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Paper-Gratis, la Finanza di Assisi scopre una maxi-truffa milionaria: 12 denunce. C’è anche noto deejay

Flavia Pagliochini

Paper-Gratis, la Finanza di Assisi scopre una maxi-truffa milionaria: 12 denunce. C’è anche noto deejay

La verifica di un'impresa edile a Bastia Umbra ha permesso di scoprire una frode con ramificazioni nelle province di Padova e Venezia
Mer, 06/05/2020 - 11:14

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Dodici persone denunciate per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, tra cui anche il titolare “di fatto” dell’azienda umbra, il quale aveva tentato di eludere i controlli intestando l’attività al proprio figlio. È l’esito di Paper-Gratis, un’attività di indagine durata due anni condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Perugia (nello specifico quelli della tenenza di Assisi agli ordini del luogotenente Stefano Ricci).

Frode milionaria partita da Bastia Umbra

Partita come una semplice verifica fiscale, l’inchiesta ha permesso di scoprire una frode milionaria che, partendo da Bastia Umbra, si era ramificata in diverse aree del Paese. L’operazione, denominata Paper-Gratis, s’inquadra nell’ambito delle attività programmate dal Comando Provinciale di Perugia e dirette al contrasto di articolati e complessi sistemi di frode fiscale, che sottraggono risorse fondamentali per lo sviluppo e la crescita del Paese.

Impresa cartiera

L’impresa oggetto dell’accertamento, formalmente operante nel settore edile, con sede in Umbria (comune di Bastia Umbra), era stata costituita con l’unico obiettivo di fungere da “cartiera”, ossia per emettere fatture false. Ma era solo il primo anello di una catena di attività che ha portato all’evasione di ben 900 mila euro di imposte, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti del “valore” di due milioni di euro.

Coinvolto anche noto deejay

Lo sviluppo delle indagini di Paper-Gratis ha consentito di scoprire altre imprese, questa volta aventi sede nelle province di Padova e Venezia (una delle quali facente capo a un noto deejay, ritenuto “ideatore e artefice della truffa”), che fungevano da “schermo”, annotando le fatture false per poi riemetterne a loro volta altre di importo lievemente maggiorato in favore ulteriori imprese venete, ostacolando la diretta connessione di queste ultime con l’originaria società “cartiera” umbra, strutturalmente priva di uomini e mezzi.

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