europa – spiegano i primi cittadini – ma non ci appassioniamo al gioco delle formule e dei consensi, avvertiamo invece tutto il peso della domanda di futuro e certezza ma solo con la piena condivisione delle forze sociali ed economiche, dei cittadini e dei territori, si potrà dare una risposta efficace e duratura”. Pronti quindi a fare la propria parte, ma quali protagonisti delle scelte e del futuro dei propri territori e senza imposizioni o logiche “superiori” che calpestino le volontà dei singoli territori. Tanto che Benedetti dice a Tuttoggi.info che ogni eventuale decisione che riguarderà lo spoletino “verrà sottoposta a referendum perché i cittadini devono essere coinvolti in ciò che li riguarda come l’assetto del proprio comune”.
Stop riforma sanitaria – la nota congiunta era stata anticipata poco prima dal comunicato del sindaco di Spoleto che di fatto prova a stoppare la riforma sanitaria e quella endoregionale in corso di discussione a Palazzo Donini. “La crisi e la spending review di Monti – spiega Benedetti – hanno fatto riemergere un dibattito che cova sotto le ceneri da decenni. Penso che tutti ricordino l’idea della terza Provincia perseguita per anni senza un nulla di fatto, così come tutti ricordano le prese di posizione dell’allora sindaco di Terni Ciaurro. Cito solo questi due fatti, ma potrei dilungarmi ben oltre; magari potrei ricordare agli attenti osservatori politici di questa fase cruenta come, nel corso degli anni e a più riprese, Orvieto ha sognato il Lazio e pezzi dell’alta Umbria la Toscana e l’Emilia Romagna. Ma mi fermo qui per dire che c’è un problema irrisolto che si ripresenta con tutta la sua forza ad ogni occasione possibile, un problema che se non si risolve rischia di spaccare l’Umbria in modo irrimediabile. Questa volta però si fa sul serio perché, come dicevo all’inizio, c’è da superare la crisi e trovare la soluzione; ma attenzione, bisogna trovarla condivisa, equilibrata ed efficace per tutti i territori”. “Se la nostra tensione fosse rivolta a lavorare per rinforzare l’Europa Politica ed economica, la prima questione non sarebbe quella di salvare le province, ma piuttosto di presentarsi all’appuntamento con un’Italia diversa in grado di relazionarsi con regioni di dimensioni europee. Il compito, in questa prospettiva, dovrebbe essere più quello di lavorare per costituire “macro – regioni”, di stampo europeo, piuttosto che difendere l’attuale. A questo proposito mi tornano in mente le riflessioni di Bruno Bracalente sulla “federazione delle regioni dell’Italia di mezzo” e quelle della Fondazione Agnelli. Questa sarebbe la strada più efficace e risolutiva da seguire, sia nei confronti dell’Europa che per il rebus delle province, una strada che farebbe sicuramente gli interessi del Paese nel momento in cui tutti siamo chiamati a farlo. Ma questa discussione il Governo non l’ha aperta, allora ci tocca rimboccare le maniche e continuare a volare, forse troppo basso, per disegnare un futuro più certo e stabile. Ci sono troppe questioni aperte sul tavolo e forse qualcuna va messa momentaneamente da parte. Insieme al sindaco di Foligno e ad alcuni sindaci della Valnerina, abbiamo proposto, da 15 giorni a questa parte, per rinforzare la nostra bella esperienza di area vasta, di riprendere il ragionamento sulle Unioni Speciali dei Comuni per provare a proporre al CAL e, quindi, alla Regione un’Unione che coincida con l’Area Vasta. Alla luce di quanto sta accadendo è il caso di continuare a pensare a strutture intermedie o conviene concentrasi unicamente sulle province? La discussione sulla riforma sanitaria si porta dietro quella sulle province o la previene? Troppi punti interrogativi. Io penso che sia giunta l’ora di trovare una soluzione unitaria, equilibrata e condivisa con le forze sociali ed economiche, con i cittadini e le istituzioni, una soluzione che produca un riequilibrio dell’Umbria senza rischiare la sua frantumazione. Per fare ciò credo che per un attimo debba essere sospeso il confronto sulla sanità e sulle unioni dei comuni per concentrasi tutti sulla ricerca di una formula che produca equilibrio senza danneggiare alcun territorio”.
No merce di scambio – Benedetti e Mismetti sono in perfetta sintonia su una cosa, nessuna merce di scambio potrà stravolgere l’assetto del territorio. Viene così smentita la notizia che l’accorpamento alla provincia di Terni avrebbe portato a Foligno la sede della Asl2. “Non se ne è mai parlato – dicono all’unisono – né durante le riunioni al Cal né in Regione. Sono solo fantasie estive della stampa”.

Cgil pro-riforma – in totale controtendenza con l'opinione dei due sindaci è la Cgil che, stando ad una nota di agenzia, stamani a Terni, presente il segretario generale Mario Bravi, ha invece riproposto “le linee della riforma sanitaria in tema di Asl, portando con Terni i territori di Foligno e Spoleto”. Una proposta che rischia di alimentare non pochi veleni sui tavoli istituzionali.
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