"NUOVA" MINERVA, AZIENDA FERMA E "ZERO" ASSUNZIONI. RABBIA DEL SINDACATO CHE INVOCA IL TRIBUNALE (Foto TuttOggi) - Tuttoggi.info

“NUOVA” MINERVA, AZIENDA FERMA E “ZERO” ASSUNZIONI. RABBIA DEL SINDACATO CHE INVOCA IL TRIBUNALE (Foto TuttOggi)

Redazione

“NUOVA” MINERVA, AZIENDA FERMA E “ZERO” ASSUNZIONI. RABBIA DEL SINDACATO CHE INVOCA IL TRIBUNALE (Foto TuttOggi)

Mar, 12/10/2010 - 14:55

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di Jacopo Brugalossi

La Minerva è ben lungi dall'uscire dalla sua crisi. La storica società metalmeccanica di Santo Chiodo sta anzi vivendo uno dei momenti più bui della sua storia, forse anche peggiore a quello che ha seguito la dichiarazione di fallimento. L'allarme è stato lanciato dai sindacalisti Adolfo Pierotti (Fim-Cisl), Umbro Conti (Uil) e Francesco Giannini (Fiom-Cgil) nel corso delal odierna conferenza stampa dove non sono mancati toni duri e accuse precise.

A detta del sindacato, ad un anno dall'entrata in scena dell'imprenditore avellinese Andreone, che ha ottenuto in affitto l'azienda per tre anni (fu l'unico a presentare un'offerta al bando pubblicato dal Tribunale di Spoleto), “nessuna delle premesse presenti nel contratto sarebbe stata mantenuta”.

Il quadro tracciato da Giannini (Fiom-Cgil) è quello di un'azienda che non produce, con i cancelli spesso chiusi e 2 o 3 auto tristemente parcheggiate nel piazzale. “Tutto quello che la nuova gestione ha fatto, è stato vendere il materiale in deposito, materiale che avrebbe dovuto rappresentare il rilancio dell'azienda. Gli unici spiragli di produttività, invece, avvengono nelle piccole aziende dell'indotto, con benefici pressoché nulli per il bacino di Spoleto”. Poi, Giannini ha posto l'attenzione sul marchio, ancora competitivo sul mercato se qualcuno lo rivitalizzasse con un piano industriale serio, e sulle assunzioni, tuttora ferme sulla casella dello zero. “Le persone che quotidianamente lavorano alla Minerva – ha detto in ultimo Giannini – si contano sulle dita di una mano, mentre gli altri sono in cassa integrazione o hanno contratti interinali”. Gli fa eco Adolfo Pierotti (Fim-Cisl) che ha ricordato come fosse lo stesso contratto d'affitto a indicare che l'azienda avrebbe dovuto salvaguardare la sua posizione industriale e rilanciare il marchio. “Il signor Andreone – ha sottolineato Pierotti – non ha minimamente tenuto fede a questo impegno. Anzi, lasciando l'azienda ferma, il marchio lo sta lentamente affossando. Riguardo poi alle mancate assunzioni – ha proseguito Pierotti – Andreone si è giustificato dicendo che queste ci sono state, ma nelle piccole aziende dell'indotto…. In questo modo si crea un indotto alla rovescia, senza possibilità di vero rilancio industriale ed economico. Non è più l'azienda che lo avvia, come di solito dovrebbe avvenire”.

Le preoccupazioni di Giannini e Pierotti sono state pienamente condivise da Umbro Conti (Uil), secondo cui i risultati ottenuti dal nuovo corso della Minerva sono pari a zero. Conti ha auspicato che il marchio venga messo a disposizione di gente seria, che si presenti con un vero piano industriale di rilancio.

E' proprio la mancanza di un piano industriale a spaventare più di ogni altra cosa i sindacati, che hanno formalmente chiesto al tribunale di Spoleto di inviare al curatore fallimentare D'Agata una relazione sullo stato delle cose, con il fine di chiarire le intenzioni del nuovo gestore. A tal proposito, Giannini, Pierotti e Conti hanno ricordato l'incontro avuto a fine maggio con Andreone e l'assessore allo sviluppo economico del Comune di Spoleto, Margherita Lezi. “In quella sede – hanno sottolineato – Andreone si impegnò ad assumere 15 persone e presentare un piano industriale entro luglio. Siamo ad ottobre e ancora non si è mosso nulla. Ci è stato addirittura impedito di entrare nell'azienda”.

“Ne abbiamo abbastanza dei venditori di fumo – ha sentenziato Umbro Conti. – Andreone non ha dato garanzie, non ha fatto assunzioni e ci risulta persino che non paghi i propri fornitori”.

I sindacati sono compatti nel richiedere l'interruzione del contratto di affitto tra il Tribunale di Spoleto e l'imprenditore Avellinese, ricordando che “Andreone ottenne l'affitto della Minerva con un bando più morbido e meno vincolante dei precedenti, ai quali non si era presentato nessuno. Questo contratto non lo vincola ad un certo numero di assunzioni, ma c'è scritto chiaramente che il marchio dell'azienda deve essere rilanciato. Su questo aspetto, palesemente non perseguito, noi facciamo appello al Tribunale per sbloccare finalmente la situazione”.

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