“Basta fango sui lavoratori della Muzi Betti”, insorgono Fp-Cgil e Fp-Cisl

“Basta fango sui lavoratori della Muzi Betti”, insorgono Fp-Cgil e Fp-Cisl

Enzo Iannuzzo (Fp-Cgil) e Michele Belladonna (Fp-Cisl) “Operatori danno l’anima, i 10 anni mai un aumento contrattuale”

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Non si placano le polemiche sulla Asp Muzi Betti di Città di Castello e le presunte difficoltà di bilancio. Dopo il botta e risposta fra Sassolini e la presidente Ciubini, e con la questione finita in Consiglio comunale (prossimamente il passaggio in commissione) ora intervengono anche Enzo Iannuzzo di Fp-Cgil e Michele Belladonna di Fp-Cisl

Con grande sorpresa e disappunto – dicono i due vertici di Funzione Pubblica – abbiamo appreso dai giornali che il bilancio negativo relativo alla ‘Azienda di Servizi alla Persona Muzi Betti’ sarebbe da addebitare in gran parte alle spese del personale strutturato che, tra l’altro, risulta essere sempre assente o, comunque, non proprio ‘efficiente’.

Riguardo al bilancio in rosso sono arrivati in ritardo tutti coloro i quali, solo oggi, si sono accorti che la gestione della Muzi Betti ha avuto in tempi recenti ‘gestioni brillanti’, per usare un eufemismo, fatte di profumate consulenze e di progetti a lungo corso, magari preoccupandosi di editare opuscoli celebrativi che, solo per puro decoro ed un intervento del nuovo Cda, non hanno pesato sulla struttura. Peccato che queste cose le abbiamo dette più di un anno fa e nessuno se ne è accorto

Sul personale della Muzi Betti, però, – sottolineano Iannuzzo e Belladonna – bisognerebbe informarsi bene prima di affermare falsità e nefandezze (e fare figuracce). A questi disattenti signori innanzitutto andrebbe spiegato che la Muzi Betti è, a tutti gli effetti, una struttura sanitaria convenzionata, anche se ‘anomala’, in quanto vi opera personale sanitario che però ha un contratto con Enti Locali, con l’ausilio di personale esterno di cooperativa”.

Si tratta di operatori che danno l’anima per garantire un’assistenza decorosa ai pazienti. Lavoratori spremuti in lungo e in largo, in un’azienda sempre sotto organico. In queste condizioni molti di loro si sono ammalati, “consumati”, qualcuno addirittura è morto o è dovuto ricorrere ai legali. Parliamo di un personale che ha dovuto fare i conti con un’organizzazione del lavoro dove incertezza e approssimazione vigevano sovrane, da più di dieci anni senza un aumento contrattuale e che, anzi, nel 2016 ha accettato di lavorare un’ora in più con lo stesso stipendio vedendosi poi negare tutti gli accordi sottoscritti, compreso il passaggio al Contratto della Sanità a costo zero. Il tutto con il solo intento di veder riconosciuta la propria professionalità ed il proprio attaccamento alle persone che accudiscono quotidianamente

Quindi cari signori male informati (a proposito, sarebbe interessante sapere la provenienza di tutti questi dati sciorinati con disinvoltura e approssimazione), – concludono – si fa presto a parlare di ‘assenze’ e menefreghismo, gettando in pasto ai lupi operatori che meritano ben altro rispetto. Speriamo, dunque, che chi, con troppa faciloneria e rapidità, si è prodigato a sputare sentenze e fango su chi non lo merita, con la stessa rapidità si scusi pubblicamente con lavoratori che rappresentano un bene comune per comunità locale”.

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