di Sergio Grifoni (*)
Si è tanto parlato dello scempio naturale e paesaggistico che ha interessato l'area di Poreta destinata alla costruzione dell'ippodromo, opera che poi ha trovato risvolti anche legali non ancora conclusi.
Nella presentazione ufficiale delle linee programmatiche, il sindaco Benedetti palesò a suo tempo la volontà di riempire quell'immane sbancamento con la costruzione della Cittadella Sportiva, ovvero strutture di vario genere adibite ad attività agonistiche.
Un progetto che, a mio modesto avviso, viste le corpose necessità finanziarie richieste, difficilmente potrà essere portato a termine, lasciando il pur valido intento nella sfere dei propositi non realizzabili.
Alcuni giorni fa, trovandomi nel bresciano per motivi professionali, ho avuto modo di colloquiare con appassionati del gioco del Golf, sport particolarmente diffuso in quel territorio, sulla validità di tale disciplina, soprattutto dal punto di vista turistico-recettivo.
Il golf è uno sport ormai non più di elite, che richiama di contro tantissimi appassionati ed il cui successo dipende da variegati fattori: la tipologia del campo, il luogo dove è istallato, l'appetibilità del territorio dal punto di vista turistico, e così via.
Mentalmente ho fatto subito una comparazione fra possibilità e disponibilità, ovvero: perché non adeguare quella enorme buca di Poreta a campo da Golf?
Sfruttando, se possibile, anche le aree verdi limitrofe, si arriverebbe a prevedere un campo adeguato agli standard richiesti (da 8 a 18 buche). In alternativa, se cioè l'interessamento del territorio adiacente diventa strada non praticabile, si potrebbe sempre prevedere un campo da Mini-Golf o un Campo Pratica per dilettanti.
Quest'ultima ipotesi sarebbe una versione accorciata ( Pitch & Putt) con buche distanziate da 50 a 100 metri, quindi facilmente ricavabile nell'area interessata allo sbancamento.
Basterebbe ricostruirci gli ostacoli previsti in un classico campo da Golf: i bunker di sabbia, un laghetto artificiale, un Putting Green quale tappeto erboso rasato, alberi a medio ed alto fusto, e così via, senza particolari pretese.
D'altra parte la regola basilare del Golf è: gioca la palla come la trovi; gioca il campo così com'è; se nessuna delle due cose è possibile, fai quello che è giusto.
Prevedere un campo da Golf, con tutti gli annessi e connessi (ristoranti, spazi commerciali, aree espositive, etc.), significherebbe attuare una iniziativa di eccellenza, ovvero non presente in maniera significativa nella nostra Regione.
Se facciamo cose che tutti fanno, non saremmo mai competitivi, perché rispetto ad altri siamo penalizzati da una serie di fattori, primo fra tutti i vari collegamenti con la città.
Fare invece cose particolari ed esclusive, diventerebbe motivo di forte richiamo ed attrazione, soprattutto nei confronti dei romani, per tradizione e vocazione da sempre interessati alle nostre zone.
Ovviamente il tutto richiede uno studio approfondito, soprattutto per ciò che riguarda il rapporto costi-benefici.
Si tratterebbe di predisporre un progetto integrato, creando sane sinergie fra pubblico e privato.
Già una volta, per vari motivi non sempre legati ai finanziamenti, e per i quali non voglio entrare nel merito, Spoleto si è vista sfuggire la possibilità di dotarsi di un impianto di Golf.
Questa volta invece, la necessità di dover porre un rimedio alla “cava” di Poreta, potrebbe facilmente sposarsi con l'opportunità di attrezzare un impianto, quale quello golfistico, in grado di divenire una risorsa importante per l'intero comprensorio.
(*) Consigliere comunale di Prima Spoleto