Cervelli in fuga, approvata la legge tra insulti e confronti crisi-nazismo

Cervelli in fuga, approvata la legge tra insulti e confronti crisi-nazismo

Regione Umbria, il Consiglio approva le misure per far rientrare gli umbri all’estero con numeri risicati

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“Vergognatevi!”. “Vergogna a chi?! Abbassa sta cresta piuttosto!”. Questo il terzo tempo, a Palazzo Cesaroni, al termine di un’Assemblea regionale iniziata male e finita peggio.

Una seduta il cui svolgimento era apparso in forse già nei giorni scorsi. E non certo per l’emergenza maltempo, quanto perché convocata a soli cinque giorni dalle elezioni politiche, con due consiglieri direttamente coinvolti nella contesa e altri impegnati a portare acqua.

E infatti, alle 9,30 ora fissata per la convocazione, in aula si ritrovano pochi, infreddoliti, consiglieri. La presidente Porzi rinvia la seduta, gli uffici stampa ne danno comunicazione fuori dal Palazzo. Ma d’un tratto, gli scranni della minoranza si riempono un po’, contrordine: la seduta può iniziare. La minoranza sembra infatti intenzionata ad assicurare il numero legale.

Una tregua del gioco (politico) delle parti foriera di una tranquilla mattinata di collaborazione? Figuriamoci. Nel vivo della campagna elettorale, poi…

Pronti, via. Solinas chiede di anticipare, rispetto all’ordine del giorno dei lavori, la discussione della sua mozione, che impegna la Giunta regionale a “sollecitare i Comuni umbri affinché adottino atti necessari, in relazione alla concessione degli spazi pubblici, coerenti con i principi costituzionali e richiedendo ai concessionari impegni su: riconoscimento dei principi della Costituzione che ripudiano fascismo e nazismo; non perseguimento di finalità antidemocratiche e promuovere i valori democratici fondanti della Repubblica; vietare manifestazioni tese a promuovere ideologie e atti che si richiamino al fascismo, al nazismo o a ideologie totalitarie”.

Insomma, dopo i fatti di Ponte Felcino, assicurarsi che chi affigge manifesti elettorali o faccia manifestazioni di qualsiasi tipo sia in possesso di chiaro ed incontrovertibile perdigree democratico. Un dibattito in pieno clima da campagna elettorale, appunto, nel quale c’è anche spazio per una dichiarazione di Emanuele Fioriti (“il nazismo è un movimento politico tedesco e che ha fatto dei morti, ma la Germania che sta facendo una guerra economica contro l’Italia ha fatto più morti del nazismo”) che ha indignato per ora Chiacchieroni e Rometti, in attesa delle proteste dell’ambasciatore tedesco in Italia e magari della stessa cancelliera Merkel. Forse per prevenirle, arriverà poi la nota con il chiarimento di Fiorini: “Condanniamo i crimini commessi dai regimi totalitari, ma parliamo dei reali problemi del Paese”.

Lunga sospensione per limare il documento (poi approvato a maggioranza da centrosinistra e cinquestelle) e la seduta può riprendere. Il presidente di Commissione Smacchi illustra il disegno di legge per mantenere i legami con gli umbri all’estero. Sul piatto ci sono 175mila euro più altri 100mila “europei” postati dall’assessore Bartolini per favorire il rientro dei cervelli umbri fuggiti oltre confine. Una proposta sulla quale c’è una convergenza bipartisan di massima.

Destinatari della legge, in sintesi, i cittadini di origine umbra “per nascita, per discendenza o per residenza”, che si trovano stabilmente all’estero per motivi di lavoro o di studio per un periodo continuativo non inferiore a due anni; gli umbri all’estero “rientrati definitivamente nella Regione da non più di 180 giorni”, i Comuni della Regione che mettono in atto interventi a favore degli umbri all’estero e le loro associazioni se iscritte ad un apposito albo. La Regione può inoltre mettere in atto interventi volti “all’inserimento sociale, economico e formativo degli emigrati che stabiliscono la residenza nel territorio regionale”, mediante sostegno alla creazione di attività economiche e start-up, borse di studio per la frequenza di studi universitari e interventi nell’ambito di politiche attive nel lavoro.

I Comuni potranno erogare agli emigrati umbri in possesso dei requisiti, contributi a titolo di indennità di prima sistemazione e contributi alle spese per il rimpatrio in Umbria delle salme degli emigrati e delle loro famiglie decedute all’estero. La Regione inoltre rimborsa ai Comuni, contributi finalizzati allo scopo di agevolare l’esercizio del diritto-dovere per la partecipazione a ciascun turno delle consultazioni regionali e comunali e un’indennità per mancato guadagno a favore degli umbri all’estero iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). Infine, la legge prevede la costituzione della Consulta regionale degli umbriall’estero.

Un testo condiviso, tranne qualche distinguo. Ma, appunto, siamo in campagna elettorale e fuori fa freddo. E allora, meglio incendiare l’aula. La miccia la innesca Smacchi, che azzarda un parallelismo fra gli umbri all’estero e quanti, oggi, sono immigrati in Italia e in Umbria. Dai banchi della Lega nuovo fermento. Stavolta è Mancini a parlare: gli umbri sono all’estero a lavorare, non negli alberghi a spese della collettività che li ospita. “Gli umbri all’estero sono uno spot per la nostra regione e le cose sentite in aula sono un insulto a tutti loro” replica l’assessore Bartolini. In mezzo, lo scetticismo di De Vincenzi (“misure che serviranno a poco”), i distinguo di Carbonari, che vuol capire come verranno effettivamente spesi questi fondi, e l’approvazione di principio di Ricci (“rappresentano una fondamentale rete diplomatica e commerciale per la nostra regione”), non votante per protesta.

Si votano i singoli articoli, con un occhio puntato tra i banchi della maggioranza e uno al tabellone che conteggia i presenti, il cui numero è pericolsamente in calo. Qualcuno ha già infilato il cappotto e si è messo lo zaino in spalla. Voto finale (l’aula approva a maggioranza) e triplice fischio della presidente Porzi. La seduta è dichiarata chiusa: gli altri punti si discuteranno alla prossima adunata, dopo il 4 marzo. Si dovrà attendere, dunque, per sapere se i bambini non vaccinati potranno continuare ad andare all’asilo e a scuola; dovrà attendere ancora Fondazione Cassa di risparmio di Perugia per sapere se la Regione ha accettato la donazione di un terzo del Teatro Turreno, da gestire insieme al Comune.

Ma la seduta è chiusa. Del terzo tempo tra urla, insulti e tentativi (vani) di chiarimento non resterà traccia, per fortuna, nelle registrazioni e nei verbali. I cervelli umbri fuggiti all’estero ed eventualmente intenzionati a rientrare sono avvertiti.

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