Padre Modesto, addio al “lottatore vincente” | Ma la messa non è finita

A Genova e a Rumo il saluto gioioso al frate agostiniano scalzo malato di Sla | Il cardinale Bagnasco: “Ci ha insegnato cosa è la qualità della vita, ci ha dato una grandissima lezione”

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modesto-10La messa non è finita. Padre Modesto Paris, il frate agostiniano scalzo scomparso una settimana fa a Genova, dopo aver lottato per un anno e mezzo contro la Sla, continuerà a celebrarla sicuramente lassù, oltre le nuvole dove sabato pomeriggio è volato quel palloncino azzurro, nel cielo  sopra Rumo, in Val di Non, il suo paese natale.

Un palloncino identico a quello che, nemmeno 2 mesi prima, padre Modesto portava appeso alla sua carrozzina nell’aprire la Mezza maratona di Genova. “La messa non è finita” era il titolo dell’articolo che il settimanale Panorama aveva dedicato a padre Modesto a fine novembre, quando il fondatore del Movimento Rangers celebrava la sua particolare messa con l’aiuto di un ‘comunicatore’, un sintetizzatore vocale, nella sede del Gruppo ragazzi Madonnetta, presso l’omonimo santuario genovese, per continuare a dire messa dopo che la malattia gli aveva tolto l’uso della parola e la possibilità di camminare.

Ed è nella chiesa della Madonnetta che un fiume di persone da tutta Italia si è ritrovato giovedì scorso per dare a padre Modesto il proprio saluto. Il santuario dei frati agostiniani scalzi era gremito in ogni angolo, i suoi ragazzi seduti perfino sulla scalinata dell’altare. A presiedere il rito funebre – una vera e propria festa in realtà, come voleva lui – è stato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, affiancato da una trentina di sacerdoti. C’era il vescovo di La Spezia, mons. Luigi Palletti, ex compagno di scuola di padre Modesto, c’erano i suoi confratelli Oad, ma non solo; dell’Archidiocesi di Spoleto – Norcia era presente il parroco della città di San Benedetto, don Marco Rufini, che in passato per anni ha organizzato insieme a padre Modesto dei tornei di calcio giovanile in Val di Non. “Dall’estate del 2015, quando la malattia ha dato i primi segnali, – ha detto padre Angelo, il superiore agostiniano che è sempre stato accanto a padre Modesto  – tutti abbiamo sperato in un miracolo ed oggi pensiamo che ciò non sia avvenuto, ma ci sbagliamo e di miracoli ne sono avvenuti diversi. Siamo tutti testimoni della serenità, della fiducia e della generosità con il quale ha vissuto questi momenti. Un miracolo è l’esplosione della solidarietà, della vicinanza di tante persone. Ma il miracolo più grande è vedere realizzate le parole di Gesù: se il seme si lascia sotterrare vengono fuori tanti frutti, ed i frutti li stiamo vedendo e speriamo che il più grande miracolo sia la perseveranza di questa esplosione di fede che grazie a padre Modesto stiamo vedendo”.

modesto-genova-4Una “fede viva, aperta e gioiosa”, come quella che padre Modesto ha predicato da sempre, da quando – era il 1984 – ha fondato il Movimento Rangers, al santuario della Madonnetta di Genova. Una fede fatta di coinvolgimento, di canti, di simboli, di partecipazione, di battiti di mani ininterrotti, come quella che ha caratterizzato i funerali di padre Modesto. E di pollici alzati, come giovedì. Tutti, sacerdoti compresi, hanno alzato il proprio pollice giovedì durante la messa, proprio come faceva lui da quando la Sla gli aveva tolto la parola, fino all’ultimo giorno, per comunicare.  Una messa probabilmente ‘poco ortodossa’ – come quelle che celebrava padre Modesto nelle sue parrocchie o ai campi estivi, quando concludeva il Padre Nostro con “liberaci dal cellulare“, a rimarcare l’importanza di mantenere relazioni umane e non virtuali – ma forse per questo ancora più sentita. Nel segno della gioia e non del pianto, come era stato raccomandato a tutti i presenti. Non è stato facile, perché la commozione era grande e ricacciare indietro le lacrime in vari momenti impossibile.

