Castelluccio tra attese, timori ed un futuro da scrivere | Frazione viva grazie agli Alpini - Tuttoggi

Castelluccio tra attese, timori ed un futuro da scrivere | Frazione viva grazie agli Alpini

Redazione

Castelluccio tra attese, timori ed un futuro da scrivere | Frazione viva grazie agli Alpini

Demolizioni e rimozione delle macerie fermi, speranze per la strada provinciale in attesa del turismo da terremoto e della fioritura
Mer, 14/06/2017 - 11:59

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Il Pian Grande di Castelluccio il 13 giugno

Il Pian Grande di Castelluccio il 13 giugno

Timidamente i Piani di Castelluccio si iniziano a colorare. Anche quest’anno per la Fioritura, il meraviglioso spettacolo di esplosione di colori di fiori di campo tra quelli di lenticchia, è ancora presto. In pochi, però, possono monitorare quotidianamente la situazione. La frazione è chiusa, letteralmente rasa al suolo dal terremoto del 30 ottobre. Rimangono in piedi pochissimi edifici ed il territorio è militarizzato: può accedere solo chi ha un apposito permesso.

Martedì mattina, però, tra le macerie è apparsa una parvenza di normalità, con la festa del 5° Reggimento Alpini che ha portato nella piazza di Castelluccio i militari dell’Esercito, ma anche rappresentanti istituzionali di Umbria e Marche (per l’Umbria c’erano il consigliere della Provincia di Perugia Erika Borghesi, il vicesindaco di Norcia Pietro Luigi Altavilla ed i sindaci di Cascia e Preci, Mario De Carolis e Pietro Bellini) ed alcuni cittadini. Il motivo è stato quello di fare festa con gli Alpini che da mesi sono i custodi del “tetto dell’Umbria”, ma anche di altri borghi terremotati.

alpini-a-castelluccio3C’erano il generale di brigata Paolo Fabbri, così come il comandante del quinto reggimento Alpini, colonnello Ruggero Cucchini, a capo della task force Sicurezza 2 che ha presidiato sui territori di Umbria e Marche colpiti dal terremoto, grazie a 300 militari presenti in 9 comuni. Un saluto, quello degli Alpini, che ora lasceranno queste zone dopo mesi intensi e che saranno sostituiti dal 132esimo Reggimento Carri dell’Esercito.

alpini-a-castelluccio2Non è mancato però un accenno di polemica, soprattutto quando ha preso la parola il vicesindaco Altavilla. D’altronde la situazione di Castelluccio è quella più critica in una regione, l’Umbria, in realtà più avanti nel post sisma rispetto alle altre del centro Italia.

Tutto sul tetto dei Sibillini è bloccato per colpa delle strade di accesso chiuse. Per questo, così come per la fiorita, è iniziato il conto alla rovescia anche per la riapertura della strada provinciale 477, che si spera arriveranno in contemporanea. Riapertura che però sarà temporanea e comunque poco agevole, a senso unico alternato. I lavori sono in corso e riguardano ancora principalmente il disgaggio dei massi ed il posizionamento di reti di sicurezza. Gran parte dell’intervento è stato compiuto, ora le imprese appaltatrici per conto della Provincia di Perugia si stanno dedicando  alla parte più a valle della strada. L’opera di messa in sicurezza è stata divisa in più cantieri per essere più veloce, ma ci sono dei tempi tecnici su cui poco si può fare. L’obiettivo – e la speranza – è che si riesca a riaprire la sp 477 fra poco meno di un mese, a inizio luglio.

Ma aprire per far cosa?

Ci sono orde di curiosi che vogliono salire al Pian Grande per immortalare la fioritura, come se ne niente fosse accaduto, ma ce ne sono anche molti altri pronti a dar vita al turismo da terremoto, interessati a scattarsi selfie con le macerie o le voragini sulle strade e sulle montagne causate dalle scosse del 24 agosto e di fine ottobre. Ben venga anche quello, in un territorio dove miracolosamente non ci sono state vittime, come nei mesi scorsi avevano già evidenziato gli amministratori locali, quando i primi curiosi si erano iniziati a vedere a Norcia. Gli abitanti e commercianti di Castelluccio vogliono lavorare, vogliono vendere i loro prodotti, offrire servizi. Ma allo stato delle cose non potranno farlo, o non come vorrebbero. Ci sono strutture per mangiare e dormire (quelle che hanno resistito al sisma), anche se ovviamente con posti limitati, che però per colpa della strada chiusa e della mancata convenzione con la Regione attualmente rimangono vuoti. Mentre per mangiare e fare acquisti la Regione Umbria vorrebbe posizionare una tensostruttura alle porte del paese per il periodo luglio – agosto. Poi con calma dovrebbero iniziare i lavori per strutture più solide, il villaggio commerciale, così come per le Sae, le casette prefabbricate per gli sfollati che durante l’anno abitano in modo permanente o quasi a Castelluccio. Con calma. Perché qui non si riesce a correre finché non si risolve il problema dell’accesso alla frazione.

Qualcosa in più, in realtà, si poteva fare.

