UN CAZZOTTO ALL’ISTITUTO D’ARTE DI SPOLETO. PER L’INFERNO? PREGO, SCENDA DI QUA (Guarda che spettacolo) - Tuttoggi.info

UN CAZZOTTO ALL’ISTITUTO D’ARTE DI SPOLETO. PER L’INFERNO? PREGO, SCENDA DI QUA (Guarda che spettacolo)

Redazione

UN CAZZOTTO ALL’ISTITUTO D’ARTE DI SPOLETO. PER L’INFERNO? PREGO, SCENDA DI QUA (Guarda che spettacolo)

Lun, 03/05/2010 - 16:30

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di Carlo Ceraso

Un cazzotto su un occhio. E’ quello che si riceve entrando all’interno del Liceo d’Arte “Leoncillo – Leonardi” di Spoleto, da qualche tempo trasferitosi nell’ex Convento di San Domenico in piazza XX Settembre. Perché qui, all’interno del suggestivo chiostro, proprio davanti alla straordinaria Sala Capitolare, la provincia di Perugia ha realizzato a tempo di record una scala antincendio. Stupefacente. Meglio di una canna (e non da pesca) anche per chi non l’ha mai provata, come chi scrive. A segnalare a Tuttoggi.info la singolare struttura metallica, sono stati alcuni genitori e studenti dell’istituto. Difficile entrare nel Liceo: un uomo (forse un docente) mi sbarra il passo. Scatta il “piano di riserva”: l’ora X è fissata per il giorno dei colloqui con i docenti, quando è più facile intrufolarsi. Ho anche un complice, uno studente disposto a fingersi mio figlio e ad accompagnarmi un po’ qua e un po’ là. Obbligatorio rinunciare alla macchinetta fotografica per non dar troppo nell’occhio. Un cellulare è più ‘discreto’ e funzionale.

Il cazzotto arriva immediato, dritto dritto in pieno volto, neanche quattro passi dopo il portone di ingresso. Eccolo il “monumento alla sicurezza”, un ammasso di ferraglia degna più di uno sfasciacarrozze che di un liceo che per di più si vanta di essere votato all'arte.

A sinistra i capitelli marmorei della Capitolare, tutto intorno la preziosa struttura ad arcodiaframmi e il soffitto ligneo. Intendiamoci. La sicurezza e la prevenzione prima di tutto, specie quando si tratta di quella dei ragazzi. Ma appare difficile credere che non vi fosse altra soluzione. Perché forse, forse, una soluzione la si sarebbe potuta trovare installando quella stessa scala in uscita sul grande giardino interno alla scuola. Una zona ampia, sicura, dove studenti e professori, in caso di emergenza, potrebbero tranquillamente attendere i soccorsi. Invece no. Si è preferito deturpare quel gioiello di architettura. Con una operazione che comporta probabilmente molti più rischi. Perché una volta scesa la scala, ragazzi e docenti si troverebbero costretti a percorrere tutto il chiostro e ad attraversare buona parte del corridoio prima di guadagnare l’uscita su Piazza XX Settembre. Sempre che ce la facciano ad arrivarci sani e salvi.

Saranno anche bravi i tecnici della Provincia di Perugia quando si tratta di progettare e realizzare scale antincendio. E magari lo sono pure i loro colleghi della Soprintendenza (che su questa vicenda non possono non avere le loro responsabilità). Certo è che sembrano mancare di un pizzico, meglio, uno zirro, per dirla alla spoletana maniera, di quel concetto di estetica che è alla base del nostro patrimonio artistico e architettonico.

Geometri, architetti ed ingegneri della Provincia, per la verità, un ‘precedente’ ce l’hanno già appuntato sul bavero: la realizzazione della scala antincendio (sarà un vizio?) al Liceo Classico “Pontano Sansi” di Spoleto. Qui il manufatto è stato installato nell’angusto cortile interno, in uscita nientepopodimenoche nell’atrio stesso della scuola. Così che, in caso di incendio divampato dal piano terra, ragazzi e professori farebbero la fine del più noto e sfigato sorcetto. Ma torniamo al Leoncillo-Leonardi che, così come conciato, sarebbe capace di far riunire anche i Led Zeppelin disposti a modificare la loro “Stairway to heaven” in “Stairway to hell”. Dunque, si diceva, a scuola nessuno è a disposto a rilasciare commenti sulla scala. La preside Galassi, gentile ma ferma, rimanda al mittente le nostre domande. Idem alcuni professori. Eppure pare che qualche passo l’abbiano fatto. Ma tutto sarebbe stato inutile.

Forse alla Provincia di Perugia è arrivato il momento di organizzare un corso di aggiornamento per alcuni dipendenti. Il titolo? Lo buttiamo là: “Aesthetica – le cazzate scritte nei secoli da Platone, Aristotele, Plotino, Baumgarten, Diderot e Kant”. Perché per ammazzare un uomo basta una bomba; per uccidere l’arte e la stessa sensibilità di quegli studenti che hanno scelto un percorso di studi artistico, può bastare persino….una scala.


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