Come di un dipinto è importante studiare i più piccoli dettagli, così di un periodo artistico è bene analizzare gli autori minori. Per comprendere il quadro d'insieme.
Il Rinascimento nascosto ed in particolare due artisti legati alla storia dell'Umbria della seconda metà del ‘400 sono stati i protagonisti di una conferenza organizzata dal Club Rotary Perugia Est, in collaborazione con l'Inner Wheel di Perugia giovedì 25 novembre 2010.
Relatori Giovanni Manuali, docente e restauratore eugubino e Stefano Papetti, storico dell'arte marchigiano. Gli ospiti sono stati introdotti dal presidente del Rotary Perugia Est Paolo Latini.
Manuali ha preso in esame un'opera del 1480 di Pietro di Galeotto che si trova nella sacrestia dell'Oratorio di San Francesco in via degli Sciri a Perugia. È uno stendardo dipinto su tela rossa che ritrae la flagellazione di Cristo da parte di due uomini. L'esperto ha mostrato l'opera prima e dopo il recente restauro.
Quindi si è soffermato sull'iconografia del tema ritratto, facendo notare la costruzione prospettica il cui centro si trova nell'ombelico di Cristo. Fra i dettagli più interessanti: la cicatrice sulla testa del carnefice di destra che ne sottolinea la crudeltà e il fatto che tutt'e due i boia hanno gambe scoperte e calzari strappati; un particolare, quest'ultimo, che serve a raccontare il furore dell'azione.
Inoltre il dipinto di Pietro di Galeotto presenta almeno due citazioni di opere coeve: lo sfondo ricorda quello del ritratto di Federico da Montefeltro di Piero della Francesca mentre la presenza della colonna è ispirata ad un disegno di Andrea Mantegna sul tema della flagellazione.
Papetti ha parlato del percorso artistico di Bernardino Di Mariotto, pittore perugino vissuto tra ‘400 e 500' e attivo perlopiù a San Severino Marche. Al periodo marchigiano risalgono le opere più importanti che negli ultimi anni sono state oggetto di studi che hanno portato ad una sua rivalutazione. Dapprima considerata un fenomeno poco più che provinciale per il suo stile datato per l'epoca, ora l'arte di Bernardino di Mariotto è vista come un valido esempio di modernizzazione proprio di quegli arcaismi che avevano spinto la critica a sminuirla. Un contesto arcaico legato alla volontà della committenza e non alle capacità del pittore che in diverse opere mostra la sua particolare tecnica, frutto anche dell'esempio del padre orafo.
Secondo Papetti il modo in cui Di Mariotto sviluppa alcuni particolari spaziali ne fanno quasi un antesignano della pittura metafisica del ‘900.