Pozzo di San Patrizio, al via restauro conservativo mura esterne e copertura - Tuttoggi

Pozzo di San Patrizio, al via restauro conservativo mura esterne e copertura

Redazione

Pozzo di San Patrizio, al via restauro conservativo mura esterne e copertura

Il Pozzo resterà chiuso solo lunedì 6 luglio per il montaggio del ponteggio in sicurezza. Nei giorni successivi sarà regolarmente aperto.
Sab, 04/07/2020 - 10:02

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Pozzo di San Patrizio, al via restauro conservativo mura esterne e copertura

Da lunedì 6 luglio 2020 inizieranno i lavori per il restauro conservativo del paramento murario esterno e della copertura del Pozzo di San Patrizio di Orvieto.

Dettaglio lavori

L’intervento, per una spesa complessiva di 68.148,45 Euro finanziati con un mutuo, era inizialmente previsto per il mese di marzo ed è poi slittato a causa del lockdown imposto dall’emergenza sanitaria Covid-19.

I lavori dureranno circa due mesi e lunedì 6 luglio il monumento resterà chiuso per l’intera giornata per permettere il montaggio in sicurezza del ponteggio.

Il progetto è stato realizzato dall’Arch. Valentina Satolli che è anche direttore dei lavori appaltati al Consorzio Pragma sotto l’alta sorveglianza della Dott.ssa Rosaria Mencarelli e dell’Arch. Maurizio Damiani della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

Si tratta di un restauro già programmato e atteso che ci restituirà nella sua piena bellezza uno dei beni monumentali che rendono famosa Orvieto nel mondo, oltre al Duomo e al suo centro storico” afferma il Sindaco e Assessore alla Cultura e Turismo, Roberta Tardani.

E aggiunge: “i turisti italiani e stranieri che sceglieranno di visitare la nostra città in questo periodo dell’anno, oltre ad ammirare la singolarità di questa ardita opera ingegneristica realizzata tra il 1527 e il 1537 da Antonio da Sangallo il giovane, potranno essere testimoni di un intervento di restauro importante che restituirà anche all’esterno della struttura, la sua bellezza originaria”.

­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­L’intervento

L’intervento di restauro, fa sapere l’Ufficio Tecnico del Comune, si basa sui riconosciuti criteri di restauro enunciati a partire dalla “Teoria del restauro” di Cesare Brandi fino al “Trattato di Restauro” di Giovanni Carbonara, mirando alla conservazione dell’immagine del monumento collegata alla conservazione della “materia”.

Il restauro sarà preceduto da una campagna diagnostica finalizzata al riconoscimento mineralogico delle malte originali nonché l’individuazione delle specie biologiche attraverso il riconoscimento in colture. Saranno rimosse esclusivamente le parti che risultano essere incompatibili con la materia originaria, quali la guaina bituminosa e le stuccature cementizie, e sostituite con materiali più consoni quali il “coccio pesto” per la copertura e calci idrauliche naturali per le stuccature del paramento murario.

L’intervento sulla cornice, caratterizzata dai gigli farnesiani di Papa Paolo III, sarà quello più complesso e finalizzato al miglioramento della lettura complessiva dell’elemento architettonico.

L’attività conservativa in due fasi.

La prima ha l’obiettivo di ripristinare la funzionalità della copertura attraverso la rimozione delle piante superiori, la rimozione della copertina cementizia e della guaina bituminosa, nonché il ricollocamento dei conci del coronamento in pietra lavica nella loro sede originaria, il trattamento antisalino del supporto e il rifacimento di una copertina in cocciopesto in grado di impedire l’ingresso dell’acqua piovana.

Al posto della guaina bituminosa, sarà applicato un protettivo idrorepellente. La struttura centrale in ferro ossidata verrà risanata con appositi prodotti.

Nella seconda fase l’intervento si concentrerà sulla superficie lapidea e sulla cortina in laterizio e sarà diretto alla rimozione degli interventi incompatibili e al risarcimento dei fenomeni di degrado che insistono su di essi.

Si procederà quindi alla rimozione delle stuccature cementizie, con il trattamento biocida dei licheni, il risarcimento dei difetti di coesione mediante l’impiego di silicato di etile, il risanamento dei difetti di adesione delle scaglie con l’utilizzo di resine acriliche per quelle di piccole dimensioni e di resine epossidiche nel caso di scaglie di grandi dimensioni.

Seguirà la pulitura delle superfici e il risarcimento delle lacune. Questa operazione sarà effettuata attraverso l’impiego di calci idrauliche naturali e cariche di colore e granulometria idonee.

L’intervento si concluderà con l’equilibratura cromatica mediante l’impiego di pigmenti naturali dispersi in un legante silossanico e il trattamento delle superfici mediante l’applicazione di un protettivo antigraffito.