Il Comune di Foligno dichiara guerra alle nutrie

Il Comune di Foligno dichiara guerra alle nutrie

Ecco il piano commissionato dall’amministrazione comunale allo studio naturalistico ‘Picus’

share

Il Comune di Foligno dichiara ‘guerra alle nutrie’ e per tenere sotto controllo il fenomeno, ha fatto realizzare un approfondito studio specializzato dando incarico allo Studio Naturalistico ‘Picus’ di Mirko Piacioni. Un dettagliato dossier di 23 pagine con tanto di schede tecniche, documentazione fotografica e riferimenti scientifichi riguardante le caratteristiche dell’animale. Uno indagine, per l’appunto, sulla presenza della specie Myocastor coypus nel territorio del Comune di Foligno.

Sotto la lente dei ricercatori però non è finito il fiume Topino come si potrebbe pensare, ma il Parco Hoffman a Sportella Marini e la Palude di Colfiorito, dove tra l’altro risulta tutto sotto controllo.

Campanello d’allarme invece – ma non è una novità da certificare – per l’area del parco fluviale.

I risultati al Parco Hoffman

“Tenendo conto del fatto che il parco urbano Hoffman, dal punto di vista idraulico è caratterizzato principalmente dall’attraversamento del fiume Topino, da briglie per la regimazione e la regolazione del flusso idrico, e da laghetti artificiali– si legge nel documento adottato dalla giunta comunale – è stata adottata la tecnica del transetto, ovvero della percorrenza lineare andata e ritorno, ogni volta, dei medesimi tratti lungo gli argini, dalla briglia principale fino ai confini del parco verso la superstrada e gli impianti sportivi.  Ogni percorrenza è stata caratterizzata da soste a tempo in 5 diversi punti di osservazione, della durata di circa 15/20 minuti ciascuna, lungo il percorso individuato. Al transetto lineare è sono state aggiunte altre 2 soste, della durata di 15/20 minuti ciascuna presso i laghetti artificiali comunicanti, in prossimità del punto ristoro verso il confine opposto del Parco. I suddetti percorsi, sono state ripetuti con la seguente cadenza: 2 volte per ogni uscita in campo; uscite in campo: 8 nel mese di ottobre; 2 nel mese di novembre; tempistica uscite: ad orari diversi (crepuscolari, prima mattina, metà giornata); totale rilievi: 20.

Sul totale di 20 rilievi la Nutria è stata riscontrata in 6 casi, dei quali 2 nei pressi della briglia principale e 4 presso i laghetti artificiali. Vista l’età degli individui rilevati, si presuppone che vi sia stata localmente, o nei pressi del parco lungo altri corsi d’acqua, una cucciolata estiva. Durante i rilevamenti – prosegue il dossier dello studio Picus – sono state inoltre raccolte numerose testimonianze di cittadini residenti, abituali se non addirittura quotidiani frequentatori del Parco, che hanno riportato informazioni sulla presenza estiva della Nutria nei pressi dei laghetti artificiali, nei mesi di Giugno, Luglio e Agosto, quantificando il numero di avvistamenti in un massimo di 4-5 individui, sempre in gruppo e di diverse età. Pertanto, anche le testimonianze raccolte, depongono a favore dell’ipotesi della “famiglia” con cuccioli, di cui sopra.

Altresì, è stato possibile riscontrare alcuni elementi di danneggiamento, seppure ancora in una fase “iniziale”,nei pressi degli argini dei laghetti artificiali, in tutta probabilità dovuti a tentativi di formazione delle tane della Nutria. Nonostante la modesta entità del danno – è scritto nel documento – è auspicabile proseguire nel breve – medio periodo i rilievi in campo, al fine di evitare l’evolversi verso forme di danneggiamento più grave e ulteriore”.

Rilevamenti presso il Parco Regionale di Colfiorito

“In virtù delle caratteristiche dell’area protetta – è scritto – si è proceduto sia con rilievi “tipo transetto” e relative soste a tempo, sia con soste presso punti di osservazione già “strutturati” del Parco. Il percorso del transetto è stato circolare, ad anello, intorno alla palude percorrendo a piedi la rete sentieristica del Parco, con l’ausilio del personale assegnato all’area protetta. Le soste presso i punti di osservazione sono state di minimo 15 minuti e massimo 45 minuti ciascuna, a seconda delle caratteristiche dei capanni per l’osservazione, della loro ubicazione nell’area protetta, e di ipotetici segnali riferibili alla specie (es. tracce, escrementi, ecc.). I suddetti percorsi, sono stati ripetuti con la seguente cadenza: 2 volte in due distinte giornate; durata complessiva di ogni uscita: 5 ore tempistica uscite: ad orari diversi (crepuscolari, prima mattina, metà giornata); totale rilievi: 2”

Sul totale dei rilievi effettuati la Nutria non è stata mai riscontrata. Altresì – viene specificato – sono state rilevate tracce ed escrementi di dubbia e difficile catalogazione, in virtù della loro posizione in mezzo a numerose altre tracce di mammiferi selvatici (Es. Cinghiale, Capriolo, Istrisce). Gli ultimi avvistamenti documentati della Nutria nel Parco di Colfiorito risalgono al 2013. Il personale del Parco, nella persona di Laura Picchiarelli, riferisce che dal suddetto ultimo avvistamento ad oggi, non se ne sono avuti altri e non sono state nemmeno riscontrate altre segnalazioni da parte di visitatori, o da parte di altri esperti naturalisti che hanno frequentato l’area per altri scopi. Pertanto – si legge nello studio – seppure nei limiti temporali della presente indagine, è possibile ipotizzare attualmente l’assenza della Nutria nel Parco Regionale di Colfiorito. Occorre inoltre considerare tra i fattori limitanti per la diffusione della Nutria gli inverni rigidi, e in particolare il susseguirsi ininterrotto di giornate molto fredde. Il freddo ha effetti drastici sulla mortalità giovanile e sul numero di aborti; causa inoltre danni come il congelamento o la diminuzione di disponibilità alimentari.

Altresì – sono le conclusioni – è stato riscontrato in alcune zone d’Italia e d’Europa, che dopo inverni miti l’incremento della popolazione di Nutria è modesto, mentre invece in seguito ad inverni rigidi, abbiamo una ripresa molto netta. Ciò a testimonianza che le popolazioni di Nutria sono in grado di reagire in maniera sorprendente alle perdite, e di raggiungere in breve tempo i valori di densità originale”.

share

Commenti

Stampa