I ritardi sulle demolizioni e la rimozione delle macerie sono evidenti. Per le demolizioni il dirigente regionale della protezione civile Alfiero Moretti qualche settimana fa aveva puntato il dito contro i residenti, poi le cose si erano  palesate per come erano: non c’erano le ordinanze comunali, mentre quasi tutti avevano firmato la liberatoria per consentire di buttare giù quel che resta della propria proprietà. Con molta lentezza, quindi, le demolizioni sono iniziate, ma ad ora ne sono state effettuate soltanto 3 o 4. Il mezzo utilizzato poi è stato portato in un’altra frazione, a San Pellegrino: ce n’è uno solo. Mentre sulla rimozione delle macerie il tema è più complesso e ruota sempre tutto attorno all’accessibilità del paese ed alla necessità di individuare un luogo dove stiparle in quota.

castelluccio-percentualeI castellucciani, però, non ne possono più. E dopo essere riusciti ad ottenere la possibilità di seminare la lenticchia, hanno annunciato una clamorosa protesta contro i ritardi delle istituzioni: boicottare i turisti che vengono a fotografare la fioritura, impedendoglielo con un presidio.  Ma se non riapre la strada provinciale è inutile qualunque iniziativa di protesta: le foto comunque non si potranno fare per cause di forza maggiore. Un’idea contro cui si è scagliata comunque un’altra parte di castellucciani.

In una situazione così paradossale, con l’accesso a Castelluccio negato anche ai residenti, vengono però organizzati anche eventi. Come la festa degli Alpini di martedì, ma anche il “Viaggio nel paradiso della Sibilla”, organizzato da Sibillini love, tre giorni di “trekking consapevole” tra Castelsantangelo sul Nera e Castelluccio di Norcia con i muli e pernottamento in tenda, un “workshop di fotografia, geologia, meteorologia e naturalistici”.

Sembrano lontani secoli i tempi in cui il problema del Pian Grande era quello del sovraffollamento estivo, delle polemiche e dei contenziosi per i parcheggi selvaggi ed autorizzati tra i campi. Una questione che metteva contro ambientalisti e castellucciani, con il culmine proprio l’anno scorso. Ora, invece, i problemi sono ben altri.


Castelluccio, parcheggi sotto sequestro


I problemi vengono da lontano

Il paradosso di un luogo come Castelluccio,  che nasce come aggregato rurale dalla forte connotazione montana e che nel corso dei decenni è divenuto ben altro, in termini economici e turistici, è che senza vie di comunicazione efficienti non ha nessuna possibilità di sviluppo. In un contesto geomorfologico che ovviamente non si può modificare, cosa che ne fa allo stesso tempo anche uno dei punti di forza del luogo, nel 1993 è stato costituito il Parco nazionale dei monti Sibillini. Lo scopo era quello di essere un sistema di garanzia di tutto il territorio, ma l’obiettivo sembra essere stato raggiunto solo in parte e nel tempo l’Ente Parco si è trasformato piuttosto in una “cappa di piombo”. La discussione su questo tipo di enti a difesa del territorio è ormai aperta da tempo, una discussione fondata sui numerosi fallimenti nello sviluppo armonico del territorio e che non equivale a dire mandrie di cavalli, mucche e pecore libere perché protette.

Probabilmente non per colpa del Parco, quanto più dei castellucciani, per decenni Castelluccio è stata ferma, immobile, in barba all’esperienza dei precedenti terremoti. Sarebbe potuta già da anni diventare l’esempio di come si costruisce correttamente e in sicurezza, di come si può rimanere in un’area disagiata, ma in perfetta armonia con l’ambiente e la natura del luogo. E invece, anche dopo il precedente piano integrato di recupero (Pir) la ristrutturazione nella frazione non ha visto nessuna innovazione nei materiali. Allo stesso tempo c’è stato un abbandono inspiegabile delle vie di comunicazione, tanto che la Provincia ha ‘approfittato’ del terremoto per effettuare un intervento di disgaggio dei massi lungo la strada provinciale necessario ormai da molti anni.

Un esempio eclatante è poi via di Monte Vettore, a Forca Canapine, una via di servizio per tutte le piccole case e baite presenti sul versante umbro e che garantivano, grazie ai proprietari, quel minimo di economia del territorio soprattutto in inverno, quando l’accesso è più difficile. Ebbene sono epiche le lotte sostenute dai proprietari degli immobili per farsi liberare dalla neve la via d’accesso e una volta arrivata l’estate, dopo che gli spazzaneve provocavano buche profondissime nell’asfalto, non c’era nessuno che si prendesse la cura di ripristinare la situazione in tempo utile prima dell’inizio della buona stagione, quella dei camminatori e dei cicloturisti. Un disagio colpevole e immotivato in una zona che si riempe la bocca di parole come accoglienza e turismo. Ma ovviamente la situazione è tale e quale anche sul Pian Grande e su tutte le vie di accesso dei dintorni.

Per non parlare dell’impianto sciistico di Forca Canapine nel versante umbro, con l’impianto di risalita “Monti del Sole” (di proprietà della Provincia di Perugia) al centro di investimenti ed inaugurazioni, ma sempre rimasto al palo. Tante occasioni di sviluppo e promozione del territorio perse. Ora i problemi del territorio sono ben altri, ma è il momento giusto per guardare al futuro con un po’ più di lungimiranza.

Sara Fratepietro e Carlo Vantaggioli

(modificato alle 13:45)

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