Gesenu, il dopo Ventanni con Romizi / Conti in ordine? “Dimezzare le 30 società”

Gesenu, il dopo Ventanni con Romizi / Conti in ordine? “Dimezzare le 30 società”

Il vertice tra Maria Rosi, l’ad Silvio Gentile e il direttore Giuseppe Sassaroli / I 6 milioni di prestito ponte che ora non servono più


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Salvare Gesenu: è stata questa la parola d’ordine durante l’audizione dell’amministratore delegato Silvio Gentile e del direttore generale, Giuseppe Sassaroli, al Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’amministrazione regionale, presieduto da Maria Rosi. Un salvataggio che comporta una certa attenzione per i lavoratori e per il mantenimento del servizio, dopo l’ultimo terremoto arrivato con le dimissioni di Ventanni.

L’agenda – Allora, con quelli di cui sopra, si devono snocciolare più elementi, congiunturali al percorso di ristrutturazione aziendale basato sulla semplificazione (delle 30 società  attuali ne rimarranno meno della metà, liquidando anche quelle internazionali): tra questi una maggiore attenzione all’Umbria con eventuali espansioni in zone contigue; lo smaltimento, comunque in equilibrio, e la differenziata  nell’Ati2 è la più alta dell’Umbria; i problemi di credito in Sicilia e quelli con Catania seppur in via di risoluzione, anche se rimangono i 45 milioni con  Messina; il prestito ponte di 6 milioni, che parrebbe non più necessario; il piano  industriale pronto, che perà attende il confronto con il nuovo sindaco di Perugia; il fatto che nei prossimi 2 anni Gesenu costruirà 4 impianti per 25 milioni di euro e che ha vinto un appalto di 100 milioni a Cagliari; un ambito di espansione riguardante i rifiuti speciali anche ospedalieri.

