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Aiuti a 30 rifugiati, è polemica

Luca Biribanti

Aiuti a 30 rifugiati, è polemica

Associazioni contro, Arci "Disinformazione e polemiche inutili"
Lun, 27/07/2015 - 10:48

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Probabilmente il 3 agosto, data in cui è fissato il question time del prossimo consiglio comunale, ne sapremo di più, perché alcuni delegati dell’associazione inTerni Stranieri, lab com Blob, hanno annunciato la loro presenza a Palazzo Spada.

La vicenda è legata alla presenza di 30 rifugiati presenti nel comune ternano: stando a quanto affermato dalle associazioni, sembrerebbe che per queste 30 persone sia finito ‘l’aiuto’ previsto dal progetto del quale ora si avvalgono, e che a breve finiranno in mezzo a una strada. Parole e accuse pesanti sono state usate contro “Arci” e “San Martino”, le due associazioni che hanno in gestione l’accoglienza.

 Secondo “Blob” infatti “Arci e San Martino decidono deliberatamente di escludere trenta persone da un percorso di inclusione sociale e metterle per la strada, così si dimostra quanto valgano le vite umane e i progetti di vita delle persone coinvolte, così si creano i terribili conflitti sociali tra cittadini che si difendono con le ruspe e umani che non si sentiranno mai neanche chiamare in causa come “cittadini”. Così Arci e San Martino, con delle semplici letterine firmate dal Prefetto, decidono arbitrariamente di creare emarginazione ed esclusione”.

A queste accuse risponde Francesco Camuffo, presidente Arci Terni, raggiunto telefonicamente da TO: “Queste persone hanno informazioni del tutto inesatte e non si sa quali siano le fonti dalle quali le hanno apprese. Su richiesta del Ministero, il Prefetto ha semplicemente firmato la disposizione che indica la fine del progetto di aiuto; un progetto che tra l’altro è andato ben oltre i tempi consueti, visto che di solito durano 6 mesi o un anno. Nessuno sarà lasciato per strada, ma sarà avviata la procedura consueta di scivolo per aiutare queste persone a cercare una casa, un lavoro, anche con un piccolo sostegno economico da parte nostra. Evidentemente il gruppo di persone legate ai fratelli Coppoli, ai quali fa capo l’associazione in questione, sono disinformate e hanno interesse solo nel fare polemica. Invito a fare pubblicamente i nomi delle persone che secondo loro saranno sfrattate, se li sanno li dicano, altrimenti facciano il proprio lavoro, senza interferire con quello degli altri”.

Di seguito riportiamo il comunicato che tutela il gruppo di rifugiati politici colpiti dal provvedimento, Ass. inTerni Stranieri, lab com Blob.lgc: “Succede a Terni, il 16 Luglio del 2015: vengono recapitate a circa trenta persone delle lettere dalla Prefettura in cui si dice testualmente che le misure di accoglienza sino ad ora predisposte per la loro sussistenza sono finite, con effetto immediato dalla data di notifica della lettera. Succede nella nostra città che sei nuclei familiari con bambini tra i 4 mesi e i 9 anni di età, persone gravemente malate e persino una donna incinta con una gravidanza a rischio vengano messi alla porta di quelle che hanno imparato a conoscere come le proprie abitazioni, senza alcuna possibilità di riscatto.

I fatti sono semplici, e meritano l’attenzione di tutta la cittadinanza: trenta persone provenienti da Somalia, Egitto, Nigeria, Chad e Ghana entrano nel progetto Emergenza Nord Africa – gestito a Terni dalle Associazioni Arci e San Martino – nel 2011. L’Emergenza Nord Africa non è un progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) cosiddetto ordinario. Si tratta di una misura emergenziale attivata dal Governo Italiano nel 2011 e dichiarata terminata nel 2013, protratta a suon di lettere delle Prefetture, circolari e comunicazioni varie in base a dei parametri di cui s’ignora l’origine – cosa che non stupisce di certo, vista la gestione all’italiana delle emergenze. Si sa soltanto, dalla Circolare Ministeriale che dichiarava chiusa l’Emergenza Nord Africa, che ci si affida alla “condivisione con gli enti locali circa la prosecuzione dell’accoglienza”. Oggi quegli enti locali hanno deciso che queste persone vanno messe alla porta e basta. Non c’è stato lo scrupolo di evitare la procedura alle persone vulnerabili, né alcun occhio di riguardo per i bambini che abitano in quelle case, che in questi giorni dovrebbero essere iscritti a scuola.

Non si tratta di clandestini o migranti che sono arrivati in Italia per lavorare, ma di persone che hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale nel nostro Paese, provenienti da storie di torture, tratta e guerra, e che oggi devono sparire nel nulla perché qualcuno ha deciso che così deve essere. Quelle persone che per quattro anni hanno portato nelle tasche degli enti gestori dei progetti ENA circa 13mila euro ogni anno pro capite, ad oggi non valgono più di un prurito. E se ne devono andare, immediatamente, dalle loro case. A qualcuno di loro è stata persino negata, prima ancora dell’arrivo dello sfratto, la possibilità di rinnovare i documenti: è bastato il non voler produrre – da parte degli enti gestori – il documento con cui si dichiara la residenza della persona all’interno delle proprie strutture. Tanto basta per impedire ad una persona di rinnovare la tessera sanitaria, di accedere alle cure, di iscrivere i propri figli a scuola.

Così, a metà Luglio, Terni assiste alla cacciata di trenta persone dal proprio orizzonte di senso, dalla vita dignitosa che gli enti suddetti – tutti impegnati in proclami sull’accoglienza e sull’integrazione – dovrebbero quantomeno fingere di garantirgli anche in mancanza dell’enorme guadagno che la gestione dell’accoglienza gli ha sempre assicurato. Così Arci e San Martino decidono deliberatamente di escludere trenta persone da un percorso di inclusione sociale e metterle per la strada, così si dimostra quanto valgano le vite umane e i progetti di vita delle persone coinvolte, così si creano i terribili conflitti sociali tra cittadini che si difendono con le ruspe e umani che non si sentiranno mai neanche chiamare in causa come “cittadini”. Così Arci e San Martino, con delle semplici letterine firmate dal Prefetto, decidono arbitrariamente di creare emarginazione ed esclusione. Non serve una laurea per capire che è da qui che originano le devianze di cui i cittadini per bene hanno tanta paura. Tutti sappiamo come vanno a finire queste cose, e non saranno le nuove telecamere a fermare la disperazione dei diseredati.

Oggi, 23 Luglio 2015, vogliamo che i ternani tutti sappiano che ci sono trenta persone che non hanno niente, che non chiedono l’elemosina per strada, che non aggrediscono la polizia, a cui vengono negati i pasti al Banco Alimentare laddove risultano ancora beneficiari dei progetti ENA. I ternani sappiano che esistono queste persone, e stanno nelle loro case senza cibo in attesa che gli vengano staccate le utenze, in attesa di essere sgomberati come degli occupanti abusivi”.

© Riproduzione riservata

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