Linee di mandato e Dadaismo, a Spoleto il rinnovato esperimento del Cabaret Voltaire per "vincere facile" - Tuttoggi

Linee di mandato e Dadaismo, a Spoleto il rinnovato esperimento del Cabaret Voltaire per “vincere facile”

Carlo Vantaggioli

Linee di mandato e Dadaismo, a Spoleto il rinnovato esperimento del Cabaret Voltaire per “vincere facile”

Lun, 24/01/2022 - 07:15

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Linee di mandato sperimentali, interventi sperimentali, vestiti sperimentali, proposte sperimentali, linguaggio sperimentale e metafore sperimentali.

Che spettacolo la vita! Magari pensi di stare osservando la diretta streaming del Consiglio Comunale di Spoleto che discute il documento (fondamentale) sulle Linee di mandato, e invece ti trovi davanti uno dei migliori spettacoli di teatro del Cabaret Voltaire.

Sì, proprio quello che diede avvio al celebre movimento del Dadaismo. Si era a Zurigo il febbraio del 1916, mentre a Spoleto era solo il 20 gennaio 2022, poco più di un secolo dopo, quando si è potuto assistere dal vivo a quel principio fondativo del movimento (mai del tutto scomparso), per cui “tutto è Dada”! Ovvero qualcosa di slegato da rigide e immodificabili regole comportamentali, fortemente creativo e culturalmente sperimentale.

Linee di mandato sperimentali, interventi declamati sperimentali, vestiti e costumi sperimentali, proposte sperimentali, linguaggio sperimentale e metafore sperimentali.

E se Hugo Ball e Tristan Tzara incarnavano i volti noti del movimento dei primi ‘900, nello spettacolo spoletino Andrea Sisti, sindaco, unitamente a qualche consigliere di lungo corso, tengono botta e trasformano una seduta consiliare fiume di oltre 8 ore in un avvincente episodio culturale della città.

Approvate le “Linee di mandato” del sindaco Sisti | Un programma di 70 pagine, tra entusiasmo e mugugni

Ci perdoneranno i consiglieri in questione se non indicheremo i loro nomi, ma del resto nel Dadaismo il gesto artistico assume più valore dell’artista che lo produce. E’ così che Marcel Duchamp, dadaista e cubista, viene oggi ricordato quasi esclusivamente per la celebre “Fontana” che altri non era che un orinatoio.

Ed è così che è successo anche al Consiglio Comunale di Spoleto, dove l’apparente normalità di un appuntamento politico amministrativo è diventato un esplosivo terreno di confronto su proposte indubitabilmente sperimentali.

Tanto per cominciare, nel linguaggio, che ha visto un profluvio di termini tecnici e in lingua straniera da far impallidire Frate Salvatore, quello del Nome della Rosa, che parlava tutte le lingue conosciute mescolandole insieme.

Un Sindaco Andrea Sisti, addobbato in ghingheri per essere notato, con il maglione capospalla a fascioni multicolor, pantaloni slim a quadrettoni (molto slim…) e polacchine scamosciate tipo Clarks, piazzato davanti a computers pieni di slide e ad una cartografia del territorio spoletino, parlerà per quasi 2 ore senza togliere mai la mascherina e senza bere una stilla d’acqua. Un gesto atletico di grande valore sperimentale che lascia sbigottito e anche preoccupato il Presidente del Consiglio, Marco Trippetti che, essendo nella vita lavorativa anestesista rianimatore, aveva già allertato una task force del 118.

Banzai Piramide, ma rovesciata

L’attacco delle Linee di mandato è fulminante, come il celebre grido di guerra Banzai (10mila anni), con parole d’ordine futuriste e dadaiste manco a dirlo: “Si comincia dal basso e dall’idea del rovescio della Piramide”. Inutile dire che qualcuno comincia a guardarsi spaesato non sapendo dove si trovino le piramidi del sindaco Sisti.

E poi ancora, con una potente evocazione sartoriale, “Va ricucito, o meglio rammendato il legame tra centro e periferie …”. Su misura? Ah, saperlo!