Le richieste – Durante l’incontro la presidente ha chiesto “garanzie e  tutele per i lavoratori; che l’azienda prima di far impresa fuori regione  pensi al buon andamento del servizio in Umbria; che Gesenu porti avanti un  servizio economico, efficiente ed efficacie per i cittadini”. Sollecitati dalle richieste dei consiglieri Massimo Buconi (Psi), Lamberto  Bottini (PD), Paolo Brutti (Idv) e Andrea Smacchi (PD), i vertici di Gesenu  hanno fatto un quadro della situazione societaria. “Gesenu – ha detto  Gentile – sta affrontando un percorso di sana ristrutturazione aziendale, e  non ci sono i presupposti per esuberi o fallimenti. L’assetto finanziario è affaticato e appesantito dalla situazione creditizia, rispetto alla quale  stiamo attuando tutte le soluzioni per renderla più gestibile. Nel frattempo  l’azienda sta tenendo. Stiamo combattendo gli spechi e lavoriamo per la moralizzazione, perseguendo efficienza a tutti i livelli. I numeri ci daranno  ragione”.
La salute di Gesenu – Dal punto di vista economico-finanziario Gesenu, ha spiegato il nuovo amministratore delegato, “ha un margine operativo lordo ampiamente positivo (+13%). Se azzerassimo debiti e crediti Gesenu avrebbe un attivo di 20 milioni di euro. I problemi sono stati una dispersione di risorse (ad esempio con gli investimenti internazionali) e l’essere diventata nel tempo una ‘banca’ degli enti locali, consentendo ai comuni pagamenti dilazionati di 2-3 anni. Oggi in Umbria questi termini si sono ridotti a 6 mesi, ma la questione rimane aperta in Sicilia. A Catania dei 9 milioni di crediti, 3 ne sono stati incassati e la situazione è in via di risoluzione, tanto che dei restanti 6 milioni una tranche di 1,5 mln sarà incassata in estate. A Messina rimane il problema con 45 milioni di crediti. Di questi 12 sono pagamenti che Gesenu deve a fornitori locali da pagare solo quando li incassa. Per il recupero degli altri 33 milioni stiamo provando a sfruttare l’aiuto della Cassa Depositi e Prestiti. Con le banche Gesenu ha poco indebitamento, e i fornitori vengano pagati in 10 mesi e le posizioni verso il sistema erariale sono in ordine. Quindi il prestito ponte di 6 milioni chiesto dall’ex presidente Ventanni servirebbe? Certo, ma non risolverebbe i problemi di Gesenu e i soci non si sono dimostrati disponibili. Quindi noi andiamo avanti con l’azione di risanamento”. Per questo si sta puntando ad una “semplificazione della galassia societaria di Gesenu, prevedendo alcune liquidazioni e, in prospettiva, anche la dismissione delle attività internazionali, che comunque da anni sono oramai autosufficienti, compreso il progetto Egitto. Vogliamo fare meno cose ma farle bene, concentrandosi sul nostro core business: impiantistica, servizio di igiene ambientale e gestione dei rifiuti. L’obbiettivo, quindi, è dimezzare le attuali 30 società”.
L’Umbria – L’altra azione prioritaria è la “focalizzazione sul territorio umbro, con l’idea di crescere per contiguità territoriale. Ma andrebbe comunque superata la situazione attuale che vede l’Ati2 avere 4 società operative: un modello vecchio anche per la qualità del servizio, che espone a rischio dispersione e inefficienze. Serve una cabina di regia, un servizio aggregante, come quello pensato per la nuova società Gest (costituita nel 2012) alla quale partecipano Gesenu, Tsa, Sia e Ecocave. Gesenu oramai ha una dignità nazionale, che partendo dall’Ati2 ha prospettive di crescita in territori sani come nell’Ati1, nel Lazio (Fiumicino e Viterbo) e in Sardegna, dove oramai è una presenza importante: recentemente ha vinto un appalto di 100 milioni di euro a Cagliari con una joint venture (insieme ad una società del nord) in cui Gesenu ha il 30%. La logica, infatti, è stata quella di aumentare il business con partner affidabili, preferendo avere il 30% di 100 milioni che il 100% dei 25 milioni di appalti attuali”. Razionalizzazione e attenzione territoriale sono gli indirizzi strategici del piano industriale che “in azienda è già una realtà. Gesenu per la prima volta dalla sua costituzione nel 1980 sta affrontando cambiamenti profondi: nuovo amministratore delegato; nuovo Sindaco di Perugia che dovrà decidere quale indirizzo dare all’azienda; le vicende giudiziarie del socio privato. Vicende – ha precisato Gentile – che hanno creato problemi di prospettiva, ma non hanno coinvolto Gesenu sul piano bancario e gestionale, visto che l’azienda è considerata indipendente rispetto al socio privato. Insomma, abbiamo avuto forte discontinuità ma il piano industriale verrà ufficializzato non appena il quadro diverrà più omogeneo e ci sarà il probabile nuovo cda. In questa situazione le dimissioni per problemi
personali del presidente Ventanni non hanno fatto piacere, ma non hanno creato problemi gestionali in azienda, visto che il suo ruolo era di rappresentanza”.
I servizi – I vertici hanno spiegato che le difficoltà di Gesenu non hanno influito sui servizi, tanto che la differenziata dell’Ati1 ha le percentuali più alte dell’Umbria, con comuni che arrivano al 75% e con Perugia che sta al 62%. Lo smaltimento nell’Ato2 è in equilibrio e ha consentito di assorbire le difficoltà degli altri Ato regionali. Inoltre l’impianto di Pietramelina sta funzionando ed è autorizzato per il trattamento di 105mila tonnellate e ad oggi ne lavora 75mila, quindi ha ancora un buon margine. Le capacità dell’azienda per espandersi sul mercato sono buone, visto che ha commesse per 25 milioni nei prossimi 2 anni per costruire 4 impianti (2 in Sardegna e 2 in Basilicata); inoltre sta puntando sui rifiuti speciali, anche ospedalieri. Su richiesta della presidente Rosi è stato affrontato anche il tema dei finanziamenti previsti dalla Regione a Gesenu per l’ampliamento dell’impianto di Pietramelina. Un progetto mai decollato per il venir meno dei vantaggi degli incentivi previsti che esistevano anni fa. Per questo i vertici di Gesenu hanno chiarito di non aver mai ricevuto finanziamenti regionali, e di non aver mai chiesto la loro conferma. Rosi ha comunque chiesto di approfondire in futuro questo argomento e di poter visionare il bilancio 2013. Inoltre ha annunciato che il Comitato continuerà a monitorare la situazione di Gesenu che deve avere come “fulcro centrale il servizio pubblico ai cittadini umbri che hanno la sensazione che pur facendo la differenziata le tariffe per i rifiuti siano in continuo aumento”.

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