Per 2 mesi è stata sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno se ne era accorto, tranne la polizia municipale di Perugia che nel frattempo ha elevato svariate multe senza fare i necessari controlli sul mezzo. La Fiat Punto di Marco Maria Dominici, il giovane tuderte deceduto il 22 luglio scorso nel capoluogo in circostanze ancora tutte da chiarire, si trova ora a disposizione della Polizia di Stato che segue le indagini, coordinate dal pm Cicchella.
La notizia arriva dalla mamma, Rita Calisti, che venerdì scorso ha ricevuto una lettera anonima con alcune foto dell’auto del figlio. “Per me che ho frequentato Perugia per gli studi universitari è stato facile capire che l’auto si trovava nella piazzetta Cupa del minimetrò. Mi sono precipitata per trovarla ma era stata rimossa. In terra però c’erano alcune multe, pressochè illegibili”.
La Calisti sostiene che la mattina precedente, il 23 settembre, era stata convocata presso la questura ma che gli agenti “che mi hanno accolto con estrema gentilezza, non sapevano ancora dirmi dove fosse l’auto. Il giorno dopo, quando anch’io sapevo dell’auto grazie alle foto inviatemi, mi hanno detto che l’auto era stata ritrovata e sequestrata. Hanno anche aggiunto che non c’erano multe sul parabrezza, cosa che contrasta con le foto in mio possesso”.
Insomma sembra proprio che i dati dell’auto non siano stati inseriti nella banca dati delle auto scomparse/rubate o quanto meno che la polizia municipale perugina non abbia informato i colleghi della questura titolari dell’inchiesta. “Come mai la polizia municipale di Perugia non ha informato la polizia di aver individuato l'autovettura di mio figlio? Se lo sapevo io che era stata ritrovata, non dove fosse, perchè non è stata informata la Procura della Repubblica?”” si chiede la donna “questo modo di fare avvalora il mio dubbio sul modo in cui sono state condotte le indagini”. Sulla vicenda della morte di Marco Maria Dominici era intervenuto a più riprese anche il sindaco di Todi, l’avvocato Antonino Ruggiano, che aveva sollecitato le istituzioni ad operare tempestivamente. La giustizia, tutto sommato, ha ancora un “conto aperto” con la famiglia Calisti-Dominici che da 17 anni attende ancora giustizia per la morte di Mara, la sorella di Rita
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