Oggi è una giornata di sole, una grande giornata di sole, – ha detto il cardinale Angelo Bagnasco nell’omelia – perché in questo santuario così caro a Genova risplende un raggio di questa luce, che è padre Modesto per tutti noi. Padre Modesto è stato un lottatore vincente, ha lottato e ha vinto. In tutta questa sua vicenda ci ha fatto scoprire che cosa è la qualità della vita: attraverso la sua esperienza ci ha dato una grandissima lezione, più di tutte le parole che possiamo mettere insieme. benedizione-bagnasco Lo ricordiamo nel suo letto, le decisioni fino all’ultimo, pur di poter ancora respirare un po’. La qualità della vita, che non è l’esercizio delle nostre facoltà umane, delle nostre autonomie, ma è vivere dentro, abbracciato in una rete virtuosa di relazioni, di affetto, di stima, di fiducia, di cura, di compagnia”.  Un messaggio forte, in un periodo in cui l’eutanasia è al centro del dibattito politico e sociale. Eutanasia a cui Bagnasco non ha comunque mai fatto riferimento in modo diretto. “Facciamoci ognuno per gli altri partecipi reali, non con delle grandi parole, ma con dei gesti quotidiani” è stato quindi l’appello del cardinale, seguendo l’esempio del sacerdote scomparso. E l’arcivescovo di Genova ha voluto citare una frase tanto cara a padre Modesto: “La cosa più triste che vi possa capitare è quella di non essere utili a nessuno. Quanto è vero questo. – ha osservato Bagnasco – L’essere inutili prescinde dalla salute, dalle autonomie, dalla ricchezza, tutto questo è inutile se la nostra vita non è un dono per gli altri. Dobbiamo entrare di più in questa visione della vita umana, è la visione che padre Modesto  ci ha esemplificato con la sua esistenza ed in particolare con il suo tratto di strada. Anche per questo gli siamo profondamente grati”.

modesto-7Migliaia sono state le persone che padre Modesto ha coinvolto, con le sue attività, in varie parti d’Italia e non solo. Molte di loro erano a Genova giovedì, altre a Rumo, in provincia di Trento, il suo paese natale, dove la salma è stata trasferita subito dopo il funerale genovese. La camera ardente, allestita al piano terra dell’abitazione familiare in Val di Non, ha accolto tantissime persone: la comunità trentina, quella genovese, torinese, spoletina e non solo. Ed è dalla casa di mamma Annetta, a Mione, che è partito il corteo funebre fino alla chiesa di Marcena, dove sabato sono stati rinnovati i funerali. Con la salma accompagnata a piedi dai canti delle associazioni Movimento Rangers e Millemani, ma anche dal coro alpino delle Maddalene. modesto-12Commosso e commovente il saluto del sindaco di Rumo, Michela Noletti, che ha ricordato la sempre costante vicinanza di padre Modesto al suo paese, che aveva lasciato ad appena 12 anni ma dove è sempre tornato, realizzando la sua “casa sogno”, la struttura per i campeggi estivi di ragazzi ed adulti che ora verrà portata avanti dalla Fondazione Padre Modesto. Ed alla comunità di Rumo, i suoi ragazzi hanno chiesto di continuare ad accoglierli, come fatto in questi oltre 30 anni.

modesto-9Tra i tanti presenti anche il senatore Franco Panizza, con un passato da assessore della provincia autonoma di Trento che per anni ha supportato le associazioni di padre Modesto nelle loro attività, promuovendo anche gemellaggi tra il Trentino, Genova e Spoleto. “Non solo quest’ultimo tratto, che basterebbe da solo per rendere straordinario il suo percorso, ma l’intera sua vita è stata un continuo inno alla speranza, alla carità, alla ricerca dell’altro e della felicità vera” ha scritto qualche giorno fa Panizza su Facebook, tracciando un bellissimo ricordo del sacerdote. “Chi l’ha conosciuto sa bene che nessun aggettivo s’addice meglio alla sua figura, quale quello di personalità vulcanica, che ci faceva impazzire con la sua energia e il suo entusiasmo sempre contagioso, e quella voglia innata di aiutare e sostenere gli altri, per inventare ogni volta un’iniziativa nuova per coinvolgerli. Oggi non solo la Valle di Non, ma tutte le comunità dall’Umbria alla Liguria, piangono questa figura così incredibile, che ha inteso tutto l’arco della sua esistenza come un inno alla vita e al servizio dei più bisognosi. Un esempio di fede straordinaria, di impegno per credenti e non, che continuerà a vivere nei nostri ricordi e nel suo impareggiabile operato”.

ilmenspitz“Oltre le nuvole c’è sempre il sereno” amava ripetere padre Modesto. croce-ilmenspitzE questo hanno pensato coloro che sabato hanno visto salire sempre più in alto quel palloncino lasciato libero, infilatosi proprio in un piccolo pezzo di cielo azzurro tra le nuvole, per proseguire più su, tra il sereno. “Solo con il vento contrario l’aquilone prende il volo” era la frase che il frate agostiniano scalzo aveva sposato negli ultimi tempi, quando – dopo una vita passata a lottare per portare avanti i propri sogni – era arrivata anche la Sla. Quella frase che i suoi ragazzi hanno portato lo scorso anno, durante i campi estivi, sul monte Ilmenspitz, 2656 metri di altitudine, la cima più alta che si vede da Rumo e dove sin da giovanissimo padre Modesto sognava di portare i suoi Rangers. Lo stesso monte dove domenica mattina sono saliti un gruppetto di coraggiosi, giovani e non più giovani, per piantare una piccola croce di legno, con la ‘promessa’ Rangers di padre Modesto. Hanno sfidato pioggia e nebbia ma ce l’hanno fatta. Perché “il Signore supera sempre di una spanna ogni nostra aspettativa”.

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