Ma non basta, “Noi vogliamo portare Spoleto in Europa e nel Mondo…”, che ha una assonanza straordinaria e affascinante con il marinettiano Futurista, “Noi lo desideriamo” o con “Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa…”. Forse, chissà, trattasi di una roba di sinistra?

Priorità strategiche verticali e orizzontali

Segue poi una slide semplificativamente sibillina con la descrizione di priorità strategiche verticali ed orizzontali. Puro dadaismo stile Settimana Enigmistica, tanto che qualche consigliere inizia a litigare con il suddetto foglio per capire se va letto in orizzontale o in verticale. Applausi scroscianti e siamo solo alla pagina 4 di 70 del volumone.

Saltano all’occhio alcuni periodi del testo talmente ardimentosi da rischiare la inevitabile reazione del pubblico che assiste online e dei consiglieri che si sentono in stato di soggezione come un pugile percosso da un potente cazzottone sotto la cintura:

Un tessuto su cui infrastrutturare (sic!!) una rete di market aziendali di prodotti della sostenibilità, un Farm to Fork“…

Si fanno notare anche i fondamentali in campo letterario:

Il piano di azione che metteremo in campo sarà geografico, partendo da est ad ovest e da nord verso sud“…

In effetti, manca solo “Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno… ” e la poetica espositiva è completa. Che siano queste magari le piramidi da rovesciare di cui sopra? Boh!

Ecologia, fai da te…

Su qualcosa però c’è spaesamento, soprattutto quando si parla di temi ecologici:

Conservare un alto tasso di naturalità all’interno dell’insediamento urbano, avviare concretamente la riconversione ecologica di parte dell’insediamento e delle aree fortemente antropizzate“…

Che, come al solito, se uno passa distrattamente da quelle parti potrebbe anche pensare, “Ma che vogliono abbattere le case per rimetterci i campi?”.

Non può mancare tuttavia un,

coinvolgimento degli stakeholders e sensibilizzazione dei cittadini

Se uno ci pensa bene poi la sensibilizzazione di cui sopra potrebbe anche essere una sorta di avvertimento alla Bernardo Gui, “Confessa i tuoi peccati”.

…e paesaggi psicanalizzati!

Assume invece un coraggio al limite della sfida epica, la volontà di:

“valorizzare la struttura estetico-percettiva dei paesaggi

ed anche la

valorizzazione storica, psicologica e culturale del paesaggio e dei luoghi del territorio e dei suoi cittadini“.

Ora sul termine valorizzare siamo tutti concordi per il significato. Ma quello che crea più di un fremito dadaista è il fatto di voler applicare il metodo al paesaggio. Quest’ultimo è pur sempre qualcosa che si osserva, magari delizia l’occhio, ma soprattutto ha in sé elementi fortemente caratterizzanti e radicati. Valorizzarlo fa tanto venire in mente interventi tipo gli addobbi di Natale. Sovrastrutture belle e buone.

Se poi la faccenda si trasforma nella valorizzazione in termini storici, psicologici e culturali, cittadini inclusi, verrebbe da dire “ma che accidenti avranno fatto mai di male sto poro paesaggio e i suoi cittadini, per meritarsi tanto accanimento terapeutico?”.

In termini di inventiva lessicale nemmeno Francis Picabia, noto esponente proto-Dada, avrebbe potuto fare di più del nostro Andrea Sisti neo-Dada.

Insomma, condensiamo la faccenda grazie ad un breve passaggio letto in premessa del corposo documento, “Innovare nella tradizione dei luoghi senza dargli schiaffi”. Che messa in questi termini assume tutta la dimensione di un esperimento Dada-sadomasochistico, senza bondage e solo appena appena dominante.

La reazione metaforica delle opposizioni

Attimi di puro sgomento in sala consiglio! La potenza evocativa di siffatte Linee di mandato lascia inebetiti i consiglieri di opposizione che iniziano a bofonchiare reazioni risentite condite di metafore di stile paesano, ma non paesaggistico. Molto gettonata quella motoristica, “Vogliamo andare a 300 all’ora e invece siamo a bordo di una 500” a cui si risponde con dovizia di tecnica da paddock, “Non è vero siamo a bordo di una Ferrari ma con il freno a mano tirato”. Lo avrà detto la diagnostica?

