Più di mille delegati, oltre cento paesi rappresentati, moderatori d'eccezione quali Kofi Annan, l'arcivescovo Desmond Tutu e il cantante ed attivista irlandese Bob Geldof. E' questa l'imponente eco del One Young World, la conferenza mondiale della gioventù che si è tenuta a Londra dall'8 al 10 febbraio scorsi. Ma il summit ha rappresentato qualcosa che va al di là dei meri numeri. I delegati, di èta non superiore ai 25 anni, sono stati selezionati da governi, aziende, associazioni non governative, social network come facebook e twitter, e si sono potuti confrontare sulle tematiche più rilevanti del momento storico che stiamo vivendo, come ambiente, leadership politiche, economia globale, media, salute, rispetto razziale, tolleranza religiosa. Lo scopo degli organizzatori era duplice. Da un lato un progetto a lungo termine: quello di mettere a confronto una generazione di “leader del futuro” offrendo un importante palcoscenico dove commisurare le proprie idee e proporre risoluzioni da tramutare successivamente in azioni concrete. Dall' altro, un progetto con riscontro immediato: una presa di coscienza su come un gruppo scelto di laureati poco più che ventenni armati di entusiasmo e voglia di fare risolverebbero i problemi che affliggono oggi il nostro pianeta.L'Italia ha dato il proprio contributo alla conferenza inviando due delegati, Francesca Capuozzo e lo spoletino Nicolò Wojewoda.
Il giovane umbro non si è certo lasciato sfuggire l'occasione di prendere la parola in un contesto così importante, tenendo un discorso semplice ma lungimirante. Partendo dall'esempio della cittadina olandese di Delft, dove ha studiato per due anni e dove esiste un movimento studentesco dotato di una rilevante rappresentanza politica, Nicolò ha sottolineato l'importanza per i giovani di essere protagonisti attivi nei processi decisionali delle società. Ha spiegato come l'unico modo di dare non solo voce, ma anche corpo alle proprie idee, sia quello di avere un posto nelle assemblee decisionali, siano esse rappresentative di piccole comunità o di larghe fasce di popolazione. Come adoperarsi per far sì che ciò diventi realtà e non rimanga solo un sogno nel cassetto? “Questa è la parte difficile” sentenzia Nicolò verso la fine del suo intervento. La sua convinzione è che non spetti solo ai politici aprire le porte ai giovani, ma che i giovani stessi debbano saper trovare le chiavi per entrare. Chiavi come quelle della coscienza, della competenza, della responsabilità, della propositività, dell'imprenditoria sociale, che unite al dinamismo delle idee e alla capacità di interazione e di confronto costruttivo (agevolate anche dai canali internet che i ragazzi padroneggiano con grande disinvoltura) potrebbero trasformare i giovani in veri e propri leader. “Ricordate che da qualche parte intorno ad un tavolo c'è qualcuno che decide sul vostro futuro, e che a quel tavolo voi non avete un posto. Cercate di ottenere voi stessi quel posto” è l'ultimo incoraggiamento di Nicolò, rivolto non solo alla platea del One Young World, ma a tutti i giovani che lo vorranno condividere.