Pd Terni, è una questione di sfiducia | Il circolo vizioso dei circoli

Pd Terni, è una questione di sfiducia | Il circolo vizioso dei circoli

Il ‘documento dei ribelli’ e i ribelli dal documento

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Scissioni, correntoni, barricate e rivolte; il Pd di Terni non conosce tregua. La batosta elettorale ha esasperato gli animi già esacerbati ben prima della tornata elettorale di giugno che ha chiaramente evidenziato come, ormai, il Pd non rappresenti più la vocazione politica dei ternani (e non solo).

Il documento che mette con le spalle al muro l’attuale segreteria comunale è stato firmato dai segretari di ben 9 segretari di circolo che si sono ‘ammutinati’ all’attuale classe dirigente del Partito Democratico di Terni, per il quale si vorrebbe il commissariamento: Massimo Leopoldi (Collestatte – Torre Orsina), Nando Ribiscini (ex VIII Circoscrizione), Cristiano Crisostomi (Piediluco), Luca Traversi (San Giovanni – Cospea), Michele Pacetti (L. Montani – via E. Chiesa), Sandro Piccinini (Marmore), Giuliano Todisco (Papigno), Barbara Giovannetti (Gabelletta-Cesi), Mirko Paluzzi (Terni Centro). Si chiedono le dimissioni e una stagione di rinnovamento, filastrocca ormai consueta e davvero ‘populista’, aggettivo tanto caro ai dem, spesso usato in modo retorico e ‘borghese’.

Questo, in sintesi, il contenuto del ‘documento-ribelle’

“Compromessi e divisioni interne hanno portato ad una conflittualità latente non compresa dagli iscritti e tantomeno dai cittadini elettori, dimostrando un totale scollamento del gruppo dirigente del Partito locale dalla realtà territoriale e dalle esigenze della cittadinanza .  L’incapacità  di ricucire una spaccatura profonda che si era creata, le continue azioni tendenti ad alimentare le divisioni, senza impegnarsi per ricostruire una comunità, rendono il nostro giudizio estremamente negativo anche riguardo al percorso  che ci ha portato a scegliere il candidato sindaco, l’incapacità di trovare una soluzione unitaria nel PD e con le altre forze politiche pur avendo avuto ben quattro mesi, da febbraio a maggio. All’interno di queste problematiche e dei risultati ottenuti appaiono ancor più evidenti e devastanti gli ultimi congressi che hanno avuto un solo obiettivo quello di pesare il valore delle correnti senza elaborare alcun contenuto di carattere politico , inducendo una partecipazione con il solo fine di schierarsi a favore di un gruppo o di un altro per poi raggiungere qualche compromesso al ribasso . Per tutto ciò, chiediamo le dimissioni dei Segretari e delle rispettive segreterie del Pd ternano e provinciale, per lasciare libero il tavolo della discussione, da cui ripartire per il futuro di questo nostro partito, mettendo in campo ogni risorsa a partire dalle stesse che attualmente sono impegnate nei gruppi dirigenti”.

‘I circolo vizioso dei circoli’ – Stiamo parlando dei circoli territoriali, è bene ricordarlo, che comunque dovrebbero costituire la base dell’elettorato dem. E se l’elettorato è letteralmente fuggito dal Pd, qualche responsabilità vorranno assumerla anche i circoli?

Sembra proprio di no. Perché al ‘documento dei ribelli’ è addirittura seguita una replica dei membri del direttivo del circolo di San Giovanni (Boccia, Canali, Ciurletti, Feliciani, Burgo, Pennoni, Diamanti, Napolini, Bianchini, Pizzotti, Pragliola, Cresta, Bologna, Cianchetta Marco, Vagaggini, Babucci Assunta, Federici Cinzia, Feliciani Martina) che sconfessano l’operato del proprio segretario e dei circoli stessi, prendendo le distanze dal documento di sfiducia presentato nei confronti della segreteria. Anzi; la sfiducia, mutatis mutandis, il direttivo ora la riversa sul proprio segretario di circolo, Luca Traversi. Nel Pd, diciamo, è tutta una questione di ‘sfiducia’ e non di fiducia come dovrebbe essere in un partito che vorrebbe governare un paese. Basterebbe solo questo a spiegare i numeri impietosi che in ogni tornata elettorale affossano il Pd.

“Si rende però necessaria esprimere la netta, marcata, siderale distanza dal succitato documento e per diffidare il reggente del circolo San Giovanni – Cospea – scrive il direttivo – dal quale ci si aspettano naturali e ovvie dimissioni, il quale – subentrato al vincitore del congresso Claudio Feliciani allontanatosi per motivi strettamente personali – dopo aver ascoltato i pochi presenti  membri del direttivo e non aver posto in votazione alcunché, ha espresso a nome  e titolo del circolo una posizione meramente personale. Noi siamo stati sostenitori di una mozione congressuale che nel nostro circolo ha fatto incetta di voti e che ha sostenuto il segretario provinciale ma non ha votato nè mai sostenuto la segretaria comunale. Il suo allontanamento è faccenda interna alla maggioranza; che trovi il coraggio di sfiduciare la segretaria nell’unico luogo deputato a farlo, l’assemblea comunale, e se qualcuno che ha indicato la segretaria ha cambiato idea lo dica senza bisogno di orchestrare operazioni parallele di organi che non hanno voce in materia,  che si prestano soltanto a dare spallate”.

Obiettivamente, un cambio di tendenza, la tanto auspicata stagione del cambiamento, i volti nuovi, le idee dal basso, sembrano un miraggio che appare ora a l’uno, ora a l’altro dei pellegrini dem in cerca dell’oasi della democrazia. Perché il Partito Democratico, potrebbe essere molto più ‘dem’ senza essere così ‘democratico’; vanno bene i circoli, va bene il confronto, le diverse istanze, la pluralità di voci, ma un Partito che non condivide è destinato al 10%.

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