Che poi i suddetti non lo sanno, ma se tieni il freno a mano tirato e dai gas su una Ferrari il minimo che ti può capitare è che vai in un testa coda decisamente violento… ma questa è roba da smanettoni e così lasciamo perdere.

La maggioranza difende il documento e parla di “Visione alta”, quasi come quando Maometto ha compiuto il Miraj, l’ascesa al cielo in sella a Buraq.

L’opposizione si sente piccata, intanto per la faccenda delle piramidi eppoi perché sembrerebbe non comprendere le sette altezze celesti maomettane e ribatte alla consigliera autrice della “visione alta” con la solita palettata ‘nto le mani: “ecco a Spoleto si dice , è arrivato pensace”. E dagli poi di fioretto: “libro dei sogni… lezione universitaria.. .idee confuse” etc.

Ma tra tutto questo botta e risposta tipico del più popolare spettacolo dadaista, nel mentre il pubblico si avviava verso una stanca sopportazione della novità e qualche utente si scollegava frettolosamente dallo streaming, eccoti il colpo di teatro che non ti aspetti.

Maschidonne e Acacie rumene

Quasi in sordina inizia l’intervento sofferto di un consigliere di maggioranza, con voce quasi sussurrata, niente uso di acuti tipo sirena dei Vigili del Fuoco, prostrazione fisica sui banchi consiliari di chi pondera e soffre (strapazzando il famoso schema orizzontale e verticale), mentre pensa e parla con frasi spezzettate da momenti di commozione e sincera partecipazione emotiva su argomenti sensibili come le scuole, gli studenti e il mondo agropastorale, contesto dove il consigliere raggiungerà un lirismo impensato.

Il clou dell’illuminazione è proprio su questi due passaggi precisi: il primo quando si parla delle scuole. “Non si può vedere la scuola, come quella di Madonna di Baiano, che quei servizi igienici devono attraversare un’altra aula, sia i bambini…maschi…e anche maschidonne, e diciamo bambine e anche i stessi professori”. La famosa chimera del maschiodonna, l’ermafrodito insomma.

E infine l’epica descrizione del mondo dei giovani che vogliono fare impresa:

“Quei ragazzi che vogliono portare avanti progetti per l’economia anche sulla biodiversità. Giovani che vogliono impiantare le vecchie tradizioni di CULTURA che non esistono più, in termini di frutteti, in termini…in termini anche di coltivazioni. Un esempio che vorrei dare un imput all’assessore competente: la grande crisi che attraversa con il cambiamento climatico il settore dell’apicoltura. Io sono dentro questa attività, che è sempre un hobby, ma piace veramente. Perchè non pensare di impiantare CULTURE, in questo momento di crisi che stanno morendo le api, perchè non impiantare anche su zone franose, zone che ritengo importanti, impiantare Acacie rumene, di modo che aiutino anche in questo, ad aiutare il settore?”.

La migliore performance dadaista dopo un secolo dalla fondazione del movimento, e la conferma implicita che tutto è Dada.

Il solito passante distratto e che si trova qui per caso, potrebbe obbiettare: “Ma che hanno fatto di male ste povere acacie rumene per finire su terreni franosi?”.

In tutto questo lo spettacolo è salvo e con lui anche le Linee di mandato votate a maggioranza. Tra qualche giorno nessuno ci farà più caso al triste epilogo delle acacie rumene. Tanto so straniere!

E nessuno guarderà più tanto per il sottile se si è abusato ad uso peacchia della parola cultura o coltura.

Quello che conta oggi, come un secolo fa alla nascita del Dadaismo, è che l’immaginario creativo e sensibile, cioè tutto quello che possiamo percepire con i sensi e la mente, sia ampiamente soddisfatto.

Come quando il Colonello Kilgore di Apocalipse Now, dopo aver fatto bombardare una linea di alberi nella giungla piena di Vietcong dice “Mi piace l’odore del Napalm al mattino…odore di vittoria”.

Se bruci tutto del resto si vince facile! Kilgore lo capiva a naso e senza rovesciare piramidi.

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