Ha parlato delle ultime novità accolte positivamente dal mondo venatorio, come il declassamento della tutela del lupo recepita dall’Italia (“sono troppi ed ibridi, attaccano gli animali, ma sono a rischio anche le persone nei boschi”) e la legge sulla montagna che elimina il divieto di cacciare sui valichi montani.
Ma soprattutto il presidente nazionale della Libera Caccia, Paolo Sparvoli, in Umbria per la Festa del Cacciatore, ha invitato i cacciatori, tutti, indipendentemente dall’associazione di appartenenza, a fare fronte comune, specialmente in questo momento di difficoltà in cui il mondo venatorio è attaccato da più parti. Questo, del resto, lo spirito della Festa organizzata dal vice presidente della Libera Caccia di Terni, Massimo Novelli, ma aperta a tutti, senza bandiere, con la partecipazione di associati ed anche dirigenti di diverse associazioni, tra i quali i presidenti regionali di Anlc Lando Loretoni e del Cpa Angelo Liurni.
“Questi momenti dovremmo farli vedere a chi ci detesta” ha detto Sparvoli. Che poi ha affrontato alcuni dei nodi del mondo venatorio.
Come la scelta, in Emilia Romagna, di consentire gli abbattimenti del colombaccio dal primo aprile al 15 settembre. Sparvoli ha ricordato il ricorso presentato dalla Libera Caccia e l’invito fatto ai cacciatori a non andare: “Ci danno il leccalecca, ma con la stricnina”. Con l’avallo di Ispra “Ente politico, non tecnico, il peggiore”, si è creato quello che per Sparvoli è un “precedente pericolosissimo”. “In tutto il mondo – ha ricordato – le specie nocive, opportunistiche, si cacciano tutto l’anno. In Italia no. E si va incontro a limiti nel periodo venatorio”.
Un altro esempio di discriminazione nei confronti dei cacciatori è la norma che vieta loro di andare nelle zone montane dove sono stati riscontrati casi di Psa. Divieto che non è esteso ad escursionisti, cercatori di funghi e tartufi e di quanti altri possono liberamente circolare nelle cosiddette zone rosse.
E poi si chiama l’Esercito per abbattere i cinghiali in eccesso. “Noi cacciatori siamo il vero esercito per mantenere le specie”. Portando gli esempi dei parchi, una volta zone ricchi di molte specie animali e poi diventati regno “solo di cinghiali e cornacchie”: “Forse la gestione la sappiamo fare meglio noi. Per questo stiamo chiedendo la modifica della 394, per consentire ai cacciatori di andare nei parchi, per contribuire al mantenimento delle nostre zone più belle, facendo zone di ripopolamento e cattura e addestramento cani. Nei Sibillini – ha ricordato – ci stanno mandando perché non riescono a contenere il cinghiale. Finalmente il tabù è finito e non abbiamo sconvolto niente”.
Sparvoli ha concluso con un invito alla coesione tra cacciatori: “Contro di noi usano il divide et impera. Stiamo facendo saltare la Cabina di regia. Noi vertici, o facciamo gli interessi dei cacciatori o andiamo a casa”.
Proprio questo è lo spirito della Festa del Cacciatore organizzata da Massimo Novelli, che commenta soddisfatto l’esito dell’iniziativa: “E’ stata una serata ben riuscita, all’insegna della convivialità e del dialogo tra associazioni, proprio quello che spesso manca in questo momento”.
(nella foto Massimo Novelli e Paolo Sparvoli)