LUCIANI SCALA IL COLLE, DON GIANFRANCO APRE LA PORTA MA NON FIRMA LA PETIZIONE PER IL MONITORAGGIO DI S. CHIODO. IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA - Tuttoggi

LUCIANI SCALA IL COLLE, DON GIANFRANCO APRE LA PORTA MA NON FIRMA LA PETIZIONE PER IL MONITORAGGIO DI S. CHIODO. IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA

Redazione

LUCIANI SCALA IL COLLE, DON GIANFRANCO APRE LA PORTA MA NON FIRMA LA PETIZIONE PER IL MONITORAGGIO DI S. CHIODO. IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA

Mar, 14/10/2008 - 15:19

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Quando l’hanno visto entrare nella chiesina di Sant’Angelo in Mercole hanno pensato che si era arrivati davvero alla resa dei conti fra il diavolo e l’acqua santa. Facile pensare che erano tutti pronti con croci e corone d’aglio per rimandare indietro il ‘diavolo’. Povero don Gianfranco, chissà a quale e quanta pazienza dovrà aver fatto appello per ricevere in canonica il cattolicissimo Luciani, no, no, non un pronipote di Papa Luciani, bensì il più carnale, ma non di meno cattolico, Maurizio, ribattezzato “l’uomo dalle cento cariche”.

Oggetto dell’incontro il nuovo allarme lanciato proprio da Luciani per la zona di Santo Chiodo, dove si sono registrati nuovi casi di leucemia (ma anche di alzheimer). Per la verità già quattro anni orsono era stato proprio don Formenton, insieme al dottor Antonello Briguori, a lanciare l’allarme. Ma molti, se non tutti, fecero orecchie da mercante. La vicenda finì nel dimenticatoio e i malati al camposanto.

Di pochi giorni fa il rigurgito di Luciani, lo scatto d’orgoglio che non ha però convinto. Il sindacal-politico de noantri, intenzionato a dar battaglia sulla vicenda fino all’ultima goccia di….sangue, ha così telefonato al suo nemico n. 1: sì, proprio a quel “prete presuntuoso” e per di più comunista.

Un’oretta di chiacchiericcio per ribadire le proprie posizioni. Di più non è dato sapere. L’impiegato-consigliere gli ha però lasciato una copia della petizione popolare che lo vede quale primo firmatario.

Chiedendo al parroco di campagna di raccogliere più firme possibili. Sembra però che don Formenton sia rimasto irremovibile: non firmerà e non proporrà a nessuno quella petizione.

Lui del resto la sua parte l’ha già fatta, ci ha messo la faccia e ce la sta mettendo. A momenti ci rimetteva anche la testa, se fosse stato per certi sindacalisti.

E non ha forse tutti i torti il sacerdote. In effetti il testo di quella petizione appare più un secchio di aria fritta, che un serio, concreto appello a far chiarezza sull’inquinamento ambientale presente in zona. Neanche una menzione sullo studio condotto dall'Università di Bologna che ha messo in luce più di un rischio ambientale.

La paura dunque che dietro la raccolta di firme si nasconda una sorta di campagna elettorale non è poi così remota.

Basti pensare che lo stesso Luciani ha stampato la petizione facendo ben comparire che lui è il primo firmatario, mentre il secondo è, neanche a farlo apposta, un vecchio portaborse del centro destra, un suo compagno di gioventù, di quando le merende si facevano apparecchiando su uno scudo crociato.

Quest’ultimo, che abbandonate le borse porta ora la 'voce' di un primo cittadino del Pdl, perchè in Italia l'importante è 'portare', vanta un autorevolillimo incarico nientepopodimeno che in un….giornale locale.

Quotidiano che, udite, udite, sulle morti, i drammi sanitari e le paure di Santo Chiodo non ha scritto una riga. Nulla, niente, zero, carbonella, nisba. Tranne, ovviamente, i recentissimi comunicati del compagno, pardon dell’amico Luciani.

Ma come, si stampano centinaia di fac simili riportando solo i primi due firmatari? Possibile che proprio Luciani, che a chiacchiere ha una associazione culturale con cinquanta iscritti, mentre altrettanti ne avrebbe strappati all’Udc per approdare al Pdl di Giovanardi, non sia stato capace di raccogliere qualche firma in più da mostrare ai cittadini? Mistero.

Della fede? No, della politica.

Lui comunque oggi giura e spergiura che è stato sommerso di adesioni via mail. “Una valanga” dice al telefonino.

Sulla querelle si è poi innestato un altro politico di razza locale, anche lui di saldi principi democristiani, Sergio Grifoni, che, con precisione quasi svizzera, a poche ore dal lancio della petizione, ha annunciato un bel convegno. La data, ovviamente, non c’è ancora (si parla dei primi di novembre) mentre è certo che interverrà il professor Massimo Pica, fra i massimi esperti di malattie legate a fenomeni ambientali.

Ora, per carità, tutto è importante, persino la petizione di Luciani, se può risollevare il problema e risolverlo. Anche un convegno, anche se non porterà nulla di nuovo. Perchè basta aprire la tv per vedere trasmissioni che continuamente parlano di questo, seguire i tg per assistere alle rivolte di paesi e città italiane più determinate di Spoleto, sfogliare quotidiani e settimanali per leggere di inchieste su agenti inquinanti che provocano la morte di operai e cittadini.

Spoleto con la sua ex Umbria Piombo ha già conosciuto la sua Seveso.

E allora, forse, più che un autorevole convegno sarebbe necessaria una azione forte, immediata e congiunta fra tutte le Istituzioni per capire cosa realmente sta provocando tante malattie in pochi chilometri quadrati. Ma forse questo non interessa, come pare di intuire dal profondo silenzio in cui restano tutte le istituzioni. Sia quelle politiche, sia tecniche.

In silenzio loro, “…parleranno tutti quanti, dotti, medici e sapienti…”

(Carlo Ceraso)

modificato alle 18.08


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