Si inaugura sabato 19 settembre alle ore 18 nelle Sale espositive della Galleria d'Arte Moderna a Spoleto (Pg) la mostra “Anselmo”, evento a cura di Martina Corgnati che ricostruisce attraverso più di settanta opere le fasi del complesso percorso artistico di Anselmo Francesconi (1921 – 2004).
Personaggio di grande vitalità, nato a Lugo di Ravenna da famiglia contadina, per Anselmo l'arte non costituì una scelta ispirata dal suo ambiente ma, come diceva egli stesso, aveva rappresentato una vera “tegola in testa”. Da subito si dovette confrontare con l'opposizione del padre. Ciò nonostante, frequenta il Liceo Artistico di Ravenna dove si diploma. Si iscrive poi all'Accademia di Belle Arti di Bologna e si laurea nel 1945 malgrado le varie interruzioni dovute alle vicende della guerra. Nello stesso anno parte per Milano dove frequenta l'Accademia di Belle Arti di Brera e si laurea in pittura nel 1947 con Aldo Carpi. Sempre a Brera riprende poi gli studi di scultura con Marino Marini, laureandosi con lode nel 1950.
“Anselmo Francesconi – spiega la curatrice della mostra, Martina Corgnati – è partecipe di una nutrita generazione che, proprio nel secondo dopoguerra o nella fase immediatamente successiva, venne formandosi nelle aule dell'Accademia di Brera. Anselmo è uno dei talenti più promettenti di quella generazione. Sin da questo primo momento, ancora pienamente formativo, emerge la dicotomia che caratterizzerà tutto il percorso di Anselmo tra scultura praticata e intesa proprio nel suo specifico ma anche pittura, disciplina che per Anselmo non è semplicemente complementare ma è una dimensione autonoma che in diversi momenti della sua vita, soprattutto nell'ultima, lunga fase, durata oltre un ventennio, assorbirà completamente la sua attenzione e il suo profondo, vitale ed autentico bisogno di fare arte che resta la prima e fondamentale ragione di tutto il suo lavoro”.
La retrospettiva che a Spoleto sarà visitabile fino al 18 ottobre 2009, presenta circa settanta lavori dell'artista che verso la metà degli anni Cinquanta attraversa una fase di incisiva e drammatica metamorfosi: da una compostezza ancora classicheggiante a un sottile e irresistibile corrugarsi delle masse in una deformazione gestuale ed espressionistica sempre più accentuata, a un disinteresse ogni giorno più spiccato per la “correttezza” naturalistica, a una sintesi formale dirompente e non priva di veri e propri slanci simbolici.
Infine, verso lo scadere del decennio, la composizione si apre attraverso vere e proprie fratture plastiche che scardinano la sintassi di piani e superfici in una liberissima e ammirabile “prova di forza” con lo spazio, in cui si respira sempre l'afflato mitico ed epico da cui l'artista è partito.
Che si tratti della figura delicata di una madre con un bambino o delle membra adagiate della splendida Amazzone del 1956, così carica di sensualità, tutta l'opera di Anselmo è espressione di un'alta sensibilità e di un talento molto apprezzati a livello internazionale.
La mostra si pone come punto fermo per una ricostruzione critica della figura di Anselmo, artista slegato da qualsiasi schema e stile che trova nella scultura la sua espressione più alta. Sue opere sono state esposte in importanti sedi museali pubbliche e private, in Italia e all'estero come a New York, Londra, Parigi, Losanna, Ginevra e Teheran.