Coronavirus, dal tabaccaio sì e a messa no: per i giuristi cattolici è incostituzionale

Coronavirus, dal tabaccaio sì e a messa no: per i giuristi cattolici è incostituzionale

Redazione

Coronavirus, dal tabaccaio sì e a messa no: per i giuristi cattolici è incostituzionale

Da Perugia la protesta degli avvocati Budelli e Maiorca
Lun, 27/04/2020 - 19:24

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Coronavirus, dal tabaccaio sì e a messa no: per i giuristi cattolici è incostituzionale

Il Dpcm che proroga “sine die” il divieto ai fedeli di partecipare alle messe viola la Costituzione in merito alla libertà di culto. A sostenerlo l’Unione giuristi cattolici di Perugia, che con gli avvocati Simone Budelli e Francesco Maiorca, rispettivamente presidente e segretario, contesta il Dpcm 26 aprile.

Per i due giuristi appaiono “evidenti e illogiche alcune disparità di trattamento: è consentito andare in tabaccheria ad acquistare le sigarette, ma non di andare in Chiese per ricevere la Comunione; possiamo ricevere a domicilio le pizze, ma non l’ostia dal sacerdote; è possibile accompagnare i defunti al cimitero, ma non riunirsi in Chiesa per pregare“.

La messa interrotta

Budelli e Maiorca ricordano “le immagini circolate nel web relative all’interruzione da parte delle forze dell’ordine di una celebrazione religiosa a cui presenziavano 13 persone in uno spazio di oltre 300 mq e al contempo le immagini invece dei numerosi assembramenti verificatisi in occasione del 25 aprile, che hanno suscitato non poche perplessità non solo fra i giuristi, ma in tutta l’opinione pubblica”.

Insomma, i fedeli verrebbero discriminati dalle misure anti contagio.

Le ragioni dei giuristi cattolici

Pur considerata la gravità dell’epidemia e le necessarie misure di prevenzione e di cautela che la scienza ‘impone‘ – scrive l’Ugci di Perugia – è evidente come nell’ultimo Dpcm del 26 aprile u.s. non sembra si siano ponderate le contrapposte fondamentali esigenze, costituzionalmente garantite. In particolare, come dimostra l’ultima comunicazione diramata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Governo anche nel suo ultimo Dpcm non sembra aver dato giusto peso alla libertà di culto, da tempo fortemente ridotta. Per tale ragione si stigmatizza l’ulteriore proroga sine die dell’illogica e discriminatoria limitazione ai fondamentali diritti costituzionali volti a garantire la dignità ed il pieno sviluppo della persona. Ciò a difesa della nostra fede, ma anche della nostra democrazia e della Costituzione, che sulla dignità e il pieno riconoscimento della persona umana si fonda“.

La preghiera di Bassetti e la delusione della Cei

Anche il cardinale di Perugia e presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, aveva rivolto un invito alle Istituzioni, e una preghiera al Signore, perché fosse consentito ai fedeli di tornare a partecipare alle funzioni religiose.

Appello accolto solo in parte del Governo, che dal 4 maggio consentirà solo la celebrazione dei funerali con la presenza di un numero massimo di 15 congiunti. E questo – ha spiegato il premier Conte – a causa della rigidità dimostrata su questo punto dai consulenti scientifici circa il rischio di contagio.

Una valutazione che, subito dopo la conferenza stampa di Conte domenica sera, è stata criticata con decisione della Cei.

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