(MAB) – I televisori sono oggetti controversi: per alcuni sono strumenti indispensabili, altri li identificano come il simbolo di una certa decadenza culturale. Ei Wada ha invece deciso di suonarlii, nel vero senso della parola. Sabato scorso, nell'ambito della programmazione del Festival Dancity, il giovane artista giapponese ha regalato una performance entusiasmante ai tanti spettatori radunati all'Auditorium di Santa Caterina.
Una sala gremita, nonostante l'afa e la pioggia, per seguire il concerto live del progetto Braun Tube Jazz Band, 8 televisori a tubo catodico collegati ad altrettanti videoregistratori ed un unico “direttore d'orchestra”. La magia è compiuta da Ei Wada, classe 1987, che improvvisa sonorità e ritmi avvicinando le mani agli schermi, creando effetti unici e di grande suggestione. Ciò è possibile attraverso l'utilizzo di pattern sonori e visivi, precedentemente registrati su VHS dall'artista e trasmessi in loop, particolari sensori (in gergo detti trigger) e cavi jack fissati agli schermi. Ma solo la bravura dell'interprete consente di ottenere la varietà di dinamiche sonore, sfumature e ritmicità che hanno contraddistinto il concerto di ieri.
E' interessante constatare l'opera di decostruzione che l'artista compie intorno ad un oggetto di uso cosi comune come il televisore, assegnandogli nuova vita ed un impiego decisamente più interessante. Volendo fare un parallelo con il mondo dell'arte contemporanea, Braun Tube Jazz Band rimanda con la memoria alle opere del videoartista sudcoreano Nam June Paik, uno dei primi sperimentatori nel campo delle distorsioni di immagini e sonorità elettroniche. Rimangono infatti celebri le sue installazioni con televisori modificati, diventati poi uno dei simboli del suo intero lavoro.
Nonostante la giovane età Ei Wada ha già uno stile originale ed innovativo che, nel 2009, gli è valso il conferimento dell'excellence prize all’interno del prestigioso Japan Media Arts Festival. Stando alle sue dichiarazioni non c'è dubbio che continuerà a far parlare di sé: “Ho avuto un atterraggio di fortuna nel 1987. Col tempo ho cominciato a capire le cose. Ho sempre creduto che un festival di musica si sarebbe dovuto svolgere in un luogo dove ci fosse stata una torre gigante a forma di granchio con incastonato un tubo catodico. Ma ad un certo punto un mio amico mi fece notare che non esisteva un posto così sulla terra. Quindi, ho deciso di fare di necessità virtù e di crearlo io. Da quel momento, ogni giorno e ogni notte ho lavorato nel bricolage”.
© Riproduzione riservata