Ast choc, fanno entrare giornalista Il Fatto: dipendenti licenziati / Bufera su riordino interno - Tuttoggi

Ast choc, fanno entrare giornalista Il Fatto: dipendenti licenziati / Bufera su riordino interno

Luca Biribanti

Ast choc, fanno entrare giornalista Il Fatto: dipendenti licenziati / Bufera su riordino interno

Ast " a rischio sicurezza aziendale" / TK attesa al Mise per chiarimenti / Nuova crisi in vista / Nota Rsu e Sen. Rossi
Mar, 24/02/2015 - 17:02

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Licenziati per aver agevolato l’ingresso in azienda di un giornalista. E per questo puniti con il licenziamento in tronco. E’ quanto capitato a 3 dipendenti della Thyssen Krupp – Ast di Terni raggiunti nei giorni scorsi da altrettante lettere della proprietà che comunicava la fine del rapporto di lavoro con la multinazionale tedesca. La loro ‘colpa’, stando a quanto confermano dalla TK dell’a.d. Lucia Morselli (nella foto), sarebbe stata quella di aver favorito l’accesso a Davide Becchetti de “Il Fatto Quotidiano” autore di un articolo pubblicato dal giornale di Marco Travaglio lo scorso 2 febbraio.

Il giornalista romano, a quanto è stato fin qui possibile ricostruire, si sarebbe introdotto fingendosi parente di alcuni lavoratori di Ast, eludendo così i controlli della portineria: secondo l’azienda un operaio e 2 addetti dell’Ufficio relazioni esterne sarebbero stati una sorta di ‘complici’ di Becchetti, mettendo così a rischio i protocolli di sicurezza e venendo meno alla deontologia aziendale. Questa almeno l’accusa mossa. E non è tutto. Lo stesso responsabile dell’Ufficio Relazioni Esterne, Adeante, sarebbe stato rimosso e al suo posto è arrivato Tullio Camiglieri, anche se la nomina non è stata ancora ufficializzata.

I 3 lavoratori, tramite i loro legali, hanno deciso di impugnare la lettera di licenziamenti anche se solo nei prossimi giorni si conosceranno le strategie che le difese intendo attuare contro la Tk. I dipendenti mantengono le bocche cucite. E dietro il più stretto riserbo resta lo stesso Becchetti che, contattato da TuttOggi, ha preferito declinare l’invito a dire la sua.

Sulla vicenda è intervenuta la Rsu di fabbrica con una nota: “Denunciamo gli atteggiamenti assunti dall’azienda verso alcune figure impiegatizie, ritenendo che tali comportamenti siano di natura discriminante. Inaccettabili atti che hanno l’unico risultato di un grave innalzamento della tensione. Auspichiamo un immediato chiarimento con l’azienda”. 

Bufera anche per quanto il piano di riordino interno. Le Rsu hanno fatto sapere che tutto è avvenuto senza un accordo sindacale, ma con una ‘semplice’ telefonata del capo del personale: “In data odierna – si legge in una nota –  le Rsu del Gruppo AST denunciano il grave atteggiamento della Direzione Aziendale, che tramite comunicazione telefonica da parte del Capo del Personale, ci ha informato che da lunedì 2 Marzo intende applicare in modo unilaterale la proposta di riorganizzazione dell’intero Sito Ast. Tutto ciò dopo essersi sottratta ad una discussione seria ed approfondita sulle problematiche di sicurezza di organizzazione del lavoro e di investimenti poste dalla delegazione sindacale, inerenti al nuovo progetto organizzativo. Questo metodo rappresenta la cancellazione delle normali regole di relazioni sindacali che in 130 anni di storia hanno caratterizzato questo stabilimento. Tale atteggiamento è gravissimo perché è inadempiente e non rispetta gli impegni presi nell’accordo del 3 Dicembre 2014 al Mise, ed è in netto contrasto con quanto affermato dall’Amministratore Delegato Lucia Morselli alle Segreterie Provinciali, dove in più occasioni ha ribadito l’importanza di una gestione dello Stabilimento che deve avvenire tramite accordi con la RSU, senza generare ulteriore clima di tensione. Ancora una volta si evidenziano le totali contraddizioni Aziendali come sempre avvenuto nell’ultimo periodo e come già denunciato nei precedenti comunicati. Le Rsu del Gruppo AST ritengono indispensabile un intervento di tutti i soggetti firmatari dell’accordo del 3 Dicembre al Mise, che porti all’immediata convocazione di un tavolo di verifica al Ministero stesso. Le Rsu del Gruppo AST non possono assolutamente accettare questo atteggiamento, ed invitano l’Azienda a non procedere in modo unilaterale, ma tramite un serio e corretto confronto, dimostrando di avere a cuore le sorti di questo sito, dei Lavoratori e del futuro industriale di questo territorio. Le Rsu del Gruppo AST non si riterranno responsabili se non si raggiungeranno gli obiettivi condivisi dall’accordo del 3 Dicembre 2014 ed avvieranno tutte le azioni di contrasto possibili se quanto sopra detto non verrà accolto.

Anche il mondo politico, in particolare il senatore del Pd Gianluca Rossi, è in agitazione per come l’azienda sta portando avanti il piano di riordino interno: “Non è accettabile apprendere tramite una telefonata del capo del personale di AST alle rappresentanze sindacali che l’AD ha deciso unilateralmente di applicare il suo piano di riorganizzazione del sito produttivo. Purtroppo siamo stati facili profeti ad intravedere coni d’ombra preoccupanti, dopo l’audizione dell’AD di AST la scorsa settimana al Senato. Non riesco davvero a comprendere – prosegue Rossi –  la ratio sottesa ad un simile gesto, che non ha nessuna utilità, se non quella di rinfocolare tensioni e conflitti controproducenti, che l’AD aveva proprio chiesto alla politica di scongiurare nella sua audizione e non solo a Palazzo Madama. In più leggo anche un certo fastidio verso il Parlamento da parte della AD Lucia Morselli, che non più tardi di sei giorni fa è stata audita dalla commissione Industria del Senato, dove è stata convocata per parlare delle prospettive dell’azienda che dirige. Si è dimenticata di fornirci questo particolare oppure il piano di riorganizzazione è frutto di riflessioni estemporanee? Siamo infatti ancora in attesa dei dati che le abbiamo richiesto proprio al fine di scongiurare quanto sembra stia accadendo”. Rossi conclude sottolineando che: “sia nel merito che nel metodo, ci ritroviamo ai nastri di partenza. Mi trovo quindi nuovamente costretto a chiedere al Governo di intervenire tempestivamente sulla vicenda, convocando sindacati e azienda, per far valere gli accordi sottoscritti al MISE il 3 dicembre 2014 così come richiesto dalle RSU aziendali”.

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